È sabato… e piove

Addio primavera. Non sei ancora arrivata. Ma quando arrivi?
Ti sto aspettando. E intanto… pioggia.
Infinita.

Perché io – stamattina – mi ero promesso di tirare fuori dalla scatola di latta tutti i semi, pensare a quali selezionare e cominciare la semina. E invece un freddo! Un vento! E poi la pioggia.

I primi segni della primavera alle porte li ho visti. Ieri un bombo che vola sopra le viole. L’altro ieri una lucertola che esce dal suo rifugio in serra per cercare un po’ di sole. E i primi fiorellini che sbocciano. Crochi e narcisi.
Ecco una foto di questa mattina. Giallo come il sole. Scattata prima delle undici. Perché poi ha cominciato a piovere. E piove tutt’ora.
E la mia semina in coltura protetta?

Vediamo domani, come sarà il tempo e come sarà il mio umore…

narcisi

Non smetterà più di piovere?

Certo che sì! Tra poco è anche tempo di seminare per la stagione calda. Sicuramente il tempo cambierà per il meglio. Ma la pioggia di questi ultimi giorni (o settimane?) che qui a Vicenza ha portato al livello di emergenza in città e l’esondazione in alcuni paesi limitrofi, mi ha fatto temere per un futuro di sola pioggia, una specie di girone infernale dell’acqua alta. Per fortuna solo sogni…

Resta il fatto che molti si sono trovati l’acqua in casa, scantinati allagati, strade impraticabili se non vestendo degli stivali da pescatore. Per vedere dal vivo una di queste situazioni, domenica – approfittando di un tempo grigio che poi è andato verso sera a portare anche un poco di sole – sono andato nella zona del lago di Fimon, dove le forti piogge di questi giorni hanno portato all’esondazione del lago.

lago di Fimon

Per fortuna quella zona è ancora molto rurale, così i campi sono serviti per far defluire tutta l’acqua in eccedenza, dando vita ad un paesaggio prima inaspettato e singolare, con gabbiani arrivati in questi nuovi improvvisati laghetti, il parcheggio lungo il lago completamente sommerso dall’acqua, alcune panchine impraticabili e gli spazi prima dedicati al pic-nic domenicale diventati ambienti ideali per gamberi, ranocchie e qualche carpa.

lago di Fimon

Forse solo gli uccelli non si lamentano di queste piogge…

lago di Fimon

E di pioggia, quest’anno, ne abbiamo avuta tanta. Di neve nemmeno un fiocco… chissà che presto arrivi la primavera.

In attesa dell’inverno

Quello vero. Freddo. Lo ripeto, e ormai sono convinto. Quest’anno tutto è avvenuto in ritardo: la primavera, l’estate, l’autunno. E adesso tocca all’inverno. Solo due volte l’acqua dentro ai secchi in giardino si è ghiacciata. Siamo a metà gennaio e qui a Vicenza non ha mai nevicato.
Potrebbe bastare questo per confermare le mie teorie, ma voglio investigare meglio, e allora provo a cercare dei dati comparativi con gli inverni scorsi.

Trovo questa prima fonte: luna.e-cremona.it una nota:

Questo lavoro, anche in relazione all’esiguità dei dati finora raccolti, si propone esclusivamente a livello informativo senza nessuna pretesa.

È giusto che sia così. Provo a cercare ancora.

Il meteo di Carmignano mi offre una tabella più chiara, dove a gennaio 2014 – rispetto al gennaio 2007 – la differenza di temperatura è di 2.4°C.

Il Carlino Meteo è ancora più chiaro. Guardate che bel grafico, semplice e intuitivo.

Le temperature di questo gennaio sono più alte della media.
Sono soddisfatto? Abbastanza.

