Ode al fiore di melanzana

È un po’ per tutti i fiori da frutto quello di essere sottovalutati rispetto ai fiori ornamentali – anche se ci sono delle particolari eccezioni, come ad esempio il fiore di pesco, o i fiori dei ciliegi che sono sicuro avrete già visto in opere d’arte, in film giapponesi e in tanti altri diversi contesti.

In particolare in Giappone c’è una tradizione che consiste nel guardare la fioritura – hanami –  dei fiori di ciliegio – sakura.

Così nel parco di Ueno a Tokyo, in quello di Muruyama a Kyoto, nel castello di Himeji o in quello di Hirosaki – e in chissà quanti altri luoghi – i giapponesi fanno una festa sotto questi alberi e mentre ammirano i fiori sbocciati ne approfittano per consumare qualche pietanza – fanno un picnic per farla breve. Addirittura alcuni ammirano i fiori dei ciliegi anche di notte, ovviamente illuminati con apposite luci sotto gli alberi – yozakura.

Mi ha sempre affascinato la cultura giapponese, lo ammetto.

Ma a parte questo ritorniamo al nostro fiore di melanzana, che è così bello che ogni anno ci faccio qualche foto. Sembra fatto di carta stropicciata, ha dei bellissimi colori, ed è facile vederlo solitario tra le foglie verdi.

Quindi anch’io faccio Hanami (letteralmente “guardare i fiori”) con i miei fiori di melanzana…

Fiore di melanzana

È ottobre anche per le melanzane

Come vi ho già detto, l’ottobre nel mio orto sembra un soleggiato settembre, a vedere le melanzane che crescono fuori stagione. Ma credo che il mio orto non sia impazzito da un giorno all’altro, piuttosto risenta delle temperature che – sarà mia personale sensazione, perché non sono stato certo a spulciarmi statistiche di meteorologia – sembrano leggermente più alte della media. Che poi anche i ghiacciai stiano un po’ alla volta sciogliendosi, sembra più un’idiosincrasia degli scienziati che non un fatto oggettivo come in realtà credo che sia. È l’economia che dovrebbe essere in funzione dell’essere umano e non viceversa – questo sì che si legge nell’enciclica di papa Francesco.

Tra parentesi, a prescindere dal credo religioso e dalle personali credenze religiose di ciascuno di noi, mi sembra che l’opera sia dettata dal buon senso, dote poco pubblicizzata al giorno d’oggi – si preferiscono di più le prove dello chef, del cantante, della ballerina… e compagnia bella.

La melanzana ha una forma che mi ricorda un sorriso. E secondo me sta ridendo a sentire tutte queste mie prediche!

melanzana

Senza titolo

La situazione sembra normalizzarsi, qui nell’orto di Vicenza, e dopo piogge e raccolti in ritardo, ecco che un po’ alla volta cominciano a crescere melanzane, zucchine, pomodoro, meloni, zucche.

I meloni sono i più belli da vedere. Spuntano da sotto le foglie della pianta, tondi tondi. Me ne accorgo d’improvviso, una mattina, o di sera all’imbrunire. È perché non sono tutto il giorno nell’orto, ed è così bello scoprirli cresciuti… paffutelli come degli amorini rinascimentali dipinti in un affresco. A parlarne così stupito, mi sento un po’ tontolone. Sembra quasi che non ci faccia caso, che abbia la testa tra le nuvole. Eppure la sorpresa è sempre gioiosa.

gs427_melone

Così anche per i cetrioli. D’improvviso eccoli che si arrampicano sulla rete che gli ho messo da scalare. Un bell’esercizio per i loro tralci, per le foglie e per i frutti, adesso piccini, appena più grandi del mio mignolo.

cetrioli

Le zucchine invece le tengo d’occhio. Sto ben attento perché non voglio trovarmi immangiabili “mazza da baseball” nascoste sotto le verdi foglie. Vediamo se sarò così bravo e accorto. Ma per adesso sono ancora piccole.

zucchine

E poi la zucca. Se zucca è. Ho tanti semi che pianto e spesso non so cosa ho piantato. Certo, direte, molto distratto questo orticoltore di città. Ma va da sé, questo mio hobby non voglio diventi un’ossessione e preferisco un atteggiamento rilassato e disimpegnato, che poi constato che quel che mangio dal mio orto è comunque buono, pur senza applicare metodica cura nel preparare, curare e raccogliere.

zucca

L’altro giorno ho anche ritrovato il riccio. Che non so se è sempre lo stesso di qualche anno fa, il figlio, o un parente prossimo. Ho sentito un rumore di foglie. Breve, che poi è subito terminato. Ho acceso la luce in serra, ed eccolo là, vicino al compost. Immobile, timido timido. Mi sono avvicinato, l’ho guardato, l’ho salutato, e ho spento la luce. Bell’amico dell’orto, lo farei nume tutelare delle colture. Ma lui non è molto interessato di cingersi la testa di alloro. Ha le sue spine che gli bastano e avanzano…