Zappare e sarchiare

Cosa si fa in estate nell’orto? Si zappa e si sarchia.
Meglio poco ogni giorno che tanto in un’unica giornata. Ci si stanca meno e lo si fa meglio. È una mia idea, anzi, quasi un convincimento. Ci sono piccole cose che si possono fare ogni giorno e non hanno bisogno di buoni e ridondanti propositi – eh sì, i propositi sono sempre ridondanti. Si dicono e si ridicono, e molto spesso rimangono solo parole dette. Mentre un piccolo gesto giornaliero è come un piccolo seme che si pianta, si annaffia, e pian piano comincia a germogliare.

Nella filosofia indiana l’azione ha la stessa importanza della non-azione. È molto concreta da questo punto di vista. Le cose che si devono fare vanno fatte, senza lasciare che il pensiero ci precluda l’azione. Nel poema indiano Bhagavadgita Arjuna deve combattere, ma non vuole – la guerra è fra i due rami dei discendenti dei Kuru: i Kaurava e i Pandava. Allora Krsna viene in aiuto di Arjuna, e lo convince con parole chiare e forti.

6. Chi doma sì i suoi sensi d’azione, ma sta pensando colla mente agli oggetti dei sensi, costui è detto offuscato e ipocrita.
7. Migliore di costui, o Arjuna, è chi, domando i sensi colla mente, intraprende, distaccato, per mezzo dei sensi d’azione, lo yoga dell’azione.
8. Compi l’azione che ti è prescritta. Meglio infatti l’azione dell’inazione. Il sostentamento dello stesso tuo corpo sarebbe impossibile, se tu rimanessi inattivo.

Chi l’avrebbe mai detto che sarchiando un po’ la terra ne sarebbero usciti i versi della Bhagavadgita?

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Continuano i lavori nell’orto…

Mi ero fermato lo scorso week-end, lasciando scoperte due zone del mio orticello cittadino. Adesso l’ho completato. Risolto il problema dei cetrioli comprando delle nuove piantine – mia moglie per errore aveva comperato dei meloni, che ho comunque piantato – domenica ho piantato anche 6 pomodoro ciliegino, l’ultimo zucchino e una pianta cresciuta spontanea che dovrebbe essere un qualche tipo di zucca – vedremo prossimamente.

Quest’anno, causa il tempo, semenzaio e semina sono state spostate di circa un mese, e adesso mi ritrovo nella mia serra delle nuove piantine di pomodoro, zucca, melone. Troverò un posto anche per loro, non c’è problema, ma a ripensarci non ricordo di una stagione dove ho messo a dimora le culture così in ritardo.

E l’insalata che avevo piantato? Non è mai cresciuta. Così sono andato al vivaio e ho comperato sei piantine sei. Eccole qui sotto.

insalata

Una domenica di sole

Oggi è stata una giornata particolarmente intensa. Non ho sudato sette camicie, ma due t-shirt sì. Lavori nell’orto. Finalmente. Sole e caldo. La goccia di sudore che scende sulla fronte. Mi passo il braccio per toglierla, perché indosso i guanti, sporchi di terra e trucioli.

Le piogge di questa primavera uggiosa hanno fatto crescere la vegetazione del mio orto. Era obbligatorio potare un poco il ligustrum, l’alloro, l’erba Luigia, e il rosmarino.

In tarda mattinata arriva mia moglie con delle piante di cetriolo. Così dice. Per i bambini che i cetrioli li adorano. Ma non sono piantine di cetriolo… ma di melone! Pazienza, piantiamo il melone, anche se in serra stanno crescendo ben cinque piantine (melone liscio). Ho da pulire tutte le foglie e i rami del ligustrum, sistemare i vasetti di plastica degli scorsi anni, ripulire un po’ di qua e un po’ di là. E tagliare le rose sfiorite, me ne ero dimenticato. Ah, poi portare fuori dalla serra le piante grasse.

Nel primo pomeriggio faccio la siesta, troppo caldo. Stravaccato nel divano mangiando del gelato. Poi via in bici con i bambini.

Arriva la metà pomeriggio e di buona lena comincio a vangare un poco la terra. Con dello spago tiro su la lavanda che si era inchinata a terra, causa le continue piogge e il vento delle scorse settimane. Piantiamo i meloni. Poi altre nuove zucchine. Sono fradicio di sudore, ma continuo. Adesso che arriveranno le belle giornate, che l’orto sia in ordine e fioriscano le colture. Ho già due pomodoro. Ma le piante sono ancora piccole. Vedremo.

Doccia. Cena. Ritorno nell’orto. In serra ho delle piantine che mi guardano e mi dicono «Vogliamo essere messe a domora. In campo aperto». Come posso dirgli di no? Trovo il posto giusto e le pianto. Fine.

Guardo l’orto. Tutto ripulito – abbastanza ripulito, non esageriamo. Con un certo ordine. Ha già un aspetto invitante. Il sogno di una promessa che spero mantenga.