Quindi la mia domanda è: quando arriverà l’inverno? A primavera?
Speriamo proprio di no…

Guardando gli alberi

Sono ritornato al parco di Villa Guiccioli. Mi piace andarci e con qualche scusa porto anche i bambini, ché mi piace vengano a passeggiare in mezzo alla natura che ancora esiste in qualche piccolo spazio nelle nostre città.
Ovviamente ho dovuto convincerli:
1) andiamo a vedere gli scoiattoli, come l’altra volta;
2) poi andiamo anche a prendere un gelato al bar del piazzale di Monte Berico.

Insisto insisto finchè non convinco anche loro. Si parte in macchina e si trova parcheggio – basta andare prima degli altri, verso le 13.30-14.00 non c’è mai troppa gente.

Il fascino di una giornata invernale, il silenzio del boschetto rotto dai canti degli impavidi passerotti e altri uccelli di cui non conosco il nome, i toni spenti della vegetazione, le foglie rosse cadute che formano una coperta sul prato… anche la giornata più grigia ha il suo fascino in un boschetto collinare.

I bambini trovano subito cosa fare: delle piccole dighe. Perfetto. Io ho tutto il tempo di allungare le gambe del mio tripod da viaggio, avvitare la macchina fotografica e cercare degli scorci interessanti per essere inquadrati e fotografati. È bello come i bambini trovino da giocare con niente. Che poi il niente è il tutto. Niente vuol dire no televisione, no iPod, no giochino elettronico. Tutto vuol dire tutto l’ambiente circostante, quello che non notiamo. Sassolini, foglie, rami caduti, muschio, pozzanghere.

Guardo i rami degli alberi alla ricerca di scoiattoli. Nessuno. Sono già in letargo? Non trovo gli scoiattoli ma trovo dei rami bellissimi, che disegnano arabeschi in cielo. La mia foto, anche per il formato piccolo di questo blog, non riesce a dare il pieno della sensazione visiva che si prova a guardare gli alberi dal sotto in su, ma ci provo e la pubblico – per fotografarli ho usato il comodissimo e luminoso Nikon AF-S 35mm G F/1.8.

Quindi il punto 1) dell’iniziale scusa per convincere i bimbi non è stato mantenuto. Niente scoiattoli. Poco male: i bimbi giocano felici e io fotografo felice.
Dopo un’ora ritorniamo indietro. Punto 2) gelato. Monte Berico è gremita di persone e macchine. Non c’è sicuramente posto nel parcheggio visto che hanno messo le macchine anche sopra il marciapiede. Niente gelato. Anche la promessa del punto 2) non è stata mantenuta. A casa a fare la cioccolata allora.

Ottima idea quella di essere andati al parco di Villa Guiccioli.

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La pioggia aspetta la befana

Il nuovo anno, qui a Vicenza – in realtà ero a Treviso – è iniziato con due splendide giornate di sole.
Poi… pioggia. Pioggia pioggia pioggia.
Ancora piove. Guardo fuori dai vetri bagnati.

Me ne sto chiuso in casa. L’orto aspetta un mio intervento, da ormai troppo tempo. Ma aspetterà ancora. Eppure… lavori ce ne sarebbero da fare. In questo mese si possono seminare in serra molte colture: valeriana, pisello, cavolfiore, cappuccio, lattuga da taglio, cicoria, rapa, sedano…

A chi ha tempo e voglia lancio questo piccolo consiglio per il mese di gennaio.
Chissà che tra qualche giorno non venga voglia anche a me di seminare!

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Colori di un inconsueto autunno

Diverso dagli altri. Così mi sembra questo autunno. Sarà una valutazione soggettiva? Quando a Novembre vedo le mietitrebbia circolare per le strade di provincia, e le pannocchie che aspettano nel campo… decade la mia idea di soggettività.

A parte i crisantemi che sbocciano sempre puntuali, le foglie delle ortensie che si colorano di rossi, gialli e arancioni, e la mia vite americana – nata per caso – che sta cangiando colore, questo autunno lo sento diverso. In ritardo. Così mi sembra. Tutti i colori che vedevo negli anni passati sulle colline intorno a Vicenza, quest’anno non li ritrovo più con quelle sfumature di tono tipicamente autunnali, e anche la luce è diversa, meno dorata. Forse dovrei osservare meglio, direte voi. Forse. Non so. Avverto questa mancanza di colori intorno a me. Voi non avete la stessa sensazione?

