Bonsai da compagnia

L’inverno ci costringe a casa. Giornate corte, freddo. E se non bastasse l’inverno quest’anno c’è anche il covid-19. Uno rischia di annoiarsi.

E se non si annoia, magari si sente solo. C’è pure chi si sente solo e insieme si annoia. E quindi?

Per evitare la solitudine le piante ci vengono in aiuto. Sono creature vive, con ritmi e vita che, per quanto a noi oscura e a volte inconcepibile, si manifesta in tante maniere. Dai fiori che sbocciano alle foglie che crescono. E allora? Veniamo al punto?

Sì, ho un bonsai da compagnia!

Se ne sta vicino alle finestre, dove trova più luce. Lo guardo e lui forse mi guarda. CI guardiamo. E mi fa compagnia – questo è importante.

Ha delle belle foglie verdi, belle da vedere, e anche se privo di fiori fa molta allegria tra le mura domestiche. In natura questa pianta – che non ha nulla a che fare con il gingseng – la si trova nelle zone semitropicali dell’Asia. Anche se bonsai, questa pianta rende molto l’idea di un vetusto albero, è proprio bello da vedere, sembra avere centinaia di anni, annche se non è così. Ma cosa importa? L’apparenza, in questo caso, conta molto.

Ficus ginseng

Quindi, se vi sentite soli a casa, un bel bonsai può essere una soluzione. Sembra di avere a casa un maestro spirituale, ecco! questa è la sensazione che ho nel mirarlo e rimirarlo lì vicino alle finestre che prende la sua luce.

ficus ginseng

Passiamo adesso a qualche informazione di servizio, per tenere il ficus bonsai sempre in forma e di bell’aspetto. Tenete sempre il terreno umido, non troppo, quanto basta, come si dice. In estate vaporizzate le sue foglie (meglio se con acqua demineralizzata, che potete trovare in negozio ma è sostanzialmente quella che scende dal cielo sotto forma di pioggia, e qualche bottiglia di acqua piovana è sempre utile tenerla, e poi è anche gratis), e in inverno non tenetelo vicino a stufe o termosifoni. Essendo in natura in ambiente semitropicale, capite bene che ha bisogno di umidità.

Dulcis in fundo è un sempreverde. Per 365 giorni all’anno avrete la compagnia del verde… e vi sentirete sempre meno soli!

Ficus ginseng

L’albero in miniatura

Che sarebbe un bonsai. Comperato alla Coop con lo sconto.
Regna sovrano sopra ad un tavolino di mio nonno, impreziosito da un centrino di pizzo, stagliandosi sullo sfondo bianco delle tende del salotto.

Il bonsai deriva dalla tradizione giapponese. Questi giapponesi sono tremendi. Una cultura che ha sempre avuto per me un fascino inspiegabile e attrattivo: dai samurai ad Akira, passando per Ken Ishii e T. Kitano.
Cosa significa per me quel bonsai?

La dico così come l’ho appena pensato. Per me significa che “il mondo può finire”.
E ti ritrovi rintanato nella tua casa – che è diventato un bunker – circondato da tanti alberelli ché ormai quelli veri e grandi non ci sono più. E tu conservi i tuoi bonsai per ricordare che una volta esistevano degli alberi grandi, enormi, altissimi. Ma adesso ci sono solo i bonsai. Topos della letteratura fantascientifica: il mondo dopo un flagello atomico. Pochi sopravvissuti, la Natura distrutta e ridotta al nulla. Speriamo di no, che sia solo una favola dal significato apotropaico. Penso al peggio per scongiurare il peggio. Avete presente quelle facce assurde nei palazzi del sette-ottocento nelle nostre città? Solitamente posti sopra agli archi d’entrata delle case dei nobili? Significato apotropaico. Tenere lontani demoni e spiriti maligni. Il sonno della ragione genera mostri. Anche dopo l’illuminismo, il progresso tecnologico, il metodo razionale e scientifico, rimaniamo affascinati e intimoriti (paura + bellezza = sublime) da qualche nostra paura nascosta. E ci crediamo, anche se sappiamo che non è vero. Ma già con il crederci una cosa diventa vera.
Da dov’ero partito? Dal bonasi… com’è piccolo il mondo – figuratevi il mio giardino 😉

A presto e scusatemi per questo improvvisato pastiche.

bonsai