Primavera III

Sono sbocciati.

In ritardo ma sono sbocciati. È una sensazione… come quando si fa un gran respiro in alta montagna… vedere tutto quel giallo sulla piantina ancor poco cresciuta.

Primavera ritardataria.

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Febbraio nelle culture altre

In Giappone, nel Giappone antico, Febbraio veniva chiamato con tre nomi diversi, ognuno dei quali con un preciso significato riferito ai primi risvegli della primavera.
Kisaragi: “il mese del cambio di vesti”.
Mumetsuki: “il mese in cui si vedono i fiori di prugno”.
Konometsuki: ”il mese nel quale gli alberi prendono nuova vita”.

Da noi il termine deriva dagli antichi riti romani di purificazione in omaggio alle divinità Febris. Per i romani febbraio era l’ultimo mese dell’anno. Poi, con marzo, iniziava il nuovo anno. Nuovo perché la Natura si risvegliava e rifioriva.

A ricordarmi che ormai la primavera è alle porte – e che quindi è meglio che mi dia una mossa a preparare e a programmare l’orto e il giardino – è la mimosa, che ho piantato la scorsa primavera – credo. Di averla piantata la scorsa primavera intendo, che è una mimosa ne sono sicurissimo 😉

Dicevo, eccola la mimosa. Uh, come è cresciuta, sarà un metro e ottanta ormai, e soprattutto dai sui rami vedo le prime novelle gemme, che diventeranno dei bellissimi e fragranti gialli fiorellini – vendibili in un solo giorno dell’anno 😉
Come sono belli. La Natura non ci regala solo speranze, ma certezze… e per noi umani questo è consolante. E, visti i tempi, inspiegabile…

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Mimosa

Ho deciso di piantare una mimosa. Anzi, l’ha deciso mia moglie. E mi sta benissimo. Tutto quello splendido giallo. Tra qualche anno, quando crescerà la pianta. La posizione è per metà giornata soleggiata, ma allo stesso tempo protetta da un muro – per la fredda stagione.

Piantare una pianta – qualsiasi – è sempre un gesto simbolico, oltre che reale.
Significa pianificare un futuro, pensare all’oggi – l’atto di piantare – e ipotizzare un domani – la pianta che crescerà.
A cominciare da Joseph Beuys, il mondo post contemporaneo comincia a riconsiderare i ritmi naturali come ritmi propri dell’umanità – io direi dell’anima.

Il tempo scandito dal ritmo meccanico delle lancette – il ritmo della fabbrica, alienante – è diventato il nostro antagonista. E poi… il tempo non esiste.

Mimosa