Quei colori che mi davano il benvenuto nell’autunno, la scorsa domenica ho dovuto cercarmeli io. Dove? Al lago di Fimon, nelle mie camminate domenicali, dove il silenzio è rotto solamente dalle grida giocose dei bambini, che lanciano sassi nel lago e si inventano battaglie con foglie che diventano navi. Io, con un occhio e un orecchio ai piccoli, ché non mi cadano nel lago, mi imbosco fra roveti e canali secchi, alla ricerca dei colori scomparsi. Ed è così bello poi ritrovarli, tra i profumi dell’erba e del sottobosco, che i graffi di qualche spina che si attacca ai vestiti e sembra non voglia lasciarmi, passano quasi inosservati. È un piccolo dolore buono.

Lasciate dunque che vi offra quest’immagine del mio inusuale autunno, scovata tra i rovi, al lago – accanto ho poi scorto anche due argiopi fasciate intente a tessere i loro tranelli.

Un rosso che tende al magenta, caldo e vivo. E il verde della cavalletta. Un fiore di fuoco che brillava tra i colori pastello del roveto e delle colline lì attorno. Vi piace?

Nota: avevo a corredo un Nikon 55mm Micro del 1986. Stupenda lente. Solo che ho dovuto avvicinarmi di molto per fotografare la cavalletta, scavalcando i rovi che lì crescevano abbondanti. Ecco perché i piccoli graffi sulle mani sono stati un dolore buono…

cavalletta

Rimpianti

A parte le condizioni meteo, di cui non ho nessun potere decisionale, nell’orto di quest’anno ho qualche rimpianto. Uno in particolare, perché avrebbe allietato le serate invernali. A cosa mi riferisco? Alla zucca. Quest’anno non ne ho piantato nemmeno un seme, e dunque addio a quei buoni risotti arancioni, con la zucca chioggiotta!

Peccato. E non solo perché la zucca mi piace, sia nella forma sia nella sostanza, sia nel suo immaginario culturale, nei simboli e miti di questo grosso frutto, ma anche perché, quando hai un orto, non puoi rinunciare a certi prodotti stagionali, che allietano corpo e spirito, e sono il giusto nutrimento per la nostra salute, soprattutto in funzione del periodo dell’anno. Come sapete non è un caso se i musulmani non mangiano carne di maiale. Prova a farti le salsicce nel deserto a 40°C all’ombra! Tu te lo puoi permettere, forse, ma il tuo corpo no. Grida di vendetta, e ha ragione! Tutte quelle norme religiose che trattano di cibi proibiti, che troviamo sia nella Bibbia che in altri testi sacri delle religioni di tutto il mondo, sono prima di tutto delle norme sanitarie. Il mondo è cambiato in 2.000 e più anni, e forse anche i cicli stagionali. Ma se possiamo avere in qualsiasi momento frutti e cibi da tutte le parti del mondo, un po’ di buon senso ci serve ancora. E se hai in mano l’ultimo iPhone ciò non significa che il mondo ti appartiene e puoi avere tutto dal mondo. Sei tu che appartieni al mondo! È un concetto diverso. Un po’ di logica di buon senso ci manca nella nostra società mass-mediale. Siamo carenti di queste semplici cose, purtroppo…

Ognuno di voi faccia come crede, ci mancherebbe, ché non voglio imporre niente a nessuno, ma in un ristorante – di quelli con gli chef con la C maiuscola, mi avevano proposto di assaggiare – a Dicembre! – le ciliegie fatte venire apposta dal Cile. No, guardate, grazie tante, ma non le voglio. Primo non è periodo di ciliegie, poi saranno sì buonissime, non lo metto in dubbio, ma qui vicino a Vicenza c’è Marostica, che oltre per il castello e gli scacchi, è conosciuta anche per le sue ciliegie, basta aspettare che siano pronte. Quelle cilene le assaggio se vado in Cile! Punto!

