Tempo di cachi

Uno dei frutti che più mi affascinano sono i cachi, anche se non li apprezzo molto come frutti alimentari. Preferisco guardarli, e lasciarmi affascinare dai loro colori, che in autunno diventano ancora più meravigliosi e intriganti. Ma perché mi piacciono i cachi? C’è qualcos’altro che non riesco ad esprimere?

Forse perché sono un frutto che non attira molto l’attenzione nei grandi supermercati. E forse perché sono un frutto di pace. I cachi sono le “mele d’Oriente”, il “loto del Giappone”, e il “frumento di Giove”. E poi, il significato dato a questo frutto è “non credere alle apparenze”. E così mi sembra – e non vogliatemene se questo mio post vi sembra una “predica” – che i cachi siano il frutto adatto per la nostra società (ma soprattutto per la psicologia umana, a prescindere dalle epoche) dove l’apparenza diventa più importante della sostanza.

Infine, l’albero dei cachi, è un bellissimo albero ornamentale. Ecco che l’ho fotografato con uno sfondo “religioso”, così per dare il significato che mi piace legare a questo frutto.

E così anch’io mi lascio affascinare dalle apparenze…

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Non ho potuto fare a meno di fermarmi

Proprio non ho potuto.
E chi era con me, stupito, mi ha chiesto: «Ma perché ti fermi?»
«Devo fare una cosa, solo un attimo» perché se gli dicevo a questo mio vecchio amico che dovevo fare una cosa sicuramente mi avrebbe rotto in tutti i modi le scatole. Dopo avrebbe potuto farlo – come ha fatto 😉 Ma prima della foto no.
Così in velocità accosto a destra, scendo svelto dalla macchina, apro il portellone dietro, prendo in velocità la Nikon, cammino con passo svelto fino al punto giusto, lungo il ciglio della strada, inquadro e scatto. 1-2-3 foto. In velocità, appunto.
«Ma cosa hai fotografato?» mi fa quell’altro.
«Il caco» dico io.

Perché fotografo cachi?
Troppo belli. Non li mangio, non mi piacciono. Ma a fotografarli, con quei loro colori accesi. E questo poi? Davanti ad una casa di campagna abbandonata, in provincia di Treviso. Ricordi del passato. Un mondo scomparso, che si ritrova ogni tanto, nel percorso tra una tangenziale, una provinciale, e una strada di campagna.
I cachi una volta… erano cachi!

Anche oggi forse, ma… non so… sensazioni…

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Colori (e sapori) d’autunno: arancione / Autumn Colors (and flavors): orange

I cachi. Non mi piace mangiarli. Però mi piace vederli sopra agli alberi.
Sulla campagna desolata e malinconica una nota di giallo o di arancio. L’albero di cachi, lì solitario, fa esplodere le sue note di colori, e i merli ci volano attorno, e se non c’è nient’altro di buono si mangiano anche il caco.

I cachi: che quando cadono a terra fanno splash! e si trasformano in poltiglia giallo-arancia che stai sempre attento a non calpestarla. Oppure la marmellata di cachi. Mai potuta mangiare, forse mai assaggiata. Però quanto è bello l’albero di caco con i suoi cachi. Sembra un pasticcio di parole, ma è un quadro vibrante di colori intensi. Evviva i cachi, anche se non li mangio.

The kaki. I do not like to eat them. But I like to see them above the trees.
The gloomy and desolate countryside and suddenly a hint of yellow or orange. The persimmon tree, solitary there, blowing up his notes of color, and blackbirds flying around us, and if there is anything good to eat … the birds eat kaki.

When the kaki fall to the ground …splash! and become yellow-orange pulp that you are always careful not to trample on it. Or persimmon jam. Never been able to eat, maybe ever tasted. But how beautiful persimmon tree with his khakis. It looks like a mess of words, but it is a vibrant picture of vibrant colors. Long live the persimmons, but not eat them.

Cachi

È il frutto di questa stagione. Quando mi capita di vedere una pianta di cachi nella nebbiosa campagna veneta, quell’arancione che buca il piatto cielo grigio, ne rimango sempre emozionato. È un colore forte, ma che suggerisce un senso di tranquilla calma.

Personalmente i cachi non mi piacciono, ma “a caval donato non si guarda in bocca”. Dunque mi tengo questa cesta di cachi che mi hanno regalato. Li regalerò a mia volta, ma intanto gli faccio una foto.