E in tutto questo mio fare… neanche una foto ho scattato…

Qualche piccolo lavoro utile e necessario

Non per pigrizia, ma per lasciar corso alle cose, sempre seguendo il motto di Fukuoka del chiedersi cosa si può non fare, non mi affanno come un ossesso sulla produzione intensiva del mio orto. Guardo le cose procedere secondo natura. Poi qualche volta, anch’io dò un aiuto.

E così, dopo un’estate calda, ma soprattutto senza precipitazioni temporalesche, è venuto il momento di metter un po’ d’ordine alle colture, e di aiutarle nella crescita togliendo quelle foglie, tralci, rami e rametti secchi e avvizziti, che più non servono alla pianta, ma anzi, le tolgono energie. Quindi, cesoie alla mano, mi son messo a potare di qua e di là le piante di pomodoro, melanzana, zucchino, e un poco anche il ligustro che cresce ogni anno come un gigante verde davanti alla finestra della cucina – e la cosa è buona: ombra d’estate con la sua folta chioma, luce d’inverno con una netta e decisa potatura. Lui è sempre ricresciuto. Almeno fin’ora.
Mi son sentito un piccolo e novello barbiere dell’orto.

Un nuovo taglio e un nuovo look.

Piccoli lavori di marzo

Ora che il freddo è passato è il momento di pensare alla ripresa vegetativa delle nostre piante.
Pur essendo autonome, può essere una buona idea quella di dargli un aiuto. Come?
Ad esempio togliendo quelle foglie secche, utili in inverno perché costituiscono una sorta di coperta per le radici della pianta, ma inutili all’arrivo del sole e della nella stagione.

Ecco i due momenti dell’intervento.

Potature

Mi voglio prendere avanti, e il Ligustrum lucidum lo posso già potare.
Armato di cesoie e seghetto mi metto all’opera. Una taglio non troppo corto, ché tanto lui cresce e tra qualche mese lo poterò ancora.

Mi piace potare. È il lavoro successivo, quello di pulizia, che mi impegna di più. Prendo i rami più grossi, tolgo le foglie, taglio i rami a dimensione di cassetta della frutta e li conservo, che una volta seccati vanno benissimo per accendere il fuoco.

I lavori di settembre

Mi alzo presto, alle 6.20, senza l’ausilio di sveglie o suonerie varie. Con calma faccio colazione. Guardo fuori dalla finestra della cucina. Nuvoloso, ma so che poi il sole farà capolino tra le nuvole – e così è stato. Mi lavo i denti, mi vesto, vado in orto. Qui il caos regna sovrano, da quest’estate ho lasciato l’orto crescere naturalmente, senza troppi miei interventi, ma adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e darsi da fare: settembre è arrivato, e non voglio prendermi in ritardo. Approfitto della giornata di festa, qui a Vicenza è festa, per provare a risistemare l’orto, e dargli un aspetto più curato – i vialetti che lo dividono in quattro settori sono invasi da origano, erba luigia, salvia, zucche e zucchini che camminano in libertà, piante di pomodoro piegate per il peso dei frutti… e tanta malerba.
Mi piace lavorare nel silenzio del mattino, che quando è giorno di festa sembra ancora più silenzioso del solito.
Ho tutto il tempo – mentre poto, strappo, dirado accovacciato a terra, come nei disegni di Capek – per assaporare i profumi delle officinali: menta, salvia, origano, lavanda, erba luigia. Riempio sei secchi di rifiuto verde: faticoso ma allo stesso tempo rilassante.
Accidenti, per sbaglio taglio il tralcio della zucca commestibile! L’avrei lasciata ancora lì attaccata, ché il tralcio è ancora un poco verde. Così non è ancora matura. Una sola zucca quest’anno, ma mi accontento comunque.
Nella foto: le passatoie ripulite da erbacce e colture.

I lavori nell’orto di luglio

Comincia la raccolta dei primi frutti maturi nell’orto di luglio.
Giornate calde, verde rigoglioso in ogni dove, gramigna che cresce e nulla sembra fermarla, fiori colorati, incessante ronzare di api, bombi, calabroni e svolazzare vellutato di farfalle. Per non parlare delle formiche in fila indiana, indaffarate a trasportare semi, briciole di pane, afidi e insetti morti nelle loro dispense nel sottosuolo.

L’orto di luglio è un piacere guardarlo, che dico! Ammirarlo. Sedersi comodi su una sdraio o su un’amaca brasiliana – queste sì sono comode – e socchiudere gli occhi mentre veniamo cullati da un leggero vento e allietati dal sonoro canto di imprecisate varietà d’uccelli che cercano nel nostro orto l’imprudente lombrico che esce dalla sua galleria.

Buona raccolta e buon lavoro a tutti!