Scusate per il piccolo sfogo, sarà forse per il rimpianto della zucca, o forse perché ciclicamente in questo blog ci metto una predichetta, tra un post e l’altro… pazienza, quest’anno la zucca andrò a comperarla dall’ortofrutta. Spero che almeno voi vi siate presi per tempo!

Pensieri nell’orto di fine agosto

Qui a Vicenza è tornata la pioggia. Temporale venerdì sera, temporale sabato sera, pioggia lunedì… oggi sole e nuvole.

Nel mio orto sono arrivate le vespe. Si sono fatte un alveare tra le crepe di un muro, e lo sciame sembra sempre più numeroso. Un continuo andirivieni tra l’alveare e il mio orticello e tra l’orticello e l’alveare. Anche se non sono un amante del pericolo, ogni tanto gioco mettendomi in linea d’aria con la rotta delle vespe. Me le vedo arrivarmi incontro e poi virare per evitarmi.
Qualche giorno fa una vespa si è scontrata tra i miei capelli, ma fortunatamente sono corti, ed è subito volata via. Mi piace sentire il loro ronzio, verso le 13.00, dopo il caffè. Mi siedo sulla panchina vicino al caminetto e ascolto nel quasi silenzio della città dopo pranzo, il loro volo. Il ronzio ha su di me un effetto ipnotico. Rimarrei per ore lì ad ascoltare, meglio se sdraiato sull’amaca brasiliana… ma ecco arrivare le zanzare tigre, e così me ne devo andare. Con le zanzare tigre non si scherza!

Quest’estate l’orto non mi ha dato tanti ortaggi, ma meloni sì, come non ne avevo mai avuti. Quello della foto è da 1,7 kg. Poi ne ho raccolto un altro da 2,3 kg, e ce ne sono altri due molto grossi, che maturano tra le verzure, un altro piccolino che crescerà e uno più grosso che pende dai pomodori. Infine l’ultimo, che non si nota, nascosto sotto un’enorme foglia dello zucchino.

Ho deciso che il prossimo anno non pianterò melanzane e che devo prendermi tempo per meditare su quale ortaggio piantare per l’inverno.

Il melograno invece ha fatto tantissimi frutti. Merito, secondo me, delle tante piogge primaverili e un poco anche della mia potatura. Le melagrane sono così tante che hanno piegato parecchi rami. Attendo la maturazione autunnale, i colori delle foglie che diventeranno gialle, i frutti rossi come rubini. Spero di farmi tanti buoni succhi.

Adesso sto qui a scrivere e ogni tanto butto lo sguardo oltre la finestra, dove nuvole e sole giocano a rincorrersi. È sempre molto riposante l’ultima decade di agosto, con il clima che si fa più mite, la luce più tenue, l’aria limpida. Gli ingredienti base per ottime foto e per lunghe e felici passeggiate. A proposito, mi sono comperato una MTB (mountain bike), ma ne parlerò in un prossimo post.

Buon fine agosto a tutti!

melone 1.7 kg

Senza titolo

La situazione sembra normalizzarsi, qui nell’orto di Vicenza, e dopo piogge e raccolti in ritardo, ecco che un po’ alla volta cominciano a crescere melanzane, zucchine, pomodoro, meloni, zucche.

I meloni sono i più belli da vedere. Spuntano da sotto le foglie della pianta, tondi tondi. Me ne accorgo d’improvviso, una mattina, o di sera all’imbrunire. È perché non sono tutto il giorno nell’orto, ed è così bello scoprirli cresciuti… paffutelli come degli amorini rinascimentali dipinti in un affresco. A parlarne così stupito, mi sento un po’ tontolone. Sembra quasi che non ci faccia caso, che abbia la testa tra le nuvole. Eppure la sorpresa è sempre gioiosa.

