6 declinazioni del paesaggio

 21-22 luglio 2018 tra Brescia e Sellero

Nell’ Età Classica il paesaggio (σκηνογραφία) era il contenitore per eccellenza. Al suo interno tutto accadeva, anzi, contenuto e contenitore si mescolavano sino a confondersi, restituendoci un’idea di unità ed allo stesso tempo di unicità.
Sei declinazioni del paesaggio è una sorta di collage, dall’idea di Francesca Conchieri e Mauro Cossu di mettere insieme un gruppo di operatori, al fine di esprimere idee, concetti e riflessioni sul tema, partendo da approcci differenti. Si tratta della prima tappa di un percorso che fa riferimento al CSP (Centro Studi sul Paesaggio), un progetto che indaga, senza intento accademico, sul paesaggio come esperienza. La manifestazione è concentrata in due giorni di azioni performative, il 21 e 22 luglio, durante i quali si presenteranno i sei interventi attraverso una serie di reading e listenig aperti al pubblico. Successivamente, nel corso dei mesi, con saltuari re-call, si estenderà la partecipazione ampliando la base del confronto e la gamma delle esperienze.

 PROGRAMMA

sabato 21 – ore 9:00 castello di Brescia 

happening di fronte alla locomotiva

Ore 11:07 partenza dalla stazione di Brescia

Ore 11:33 arrivo a Iseo

readings and listenings sul lungo lago

Ore 13:33 ri-partenza dalla stazione di Iseo

Ore 14:00 arrivo a Pisogne

Ore 15:00 ri-partenza dalla stazione di Pisogne

Ore 15:36 arrivo a Breno

Ore 16:31 ri-partenza dalla stazione di Breno

Ore 19:00 aperitivo presso Centro 3T*

domenica 22 – apertura dell’esposizione presso Centro 3T

ingresso gratuito su appuntamento chiamando il tel.338.3853762

*Centro 3T ex fornaci Scianica di Sellero (BS)

A cura di Francesca Conchieri e Mauro Cossu per CSP Centro Studi sul Paesaggio (Ass, Post Industriale Ruralità, Ruinas Contemporaneas, Comune di Sellero). 

Info su www.postindustriale.it o www.ruinascontemporaneas.it 

Tel. 338.3853762 E-mail: centro3t@gmail.com 

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La vanessa nell’ortica

Finalmente una farfalla colorata che svolazza tra i fiori della lavanda e si ferma di tanto in tanto a succhiare nettare. E questa volta anch’io voglio essere informato, prendo il mio libro sulle farfalle e le falene di David Carter con fotografie di Frank Greenaway e comincio a sfogliare le pagine finché, a pagina 110, identifico la farfalla – diversa dalle solite bianche cavolaie – che svolazzava nel mio orto.

Sarà anche, come dice il libro “una delle più comuni farfalle europee”, ma certo mi fa piacere venga a fare i suoi giri tra i fiori di lavanda.

Vi enumero le caratteristiche principali di questa farfalla (chiamata proprio la vanessa nell’ortica), il cui nome deriva dal fatto che si sviluppa sull’ortica (ma nel mio orto mica c’è l’ortica… mah…).

Ha un’apertura alare dai 4,5 ai 5 cm ed è diffusa in Europa e nell’Asia temperata fino al Giappone.

Ma non finisce qui, perché sfogliando il libercolo sulle farfalle mi imbatto in una foto di un fiore che assomiglia molto a quello che vi ho proposto su questo blog qualche giorno fa, e di cui ignoravo il nome. Trattasi del fiore della pianta di ghiaccio (Mesembrianthemum crystallinum) – che vi propongo in foto qui sotto. 

Due piccioni con una fava. Vedi che a leggere un po’ c’è tutto di guadagnato?

Nota: curiosando in internet trovo come Mesembrianthemum crystallinum un’altra pianta, diversa dalla mia. Ma nel libro delle farfalle era indicata quella che ho nell’orto. Aiuto! Un botanico! Ho bisogno di un botanico! Scusatemi per l’errore di denominazione incontrollata… spero apprezzerete comunque il fiore…

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Concime naturale per rose e arbusti

Il segreto primo e indispensabile per una buona e rigogliosa fioritura, come più volte ho suggerito ai miei lettori, è la potatura.

