Le metamorfosi (II)

Una settimana fa. Prendo l’insalata dall’orto e la lavo. Ci trovo un bruco. Piccolo, verde, vorace. Che faccio, lo uccido? Ma no, qualche foglia d’insalata c’è anche per lui. Così per tre-quattro giorni consumiamo i pasti in una famiglia allargata. Moglie, figli e un bruco che consuma la sua insalatina su una tazzina del caffè che gli affido come sua casa temporanea. Poi trovo una gabbietta di plastica – perché il furbo cammina, esce dalla tazzina e si avventura per la casa – e lo metto dentro.
Ed ecco che lui comincia la sua trasformazione e costruisce il bozzolo… a quando farfalla?

bozzolo

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Le metamorfosi

Perché abbiano scelto proprio il pilastro del cancelletto d’entrata non lo saprò mai. Forse il colore bianco, forse la zona in ombra per l’intera mattina, forse la superfice ruvida dell’intonaco pieno di protuberanze… perché proprio un pilastro e non una pianta? Forse non lo saprò mai… ma forse non ha molta importanza.

Già l’anno scorso li avevo notati. Non da vicino, quando apro il cancello, ma seduto sugli scalini di casa. Mi ero accorto che quel pilastro aveva tanti puntini neri. E qualcuno sembrava muoversi. Così mi sono avvicinato e ne ho visti tanti aggrappati al pilastro, scegliere il posto giusto. Fermarsi. Aspettare. Trasformarsi in qualcosa d’altro, diverso ma per alcuni segni riconducibile a quello che erano prima.
Forse vi state chiedendo qual’è il soggetto di queste metamorfosi, o forse lo sapete già.

Quest’anno li ho fotografati questi insetti. Coccinelle.
Ho fatto tre foto per documentare questa metamorfosi.
Nella prima, segnata con il numero 1, l’insetto con le sue zampe, che si muove fino a trovare la sua posizione. Mi ritorna in mente il libro A scuola dallo stregone, quando l’antropologo Carlos Castaneda, sotto la guida di Don Juan, cerca in una stanza vuota la sua posizione. Ci impiega molte ore per trovarla. All’inizio pensa sia una cosa ridicola quella di trovare la sua posizione. Poi la trova. Anche in questo caso è il primo passaggio verso una trasformazione, una metamorfosi.
Poi ho fatto una seconda foto, segnata con il numero due, dove la metamorfosi si sta compiendo.
Infine la terza foto, dove sono bene evidenti i primi puntini neri sopra la corrazza rossa della futura coccinella.

A metamorfosi compiute le coccinelle voleranno via. Il pilastro ritornerà ad essere interamente bianco.

coccinella

coccinella

coccinella

Il mito di Giacinto

Apollo, giovane e bello, dio della Grecia, rappresentante del lato razionale e civile della natura umana, era innamorato di Giacinto, principe spartano. Ma anche tra le divinità greche invidia e gelosia sono comuni moti dello spirito, che alimentano storie e intrecci. Così Zefiro, vento dell’occidente, era geloso di questo amore, e ne voleva porre fine.
L’occasione si presentò presto, quando Apollo volle insegnare a Giacinto la disciplina del lancio del disco. Zefiro soffiò forte e deviò la rotta del disco facendolo piombare sul giovane Giacinto che cadde a terra privo di vita. Inutili i tentativi di Apollo di animarlo. Apollo prese tra le sue braccia il giovane spartano, imprecò e supplicò il cielo e le sue divinità, ma dal povero Giacinto il soffio vitale era svanito e solo sangue scendeva dalla testa e bagnava la terra.
Proprio in quel punto, ai piedi di Apollo, spuntò un fiore, che si chiamò Giacinto.

(libera interpretazione dalle Metamorfosi di Ovidio)