La ladra di frutta

Ero molto piccolo, non ricordo quanti anni avevo, ma la prima volta che sono stato in piscina per me è stato un trauma, e non tanto per l’acqua, quanto per il prato. 

Camminavo a piedi scalzi, quando sento sotto al piede una puntura, come uno spillo. Ma non era uno spillo, era un’ape, che mi aveva punto.

Anche il romanzo di Peter Handke, che qui vi suggerisco, inizia con una puntura sul piede. Che combinazione, direte voi. Ma può succedere…

Il caldo d’estate non è molto gradevole quando si va nell’orto a potare piante, estirpare erbacce, pacciamare, o sistemare i pali dei pomodoro. Poi si aggiungono anche le zanzare tigre. Così dopo una decina di minuti mi sento esausto, e ritorno nelle mie stanze. Cosa fare dunque quando il caldo e l’afa non permettono una piacevole permanenza nell’orto? Leggere un libro.

È il libro che vi suggerisco è La ladra di frutta, di Peter Hanke, per le edizioni Guanda. Quattrocentoventisei pagine, 20 euro, traduzione di Alessandra Iadicicco. Avevo già letto altri libri di questo scrittore e poeta – sono sue le poesie che accompagnano il film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino. Ad essere sincero non l’ho ancora letto tutto, ma ve lo consiglio fin d’ora. Un’ottima compagnia nelle calde giornate d’estate. Buona lettura!

Ah scusatemi, avete forse bisogno di qualche intervento critico?

Eccoveli – dalla quarta di copertina:

“La forza di questo libro, come degli altri progetti epici di Peter Handke, è soprattutto nei passaggi in cui il narratore lascia la precedenza al suo doppio, all’autore di aforismi e al maestro della prosa dell’attimo.” (Suddeutsche Zeitung)

“È affascinante il modo in cui la ladra di frutta protagonista del racconto oscilla costantemente tra personaggio in carne e ossa e figura immaginaria.” (Frankfurter Allgemeine Zeitung)

La ladra di frutta

La foto di una foto

Oltre l’apparenza, dove si cela la sostanza del contenuto?
Quello che appare è quello che effettivamente è? O tra l’essere e l’apparire esista una iato incolmabile, che sfugge alle possibili descrizioni del mio linguaggio?
Come posso sentire gli oggetti nella loro sostanza? E come posso descrivere qualcosa di indicibile?
E, ancora, cosa c’è prima del linguaggio?
Quando il bambino era bambino era l’epoca delle domande.
Recita una nota poesia di Peter Handke.
Ma molte domande rimangono anche da adulti, perché non hanno trovato risposta.
Così, guardando questa seconda foto della foto, quelle domande si ripropongono. E ancora una volta, non trovano risposta. Forse perché non esiste una risposta, o forse perché la risposta è un’altra domanda.

E allora ho la sensazione come di perdermi lungo un sentiero dove le strade si biforcano in continuazione. Porteranno nello stesso giardino? Lungo questo sentiero perdersi è piacevole, perché si scoprono in continuazione nuove cose. Vi siete mai persi lungo le stradine di Venezia? È piacevole, forse è meglio che seguire una cartina topografica.