Potare significa togliere le cose in eccesso e, insieme, rendere tutto al grado minimo dello sforzo vegetativo. Questo non vuol dire rendere una pianta di rose irriconoscibile per la foga del taglio, ma semplicemente potare quei rami che hanno già dato il fiore. Non preoccupatevi… nasceranno nuovi boccioli e saranno ancor più belli perché la pianta dirigerà le sue energie solo su questi e non sui vecchi rami e sui fiori ormai appassiti!

Ma il secondo segreto, un aiuto ulteriore che possiamo dare alle nostre piante di rose, è la concimazione. Io ho scelto il concime naturale, consentito in agricoltura biologica, della Naturen, marchio distribuito in esclusiva per l’Italia da Ital-Agro.

Utilizzabile sia su rose che su arbusti, sia all’impianto (da ottobre a marzo) sia per il mantenimento (da febbraio a luglio), il concime per rose e arbusti della Naturen è in granuli, e questo permette una concimazione dolce e graduale.

Naturen Concime rose e arbusti

Il concime si applica al terreno – aiutandosi con le mani o con qualche attrezzo da giardinaggio – e poi si può irrigare. La soluzione in granuli fornisce fino a 3 mesi di nutrimento.

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Infine volevo sottolineare un piccolo dettaglio. La confezione, da 750 grammi, si può aprire con una forbice e poi è facilmente richiudibile grazie ad un dispositivo a pressione che permette una chiusura ermetica. Comodo e semplice da utilizzare.

Per maggiori informazioni e altri suggerimenti su tecniche di agricoltura biologica per il vostro orto e il vostro giardino vi consiglio di visitare il sito – molto ben fatto – FuodidiVerde.

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Fiori d’aglio

Oltre ad allontanare i vampiri 😉 il fiore d’aglio è un complemento d’arredo immancabile per un orto / giardino trendy. Elegante, dal fusto lanciato, essenziale nella sua forma e barocco nei suoi tantissimi fiori che formano quella palla bianca (o d’altri colori) che potete ammirare in certi giardini. 

Piantateli in fila e al momento della fioritura avrete un effetto che catturerà lo sguardo dei vostri amici. Tra le varietà decorative più comuni: l’Allium carinatum (noto come aglio delle streghe), l’Allium lusitanicum, l’Allium narcissiflorum, l’Allium rosenbachianum (dai fiori colore lilla) e l’Allium neapolitanum (dal fiore bianco).

A parte questi particolari modaioli, l’aglio è un ottimo disinfettante naturale e nel vostro giardino vi aiuterà ad allontanare gli afidi dai roseti. Oltre all’aglio ornamentale, tenete nel vostro orto anche quello da utilizzare in cucina. Attenti a non esagerare nella preparazione dei piatti…

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Ribes rosso per tutti!

O quasi. Una ciotolina piena. Da mangiarsi come si vuole: lisci e a manciate, lisci uno per uno, nello yogurt bianco, nel gelato al fior di latte.

Nel mio orto ribes, lamponi e fragole sono quasi a porzione singola. Si scende in orto e si mangiano due-tre lamponi per volta. La mia pianta non me ne dà di più. E in questi frangenti mi viene sempre alla mente il bel libro di John Seymour, Guida all’autosufficienza, edito da Mondadori. Certo per essere autosufficiente dovrei avere un’aggiunta di orto. Una bella aggiunta. Il pollame poi… in città certo non potrei tenerlo. Dovrei trasferirmi in campagna per vivere anch’io nell’autosufficienza alimentare come Seymor insegna e illustra con tanti bei disegni.

