Larve di coccinella

Ne ho trovate tante sulle foglie del melograno.

A contarle, a colpo d’occhio, una ventina. Ma altre erano nascoste dietro alle foglie. Per fortuna sono arrivate le coccinelle: come sapete, le coccinelle sono gli antagonisti naturali degli afidi. Ma c’è da dire che anche gli afidi non sono in pochi. Ed anzi ero un po’ preoccupato, perché il melograno ha tanti fiori quest’anno, ma anche tanti afidi. Così mi sono avvicinato all’albero munito di una cesoia per togliere i rami inutili che crescono alla base della pianta. Ma poi mi sono fermato, perché proprio sulle foglie di quei rami inutili… le larve di coccinelle.

larve di coccinella

Adesso staremo a vedere se le coccinelle riusciranno a sconfiggere tutti gli afidi, o se dovrò adottare altri sistemi. Ma mi consola non poco sapere che ho un aiuto… naturale.

Quest’anno ho piantato sotto al melograno un po’ di semi di fiori che attirano le coccinelle. I fiori non sono ancora sbocciati, ma le coccinelle ci sono.

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Larve di coccinella

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Melagrane: il primo raccolto

Graziato dal bel tempo, dopo un inizio mattinata di nuvole grigie e pioggia, ho potuto iniziare la raccolta dei frutti del melograno. Un bel cestino pieno. E ne ho ancora tanti da raccogliere dal mio alberello, quest’anno particolarmente generoso. Ecco dunque uno still-life con le melagrane appena tolte dall’albero, messe nel cesto e appoggiate sul tavolino.

melagrane

Alcune di queste melagrane che ho raccolto sono state attaccate dagli afidi, e lo si nota dalla buccia, caratterizzata da tanti puntini scuri. Ma all’interno i chicchi sono rossi e saporiti. Anche 2-3 forbicette ho trovato mentre li lavavo. Cosa sono le forbicette? Insetti con la caratteristica forbicina sulla parte posteriore del corpo. E poi le formiche, che dove han trovato la melagrana aperta sono entrate senza pensarci due volte.

Nella foto sotto vedete una melagrana aperta e poi il particolare della stessa foto dove si vedono 2 formiche 2 – che qualche chicco se lo son pappato. Basta lavare la melagrana per bene e si mangia che è un piacere – a prescindere dalle formiche.

melagrane

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Melograno in piena forma

… e ben ricco di fiori rossi e già qualche frutto. Merito del clima fresco di quest’anno, che oltre ad aver allontanato gli afidi, ha prodotto una rigogliosa vegetazione. Merito anche della potatura dell’anno scorso: ho tagliato i rami che avevano fruttificato – tra le righe per chi fosse interessato alla potatura del melograno, rimando alla mia piccola e modesta guida (Sulla potatura… una guida minima) sfogliabile e scaricabile da Issuu a questo indirizzo.

Dunque una bellissima sinfonia di colori mi regala il melograno quest’anno. Ma me ne regala poi di magnifici in autunno, per la gioia dei miei occhi. Per non parlare della gioia del mio palato, con i suoi chicchi rossi rossi pieni di tannino… e di poesia – sì proprio poesia, per me rimane una pianta e un frutto poetico, ricco di antichi significati culturali e di una ricca iconografia.

Parole, parole, parole… attendendo i frutti.

melograno

Come potare il melograno

Con questo post spero di riuscire a comunicare il giusto modo di potare un melograno affiché possa produrre frutti. La vedo come un’impresa difficile, forse più facile a fare che a spiegare, vuoi perché ogni albero merita una cura personalizzata, vuoi perché altri fattori contribuiscono alla crescita e alla fruttificazione di un melograno – temperatura, esposizione alla luce, terreno ben drenato, ecc. Tuttavia ci provo e ringrazio già adesso chi vorrà commentare questo post con ulteriori consigli che posso aver dimenticato. Cominciamo.

Forma e funzione
Lo scopo della potatura è quello di permettere alla pianta di fruttificare e di dargli una forma desiderata, che permetta un buon raccolto. La luce solare deve raggiungere tutti i frutti così da portarli a maturazione – tagliare in questo caso i rami che sfregano tra loro e non lasciano passare abbastanza luce.

Quando potare?
La potatura va eseguita prima della ripresa vegetativa. Mesi come ottobre o novembre sono i più indicati.

Come potare?
La potatura non deve essere nè scarsa, nè eccessiva. Nel primo caso si produrrebbe un’eccessiva fruttificazione, stancando l’albero. Inoltre si corre il rischio che alcuni rami, dato l’eccessivo peso dei frutti, si spezzino. Nel caso di una potatura eccessiva, il risultato è una crescita vegetativa vigorosa a discapito della produzione di frutti. State nella via di mezzo – come dicono i saggi.