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I lavori di maggio

Maggio è il mese giusto per piantare nell’orto le nostre colture.
Quest’anno provo una pacciamatura intensiva in una delle quattro sezioni dell’orto che ospita – le ho appena piantate – finocchio e cavolo cappuccio. Erba tagliata, seccata al sole, stesa sulla terra, a proteggerla dal caldo – e speriamo sia anche un buon rimedio contro la crescita delle erbacce.
Questo strato di materia vegetale contribuisce a mantenere una certa umidità e dà vita a microrganismi che si nutrono dei vegetali decomposti.
Terrà lontane anche le lumache? Sarebbe troppo idilliaco, e perciò non mi faccio tante illusioni.

I tagli all’orto – i lavori nell’orto di metà settembre

E almeno questa volta non si tratta di tagli economici.
Settembre – e poi anche ottobre – è il mese in cui si inizia a togliere – o appunto a tagliare – quelle colture che hanno compiuto il loro ciclo di maturazione.

Taglio molti rami di pomodoro, taglio la rucola, taglio i tralci di zucca… con lo scopo di permettere alla pianta di non disperdere energie in nuove sue diramazione e ai pochi frutti rimasti di maturare utilizzando le sue ultime risorse – eh sì, anche il sole scalda meno.

Taglierò in seguito anche quei rami del lampone che hanno fruttificato e quelli del melograno – qui andiamo al mese di ottobre. Un bel taglio di capelli anche al Ligustrum lucidum che non smette mai di fare nuovi rami e nuove foglie.

I lavori nell’orto di Gennaio

Si comincia subito a lavorare? Pare proprio di sì. E cosa c’è da fare a Gennaio, con il freddo che fa? Nell’orto poche cose, come potare meli, peri, ribes, lamponi e rose. Anche piantare i bulbi di aglio, cipolla e scalogno.

Ma in serra, o in cassoni sottovetro, possiamo già cominciare a seminare. Che cosa? Presto detto: sedano a coste, cavolo cappuccio estivo, radicchio e carota precoce, porro corto e lungo, lattuga.

Ce n’è per tutti i gusti!

Pacciamare con quello che si ha

Senza chiedere al vicino la sua erba – sempre più verde, ovvio – appena tagliata, ci si può ingegnare a pacciamare con quello che si ha. Nel mio caso con gli iris sfioriti. Proprio perché tagliandoli mi son tagliato, l’operazione ha avuto un retrogusto di rivincita.

Prendo gli steli degli iris e li taglio a fettine, poi li sparpaglio uniformemente sul terreno da pacciamare. Il primo effetto, con tutto questo sole, è che il terreno pacciamato e irrigato ieri sera, oggi pomeriggio era ancora umido – la terra marrone scuro, mentre l’altro era secco.

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Pollice verde? No, indice rosso

Ahi ahi ahi! Tagliando gli iris mi son ferito l’indice sinistro. Altri due/tre millimetri e si staccava un pezzo di pelle – addio impronte digitali!

La metto sul ridere? Ma sì, niente di tanto grave, solo tanto sangue. Corro al lavatoio, metto il dito sotto l’acqua fredda che diventa subito rossa. Adesso devo andare di sopra e mettermi un cerotto. Però così conciato lascio una scia di sangue. Allora prendo un recipiente di plastica che di solito uso per dar da bere alle zucche, lo riempio d’acqua e ci metto dentro il dito. Ma con il dito in giù esce troppo sangue. Allora metto il dito in su e sotto metto il recipiente per la raccolta sangue. Salgo le scale apro la porta e corro in bagno. Un po’ di disinfettante, due cerotti e via, per il momento può bastare – poi in farmacia a comperare un cicatrizzante, è d’uopo.

Ora la mia domanda è la seguente: può un aspirante giardiniere/orticoltore permettersi queste leggerezze? O è forse un atto sintomatico, uno di quegli esempi che Freud avrebbe potuto inserire nella sua Psicopatologia della vita quotidiana?
Certo che anch’io, tagliare gli iris con questo caldo, alle quattro del pomeriggio… e la cosa ironica (ironica?) è che avevo finito, ma mi son detto: tagliamoli meglio, come quando il barbiere/parruchiera ti dà gli ultimi tocchi di forbice per sistemare gli ultimi capelli che ancora spuntano fuori.
Adesso mi sfogo scrivendo questo post con nove dita. Poi mi rilasso. Avrei voglia di leggere qualcosa di Ippolito Pizzetti. Non so come mai, ma il suo nome mi suggerisce calma, tranquillità ed equilibrio – no, lui non era calmo quando scriveva. Quello che aveva da dire lo diceva: è sempre bella la critica, quando è costruttiva.

Una foto del mio dito non ve la mostro. Troppo patetico. Anzi, adesso come faccio a scattare in manuale? Nessun problema, credo ci riuscirò. Riesco ancora a rollarmi le sigarette.
Basta. Stop. Fine.

Adesso me ne sto un pò con il dito in alto. Come se volessi rilanciare il prezzo ad un’asta di Sotheby’s.
😉