Primavera… ormai vicina

Temperature piacevolmente calde, anche oltre le medie stagionali. Il vento che accarezza gli alberi e fa tremare le nuove foglie che nascono in queste giornate di nuovo sole.

Anche l’orto pullula di nuova vita. Ho rivisto la locusta, ancora assonnata e intirizzita dal freddo. L’ho trovata nascosta sotto ad uno straccio. Sorpresa per me, ma anche per lei, che avrà pensato al solito ficcanaso che disturba il suo sonno. È volata via, per un breve tratto. L’ho ritrovata poi ancorata al muro, a gustarsi il sole che scalda.

Nuove gemme tra gli arbusti, e qualche ape che ronza.

Ho già iniziato a togliere l’erba cattiva. Per le prossime settimane sarò impegnato con i lavori, nell’orto e in serra, per risistemare gli attrezzi da lavoro, e fare il solito inventario delle sementi. Cosa pianterò nell’orto e nel giardino?

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Già svegli?

Siamo quasi a metà di febbraio, e nell’orto c’è ancora chi dorme e chi sta per svegliarsi. I bulbi gettano le prime foglie, e si svegliano dal lungo letargo invernale. Il problema è che quest’inverno non è stato così freddo, né così… inverno.

Il 2017 è  stato il secondo anno in cui la termperatua dell’aria è stata di 1,6 gradi maggiore ripetto al periodo 2001/2010. E non solo l’aria. Nel mare di Barents e in quello dei Ciukci, le temperature ad agosto sono risultate maggiori di 4 gradi rispetto alla media. E se per noi 4 gradi non sono poi così tanti, per la nostra Terra è una cifra significativa.

Adesso, uscendo dal mio piccolo orticello – che un po’ è il centro caldo del mondo intorno al quale tutto ruota – dicevo, uscendo dal mio orticello, vedo che non ce la passiamo poi così bene. E a parte le crisi economiche, le guerre sempre in atto anche se non dette, le nefandezze che si leggono sulla cronaca dei giornali e che ci possono fare pensare ai tempi più bui del Medioevo, rispetto a tutto questo, la situazione del nostro pianeta sembra mutare, non si sa bene con quale spirito.

E pensare che per molti il riscaldamento globale è solo frutto della propaganda!

Il record del ghiaccio artico che perde superficie è stato confermato anche per il 2017. Le misurazioni del ghiaccio artico, per dovere di cronaca, sono iniziate nel 1979. Da quella data ad oggi si registrano alcuni dati (la fonte è l’ultimo rapporto Arctic report card, pubblicazione annuale della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration, l’amministrazione americana per gli oceani e l’atmosfera).

Ecco spiegato brevemente il meccanismo che fa aumentare le temperature. La minore copertura nevosa nell’artico innesca una retroazione (feedback) che porta all’aumento della temperatura: questo perché i raggi solari non vengono riflessi dalla superficie ghiacciata, ma arrivano direttamente sulla superficie terrestre – acque incluse. Questo determina anche una crescita del fitoplancton e delle piante marine nei mari artici con uno scioglimento progressivo del perma-frost.

Il termine inglese permafrost ( composto di perma(nent), “permanente”, e frost, “gelato”), designa un terreno tipico delle regioni dell’estremo Nordeuropa dove il suolo è perennemente ghiacciato (non necessariamente con presenza di masse di acqua congelata).

Ritornando al mio orticello, questa mattina trovo una coccinella sopra alla foglia di un crisantemo. Già sveglia? Le chiedo. Non è ancora troppo freddo per te?

Non mi risponde perché è ancora mezza addormentata. Si limita a girarmi le spalle e a spostarsi di qualche millimetro sulla foglia.

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Risvegli

La cosa bella di un orto è che molte piante crescono da sole. Dormono d’inverno, poi si risvegliano a primavera. Io guardo, e ovviamente acconsento. Così è per la rucola. Se volete della rucola nel vostro orto vi basta seminarla una volta sola. Io l’ho fatto 4, forse 5 anni fa, non ricordo di preciso, ma la cosa che so è che la rucola ricresce ogni anno. Da sola. Ovviamente io lascio che la Natura faccia il suo corso. Cioè lascio che fiorisca, che faccia i semi… il resto viene da sè.

Oltre alla rucola, crescono spontanei, sui vecchi vasi di mia nonna, anche i fiorellini. Tre. Che mi guardano mentre gli faccio una foto.

Tre fiori

Pian piano si avvicina…

Che cosa? La primavera! Ecco i primi segnali qui al nord.
Il sole che con sempre meno timore si fa spazio tra le nuvole e riscalda.
Il ragno saltatore che ho trovato a ispezionare il muro di casa.
Una coccinella che girovagava sul lenzuolo steso fuori ad asciugare.
I tulipani che sono usciti dalla terra.
E in un bel gruppo! Sembrano quasi dei turisti venuti a visitare l’orto.

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A proposito dell’orto.
Questo weekend – tassativamente – devo cominciare a sistemarlo da erbacce e rami secchi, e con molta probabilità metter mano alla zappa e riassettarlo come si conviene.