Cosa potare?
Scegliete alcuni rami principali che costituiranno la struttura portante della vostra pianta. Andate poi a togliere quei rami secchi o che non hanno dato frutto, quelli che si incrociano sfregandosi tra di loro, quelli che crescono verso l’alto. Andranno tagliati anche quei rametti che hanno fruttificato. Tenete presente che i fiori e poi i frutti del melograno si formano proprio sui rametti corti delle ramificazioni laterali. Se quindi avete un ramo dritto e lungo potatelo un po’, così da limitarne lo sviluppo in altezza e fare in modo che nascano ramificazioni laterali dalle quali spunteranno fiori e frutti.
La potatura va fatta con un angolo di taglio di circa 45°.
Se tagliate un ramo grosso con una sega non danneggiate lo sperone di corteccia o il collare.

I polloni ai piedi della pianta
Il melograno è un albero che può assumere anche fore di arbusto. Ai piedi della pianta crescono numerosi polloni che, se lasciati crescere, daranno alla pianta una forma ad arbusto. Se volete che il vostro melograno abbia una forma ad albero è necessario tagliarli. Questa operazione darà anche più vigore per la crescita della pianta nel periodo vegetativo.

Ecco alcuni esempi visivi per la potatura. Le linee rosse indicano il punto del taglio.

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Colori d’autunno (2): giallo

Ogni anno il melograno mi regala lo spettacolo abbagliante delle sue foglie che, prima di cadere per terra, si colorano di giallo.
Visto da lontano sembra un fuoco di luce gialla che emette una nota dolce e continua che sfiora il cielo. Poi le foglie cadono in terra, e la abbelliscono di un variegato manto d’oro che risuona, in un pianissimo, le note del tardo autunno.

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Il fiore del melograno / The flower of pomegranate

Amore ardente. È questo il significato del fiore di melograno.
Un rosso così non poteva significare altro. Il frutto poi, ricco di chicchi rossi, è simbolo di fertilità e ricchezza, tanto è vero che in turchia le spose lo tirano per terra, e la credenza popolare vuole che esse abbiano tanti figli quanti sono i semi che esplodono dal frutto spaccato. Cose d’altri tempi. Nella famiglia occidentale post-contemporanea dovrebbe essere un frutto proibito!
😉

Burning Love. This is the meaning of the flower of pomegranate.
A red so it could not mean more. The fruit then, full of red beans, is a symbol of fertility and wealth. In the turkey the wives roll on the floor, and the popular belief has it that they have many children as there are seeds which explode from the fruit split. Things of the past. In the post contemporary Western family should be a forbidden fruit!

😉

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Giallo

Il melograno è tutto giallo. Sui rami e per terra.
Prima di addormentarsi per l’inverno vuole esplodere in tutta la sua lucentezza.
Perché con il sole autunnale, lieve e lontano, quel giallo sembra brillare ancor di più.

Apro a caso il libro di Kandinsky Punto Linea Superficie. A pagina 76 leggo che l’angolo acuto è interamente colorato di giallo e la sua forma – all’interno dei rapporti linea-superficie-colore – è il triangolo equilatero.

Lo “sento” il melograno che vuole spingersi il alto verso il sole, prendere una forma triangolare, ergersi in altezza, assaporare ancora i caldi raggi del sole.

“Non andartene” sembra gridare al sole. Ma ormai l’estate è finita e l’autunno arrivato da più di un mese. Il melograno cresce in altezza con i suoi rami, ma io dovrò tagliarglieli e ricordargli che con le sue radici è ancorato a terra. Quando le tue foglie gialle saranno tutte per terra, e i tuoi rami saranno spogli, caro melograno, ricordati che ritornerà di nuovo la primavera e poi ancora l’estate.

Dunque preparati al tuo sonno invernale. Riposati ché mi hai prodotto tanti bei frutti rossi a fine estate, e ne vorrei tanti altri per la prossima.
Riposati e lasciami il ricordo del tuo giallo intenso.

giallo melograno

Un cesto di melagrane

Non del mio orto, questa volta, e non un solo cesto, ma tre e ancora ce ne sono sull’albero, dove sarebbero rimaste, se non mi fossi prodigato con scala e forbice a raccoglierle.
“Ma le mangi?”
“Certo che le mangio. Anzi, ci faccio anche la spremuta, visto che sono così tante.”

Non rosse come le mie, queste melagrane. Devono aver preso poco sole, perché la pianta ha troppi rami e foglie. Nemmeno dolci come quelle raccolte dal mio albero, ma comunque molto buone.

Riprendendo la domanda “Ma le mangi?” rivoltami dal possessore della pianta, ho conosciuto, tempo addietro, una signora che aveva tre grandi piante di lavanda e, parlando del più e del meno, mi dice che è andata a comperarsi dei profumi per la macchina. E la lavanda scusi? Ah, perché si può mettere in macchina?

Per non parlare di chi ha l’acqua del rubinetto buonissima e va al supermercato a comperarsi l’acqua minerale nelle bottiglie di plastica. A meno che non hai esigenze particolari bevi l’acqua del rubinetto! O no?