Ma lo spirito del libro è comunque encomiabile. È anche da trasformare a seconda del tempo storico. Il titolo completo del libro, pubblicato nel 1976, è Per una vita migliore ovvero il libro della autosufficienza. Ed è proprio per una vita migliore che l’insegnamento di questo libro va coltivato. Come ho già detto in altri post, basta anche un po’ di basilico in un vasetto sul balcone per cambiare il gusto di una pastasciutta. E se anche i miei ribes, i miei lamponi e le mie fragole sono pochi per sfamare una famiglia, di certo lasciano il sorriso (oltre che il gusto) di raccoglierli e mangiarli in un sol boccone in una bella giornata (ormai) estiva.

Buona coltivazione a tutti!

Ribes rosso

LACMUS: Festival Internazionale di Musica

È stata presentata questa mattina la seconda edizione del Festival internazionale di musica LacMus, voluto dal pianista Louis Lortie e dal direttore d’orchestra Paolo Bressan, che si terrà dal 28 giugno all’8 luglio

e che porterà artisti di fama internazionale e giovani emergenti ad incontrarsi in quella magica striscia di terra tra acqua e cielo che è la Tremezzina, sul Lago di Como.

Tema di quest’anno sono gli anniversari illustri, che riguardano artisti diversi, attraversando più secoli: Rossini, Tchaikovsky, Debussy e Bernstein.

Impareggiabili per la loro bellezza sono le sedi dei concerti, dal Santuario della Madonna del Soccorso di Ossuccio – sito del Patrimonio Unesco – a Villa Carlotta a Tremezzo; da Villa del Balbianello a Lenno – prestigioso bene FAI – fino al Grand Hotel di Tremezzo e alla Greenway del Lario.

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Un incontro tra la bellezza visiva di un territorio unico nel suo genere e l’incanto uditivo della grande musica, ma anche e soprattutto un dialogo tra maestri acclamati come Hélène Mercier, Evelina Dobraceva, Augustin Dumay, Miguel Da Silva, Marie Pierre Langlamet, Mathieu Dufour e Louis Lortie ed i giovani talenti della Cappella Musicale Regina Elisabetta del Belgio, ospiti per un’Accademia estiva e protagonisti di diversi concerti.

Da quest’anno nasce anche una terza connessione: quella tra LacMus, con il suo respiro internazionale, e le realtà musicali del territorio lariano. Si inaugura infatti la collaborazione del Festival con l’Istituto Comprensivo Statale di Tremezzina, a indirizzo musicale, e con la Banda della Tremezzina, che festeggia nel 2018 i suoi 125 anni di attività. Inoltre, tra i giovani artisti coinvolti nel cartellone non vi sono solo gli ospiti provenienti da Bruxelles, ma anche nomi comaschi, come la violinista Emma Arizza, la violoncellista Victoria Saldarini e il pianista Danilo Mascetti.

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Una ambiziosa novità di questa edizione è la nascita di LacMus Ensemble, una formazione che – secondo la filosofia presente nel Festival sin dalla sua fondazione – ha l’obiettivo di favorire lo scambio accademico tra Maestri e giovani artisti. Quest’anno LacMus Ensemble sarà un’orchestra d’archi composta da musicisti provenienti da tutto il mondo: Gary Levinson, la spalla, che svolge questo ruolo nella Dallas Symphony Orchestra ed è professore in residenza alla Royal Academy of Music di Londra; Gabriele Carpani, comasco, contrabbasso solista dell’Orchestra Nazionale della RAI; giovani artisti in residenza della Cappella Musicale Regina Elisabetta del Belgio e allievi della Royal Academy of Music di Londra.

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Il primo pomodoro datterino

È arrivato giugno, i primi caldi – 30°, direi quasi estate! – e spunta nel mio orto, tra le verdi foglie e lo stelo ancora esile, il primo pomodoro datterino. Quasi maturo, solo soletto si gode il sole.

Io lo guardo crescere e maturare, divertito come un bambino, e rilassato nel vedere la Natura ripetere i suoi cicli. Il pomodoro è la pianta da frutto che consiglio sempre a chi si avvicina all’orticoltura, magari con poche speranze nell’immaginarsi un orto pieno di frutti e nel vedersi raccoglierli e portarli nella propria tavola.

Siate ottimisti, con le piante di pomodoro il successo è assicurato. Poche cure e tanta soddisfazione!

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