Febbraio nelle culture altre

In Giappone, nel Giappone antico, Febbraio veniva chiamato con tre nomi diversi, ognuno dei quali con un preciso significato riferito ai primi risvegli della primavera.
Kisaragi: “il mese del cambio di vesti”.
Mumetsuki: “il mese in cui si vedono i fiori di prugno”.
Konometsuki: ”il mese nel quale gli alberi prendono nuova vita”.

Da noi il termine deriva dagli antichi riti romani di purificazione in omaggio alle divinità Febris. Per i romani febbraio era l’ultimo mese dell’anno. Poi, con marzo, iniziava il nuovo anno. Nuovo perché la Natura si risvegliava e rifioriva.

A ricordarmi che ormai la primavera è alle porte – e che quindi è meglio che mi dia una mossa a preparare e a programmare l’orto e il giardino – è la mimosa, che ho piantato la scorsa primavera – credo. Di averla piantata la scorsa primavera intendo, che è una mimosa ne sono sicurissimo 😉

Dicevo, eccola la mimosa. Uh, come è cresciuta, sarà un metro e ottanta ormai, e soprattutto dai sui rami vedo le prime novelle gemme, che diventeranno dei bellissimi e fragranti gialli fiorellini – vendibili in un solo giorno dell’anno 😉
Come sono belli. La Natura non ci regala solo speranze, ma certezze… e per noi umani questo è consolante. E, visti i tempi, inspiegabile…

mimosa

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Febbraio al freddo

Febbraio sta finendo. Il vento freddo della Svezia mi punge viso e mani quando vado in bicicletta. Di mattina tutte le auto sono bianche, coperte dalla brina. Ma quando c’è il sole l’aria si scalda, e i nuovi germogli non si sono fatti intimorire da questo freddo di fine mese. In serra poi, grazie alla protezione dei vetri, ieri il termometro segnava venti gradi e la differenza di temperatura tra dentro e fuori era evidente.
Anche la protezione dei doppi vetri, in casa, dà ai semi il calore necessario per nascere.
Ed eccoli i primi germogli spuntare dalla terra, sul davanzale.
Ho cominciato con i fiori.
A marzo comicio a seminare anche le prime colture per l’orto, ormai il tempo è propizio.