Vento freddo

Cè un vento freddo che soffia in giardino.

Il sole splende e gli uccellini cantano, ma le mie mani sono fredde. È arrivata la primavera, ma per andare in bicicletta mi metto ancora il cappellino. C’è un vento freddo che soffia in questi primi giorni di primavera.

Il termometro che ho in casa lampeggia quando visualizza la temperatura esterna, ad indicare che i valori sono vicini allo zero. Sono le sei e trenta del mattino.

Il colore della primavera è il giallo. Il giallo del tarassaco. Che è un fiore semplice che cresce spontaneo un pò ovunque. Anche nel mio giardino. Il “soffione” viene anche chiamato. Quest’anno è cresciuto tra i tulipano. Solitamente lo estirpo, ma quest’anno lo lascio ancora un pò tra i tulipani. Quel giallo mi mette un pò di calore, in mezzo a tutto questo vento freddo.

tarassaco
Ecco qui un primissimo piano (close-up) del tarassaco. Merita inchinarsi e guardarlo bene. La sua ordinata architettura è davvero straordinaria.

Fiorire / Sfiorire

E poi, ancora, ri-fiorire.
Il nostro linguaggio struttura e crea la nostra realtà.
Essere nel fiore degli anni. Diventare vecchi, sfiorire. Una bellezza appassita.
Ma dopo il fiore, viene il seme. E dal seme ancora vita, germogli, foglie e di nuovo fiori.

Guardo il semplice e modesto tarassaco. Sfiorito. Diventato soffione. Ha già perduto quasi tutti i suoi semi. È bello. Se lo guardi bene è bello anche se sfiorito. È nel pieno della sua attività, e lascia cadere i suoi semi per dar vita ad altre piante di tarassaco. Mai fermarsi alle apparenze e illudersi che il nostro linguaggio possa essere l’unico interprete di una realtà assoluta. Sto cercando il tempo dell’essenza.
È esoterismo, filosofia o fisica teorica?

Senza la teorizzazione della relatività einsteniana non avremmo il GPS, perché non avremmo capito perché gli orologi dei satelliti sono più veloci di quelli sulla Terra. Il tempo è allora un concetto simbolico, come tanti altri che allo stesso modo strutturano la nostra realtà quotidiana. Lo scorrere del tempo dipende dal movimento degli osservatori.

E se il tempo non esistesse? Almeno come lo intendiamo noi? Allora cos’è questo tarassaco che lascia cadere i suoi semi sulla terra?

La foto della foto

Quella che vedete più sotto è la foto di una foto. Siccome in questo blog vi presento quasi sempre delle foto, questa volta ho voluto presentarvi la foto della foto.
Qualcuno di voi andrà con il pensiero al famoso saggio di Benjamin L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. A qualcun altro sarà venuto in mente il saggio di Barthes sulla fotografia.

Ma voglio precisare che quella che vedete – la foto della foto – non è un’opera d’arte – almeno finché non entra in un museo. È uno dei fiori più semplici che si possano trovare su un prato: è il tarassaco, e ho scelto di incorniciarlo a metà, così a qualcuno può porsi una semplice domanda: e dov’è l’altra metà? Ma è fuori, sul prato! Vai ad osservare il tarassaco sul prato. Toccalo, annusalo. Perché, forse, una fotografia può svelarti un particolare di un oggetto o di una situazione di cui non ti eri mai accorto, e la prossima volta che vedi quell’oggetto – sia un fiore, una bottiglia, una persona – lo guarderai con più attenzione e con occhi diversi. E allora se guardi la foto di una foto, cosa ne ricavi?