Il ritorno del riccio

… a dir la verità non è che il riccio sia ritornato, sono io che non ho mai avuto l’occasione di incontrarlo.
Eppure lui abita nel mio giardino da alcuni anni – chissà, forse la famiglia del riccio vive qui da alcune generazioni?
Sta di fatto che è un ottimo animale: un amico degli ortolani.
Eh sì, perché, come penso sappiate, il riccio mangia tutti quelle creature che solitamente attaccano le nostre colture – lumache prima di tutto.

Ma vi racconto meglio, perché questa volta l’amico riccio non l’ho trovato nascosto sotto al rosmarino, né vicino alla salvia, ma in pieno campo, tra la maggiorana, la borragine e i garofanini.
Verso le 23.00 scendo in orto, accendo la luce della serra, vado a dare un’occhiata se trovo le sempre ghiotte lumache e chi ti incontro: il riccio, appunto.

Se ne stava lì fermo. Timido come tutti i ricci. Così ho pensato: «torno su di corsa, prendo la macchina fotografica e gli faccio una foto. Se nel frattempo se ne va via… pazienza».
E invece il riccio è rimasto lì. Non dico che mi aspettasse, per carità, non ho di queste pretese, ma era lì fermo. La sua pelliccia piena di aculei si alzava e si abbassava. Il riccio stava respirando. Calmo? Non lo so, ma il movimento era lento e regolare. Non c’era fretta. Era bello poterlo osservare così da vicino. Mi sono sdraiato anch’io, ho appoggiato la macchina digitale nella terra, ho messo un sassolino sotto all’obiettivo, messa a fuoco manuale con autoscatto. Clic e clic, due foto. Bastano e avanzano. Almeno per me.

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Il melone nascosto

Di lui proprio non mi ero accorto. Si è nascosto tra i pomodoro, timido e silenzioso. Cresce.
Ma arriverà a maturazione prima del mite autunno? Ora che le serate si raffreddano chissà se il melone riuscirà a maturarsi… o se non arriverà al suo fine ultimo ed esistenziale. Mi viene in mente la rondine della fiaba del piccolo principe, che tanto aspettò per soddisfare compassionevole i desideri del suo immobile amico.

Ma nell’orto che trama è mai possibile? Le formiche che sperano che marcisca, per addentrarsi dentro e mangiarne il succo. Le coccinelle che tifano per il melone – le formiche sono loro nemiche. Le vespe che passano indifferenti. Tranne una, che si interroga su quella strana sfera verde. Il riccio, che di notte passa in cerca di insetti e lumache, tifa anche lui per il melone, e si chiede quando nasceranno le spine, perché un riccio verde non l’aveva mai visto prima.

Una trama un po’ improbabile nell’orto settembrino…

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Accidenti alle lumache (ma anche una cosa bella!)

Mi ero così entusiasmato a vedere alcune colture del mio orto circondate dai bellissimi tagete che quella mattina – sì, quella mattina – a veder i tagete così ridotti, proprio non ci ho più visto! Lumache e chiocciole! Siete state voi!
E fortunata te Maddalena che di lumache non ne vedi più tante come una volta… sono arrivate tutte nel mio orto.

Non trovando altro di cui cibarsi – a parte le zucchine che ho protetto e per ora il vaso/castello funziona – si son dati alla pazza gioia di mangiarmi foglie e gambi di tagete.
Guardateli. Che tristezza lì caduti al suolo, con il fiore chinato, esausto, privo di linfa.

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E così la stessa sera eccomi a frugare e cercare lumache. Alcune colte in fragrante a mangiarsi il tagete! Dicono che dove passava Attila non cresceva più l’erba. Non è che le lumache siano da meno! E per fortuna sono piccole. Immaginatevele giganti. Come in uno di quei film di fantascienza con gli insetti giganti – c’erano i più a noi umani più repellenti: ragni, scarafaggi, millepiedi… ma lumache mai. Sarebbe stato buffo vederle. Lo sceneggiatore le ha subito scartate. Eppure la loro piccola dimensione e la loro lentezza è la loro forza. Chi non conosce l’orto sottovaluta spesso i danni delle lumache.

Ma basta lamentarsi. Adesso la cosa bella.

Perché mentre sono lì nel buio che frugo con le mani nei fiori – la pila non la trovo più. Ne ho comperate tre e i bambini me le nascondono per giocarci loro. Dicevo, mentre sono lì che frugo con le mani, sento un rumore. Timido timido. Sto in silenzio. Silenzio. Riprendo a frugare. Ancora quel rumore. Sto in silenzio. Ancora quel rumore.
E allora mi avvicino, e già immagino. È proprio lui: il riccio! Uno della famiglia che abita nel mio orto. Era da tanto che non lo vedevo – forse non è lo stesso del primo incontro, ma non fa niente. Bello avere un riccio – o forse una piccola famigliola di ricci – in un orto di città.
Accendino. Eccolo lì! Intimorito e immobile. Chiamo i bambini e lo guardiamo senza avvicinarci troppo a lui.

Però, caro riccio, non potresti mangiare un po’ di lumache?

Incontri spinosi

Ieri sera, dopo le 23.00, ho fatto un inaspettato quanto felice incontro.
Spinoso sì, ma spine di piacere, se si può dire, nulla a che fare con dolore, sangue, sofferenza.

Il piccolo riccio – ma badate che non so esattamente se è proprio piccolo, né se è lo stesso che incontravo l’anno scorso nelle nottate estive, è “piccolo” perché è proprio bello – dicevo il piccolo riccio è ricomparso nel mio orto. Butto l’occhio sull’erba cipollina e ci vedo sopra una massa scura, grigio-nera.

Il riccio. Devo fargli una foto. Così corro di sopra a prendere la Nikon, l’obiettivo giusto era già montato. Questa volta accendo il flash – l’avrò usato sì e no cinque volte da quando mi sono comperato la D50.

Ecco che ritorno e il riccio non c’è più. Ma deve esserci, mi dico. Così mi addentro tra i finocchi cresciuti a più di un metro e mezzo d’altezza e lo scorgo nascosto sotto al rosmarino. Sapevo che non poteva fare le corse.

Mi avvicino, mi accuccio al suolo, mi avvicino ancora. Lui non si muove, credo sia impaurito, noto gli aculei del suo mantello protendersi a difesa. È immobile. Solo un attimo – cerco di dirgli mentalmente – solo due foto. Clic. Cambio focale. Clic di nuovo. Foto riuscita. Non voglio disturbarti ancora. Ti lascio catturare tutti gli insetti e meglio ancora le lumache che vuoi, che mi fai anche un piacere. E ti saluto. Ciao riccio. Mi ha fatto proprio piacere incontrarti e sapere che ancora bazzichi per il mio orticello.