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La primavera del crocus

Ormai la primavera è nell’aria, e ogni giorno più vicina.
Me ne accorgo da piccoli segnali.
Le nuove gemme del lampone e del ribes rosso, le foglie sempre più verdi della pianta di Goji, quella mosca che se ne sta in verticale sul muro di casa a prendere il sole, il rumore delle lucertole nella serra… e poi i crochi che sono sbocciati nel giardino.
Puntuali, a gruppi di due nella parte in ombra e a gruppi di quarto, davanti casa.

Mi sorridono e mi ricordano che la primavera è vicina.

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Ritornano i vecchi amici

Fin che sono da sole, nessun problema.
Così guardo con simpatia l’amica locusta che da qualche anno a questa parte prende dimora nel mio orto.

Non sarà la stessa, ma sicuramente una sua parente stretta…
È primavera. Ritornano tutti gli insetti, gli alberi fanno nuove gemme, i fiori sbocciano… e così via. Anch’io comincio a darmi da fare, con calma, perché nell’orto non c’è fretta.

Mi rilasso a vedere gli amici insetti ritornare. Buoni e cattivi. La testa della lucertola che spunta fuori da un pertugio della serra, la locusta che finalmente trova un po’ di sole. Il bombo che gira a ufo in cerca di qualche fiore.
La formica che perlustra il terreno e presto chiamerà le sue compagne. Il merlo che rovista nella terra e finalmente trova un piccolo lombrico.
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locusta

I colori prima della primavera

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Senza troppo distrarmi guardo il paesaggio che mi offre la campagna, tra una città e l’altra del Veneto. Perché ancora si trovano campi arati e spazi aperti. E tra i colori dell’inverno, i marroni intensi degli alberi senza foglie, la terra nuda e vuota, le siepi e gli arbusti disadorni, i gelsi da poco tagliati, spiccano tra la vegetazione sopita i primi bagliori della primavera. Il bianco dei primi peschi in fiore, il giallo dei narcisi lungo una strada di campagna a Treviso.

Le prime giornate di sole, l’aria più tiepida, la luce che si protrae fino al tardo pomeriggio.
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narcisi

FFFFFFF… freddo!!!!!!!!!!!

Freddo e vento. Ieri sera sembrava arrivata qui a Vicenza la bora di Trieste. Che però ha spazzato via le nuvole, deve aver fatto qualche danno alle linee elettriche (due vie che fiancheggiano la mia sono rimaste senza illuminazione – bella però la città al buio), ha aperto il cielo alla luna e alle stelle. E infine l’acqua del Bacchiglione si è alzata – non ai livelli di guardia però. Ma soprattutto, non ho ancora fatto niente nell’orto! Sono pigro come un bradipo, e questa volta la colpa è del freddo! 😉

Non mi sbagliavo sulla primavera che si fa attendere. Un mio amico che ha un vivaio, dati alla mano, mi dice: «Rispetto allo scorso anno, stesso mese, ho fatturato la metà».

Le stagioni sono tutte uguali e tutte diverse! Ricordatelo. E non ditemi che sono sempre gli stessi discorsi del neofita giardiniere! Quest’anno la primavera si fa attendere. Ma gli indizi del risveglio ci sono, eccome.

E nel mio orto assopito si accende una nota gialla.

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Primavera: il ritorno degli insetti (parte quarta)

Eccolo il malefico moscone che ti ronza attorno quando vorresti chiudere gli occhi e goderti il caldo sole primaverile. O ancora peggio eccolo sulla tovaglia che va a toccare tutto il cibo che hai appena appoggiato. Prenditene un pezzo e vattene! – gli dici. No, lui vuole assaggiare di qua e di là, si atteggia a chef e magari vorrebbe consigliarti cosa cucinare per lui.

Allora prendi uno straccio o un giornale e provi a tramortirlo, ma lui è più veloce di te e vola in alto sopra all’ultima mensola del mobile della cucina, dove tu non arrivi nemmeno con la scopa. E aspetta che ti tranquillizzi un poco per ripiombare poco dopo sulla tavola imbandita.
Serviranno pur a qualcosa mosche e mosconi!

Primavera: il ritorno degli insetti (parte terza)

Ecco, questi sì sono per noi ortolani e giardinieri dei veri flagelli: gli afidi.
Già una formica golosa del loro sugo va a sincerarsi che il folto gruppo che ha preso d’assalto il verde ramo stia bene.

Qualcuno verrà forse portato nel formicaio. Le formiche vanno pazze del loro dolce sugo! Nettare prelibato!

Io aggrotto le sopracciglia. Urge l’arrivo di coccinelle per sventare questo complotto!

Primavera: il ritorno degli insetti (parte prima)

Nascono i germogli e le nuove foglie, sbocciano i primi fiorellini nell’orto, gli uccelli volano nel cielo gioiosi.

E pian piano da sotto le foglie di alberi e rovi fan capolino tanti insetti, a noi ortolani più o meno simpatici ma sempre utili. Cominciamo questo viaggio dalla finta ape? La finta ape? Certo.
Le mosche sono antipatiche a tutti e qualcuno si è già chiesto che ruolo possano avere nel Creato, così questa mosca, per non essere oggetto di scherzi, illazioni pseudo filosofiche o ancora peggio di racchettate o trappole mortali, ha deciso di passare inosservata travestendosi da ape, e se ne sta calma e pacifica su di una foglia come se niente fosse.

«Beata lei» dicono con un po’ di invidia mista ad odio i mosconi più grossi e più brutti che le volano freneticamente accanto.