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Così anche per i cetrioli. D’improvviso eccoli che si arrampicano sulla rete che gli ho messo da scalare. Un bell’esercizio per i loro tralci, per le foglie e per i frutti, adesso piccini, appena più grandi del mio mignolo.

cetrioli

Le zucchine invece le tengo d’occhio. Sto ben attento perché non voglio trovarmi immangiabili “mazza da baseball” nascoste sotto le verdi foglie. Vediamo se sarò così bravo e accorto. Ma per adesso sono ancora piccole.

zucchine

E poi la zucca. Se zucca è. Ho tanti semi che pianto e spesso non so cosa ho piantato. Certo, direte, molto distratto questo orticoltore di città. Ma va da sé, questo mio hobby non voglio diventi un’ossessione e preferisco un atteggiamento rilassato e disimpegnato, che poi constato che quel che mangio dal mio orto è comunque buono, pur senza applicare metodica cura nel preparare, curare e raccogliere.

zucca

L’altro giorno ho anche ritrovato il riccio. Che non so se è sempre lo stesso di qualche anno fa, il figlio, o un parente prossimo. Ho sentito un rumore di foglie. Breve, che poi è subito terminato. Ho acceso la luce in serra, ed eccolo là, vicino al compost. Immobile, timido timido. Mi sono avvicinato, l’ho guardato, l’ho salutato, e ho spento la luce. Bell’amico dell’orto, lo farei nume tutelare delle colture. Ma lui non è molto interessato di cingersi la testa di alloro. Ha le sue spine che gli bastano e avanzano…

Oh, quanta pioggia!

Ripeto: Oh, quanta pioggia!
Quest’anno il tempo non è buono con noi neofiti agricoltori.
E neanche con i vavaisti. Un mio amico, rispetto allo scorso anno, ha fatturato la metà.
Colpa della crisi? Ci si mette anche il tempo…

Tanta tanta troppa pioggia. Poco poco sole. E temperature basse.
Così il mio orto è rimasto mezzo incolto, e nella serra stan crescendo nuove piantine.
Ma quando le metto a dimora?
Domani pioverà? E dopodomani?
Ormai mi sto abituando alla pioggia e non mi chiedo nemmeno cosa vorrà fare il tempo. Perché alla pioggia mi sono abituato, soprattutto il sabato e la domenica. Per noi del nord piove sempre nei giorni di festa. E così mi sembra da tanto tempo – ma veramente da tanto tempo – che non vado a farmi una passeggiata lungo le colline della dorsale dei Berici. Nemmeno al laghetto di Fimon, qui vicino.

Con questa pioggia le foglie degli alberi sono belle verdi. E folte. Guardavo una foto scattata qualche anno fa delle colline intorno alla mia città. Non erano così verdi e folte. Invece adesso, con tutto il diluvio che ha fatto, sono verdissime. Sembra l’Amazzonia – sì, con taaanta fantasia!

Dal mio orto ho raccolto un piatto di ribes rossi e qualche fragola.
Per il resto: i pomodoro hanno tre frutti, verdi ovviamente.
Le melanzane sono lì… sembra non vogliano crescere.
Le zucchine… tre piante mangiate dalle lumache. Una viva e vegeta. Speriamo bene.
L’erba Luigia è esplosa in tante foglioline verdi e profumate.
La lavanda sta facendo degli steli lunghi lunghi.
La pianta d’alloro troneggia in perfetta forma. È anzi troppo alta e la voglio tagliare.
L’insalata non è mai nata, ma in compenso – non un bel compenso! – sono cresciute come funghi nuove piantine di ligustrum. Ovunque. Non mi stupirei di trovarmene una anche in casa.

Anche la foto che vi lascio in questo post non è il massimo: una parte dell’orto mentre piove, tanto per cambiare…

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