Quanti fiori ha il melograno?

Difficile contarli tutti, ma a vista d’occhio, guardandolo dalle scale d’entrata, lo vedo fiorito come non mai. Un centinaio di fiorellini? Non so, ma lo spettacolo è davvero piacevole. Quando il neofita ortolano giardiniere vede così tanto colore rosso si chiede perché questo sia dovuto e soprattutto se ciò potrebbe essere ripetibile all’infinito.

Dalla mia poca esperienza ho imparato che nel giardinaggio anche la matematica può essere un’opinione, e che se qualcosa è prevedibile, questo non è mai così chiaro.

Un pò come con le previsioni del tempo. Prevedibile a distanza di alcune ore, ma non sempre a distanza di giorni o settimane. A dirla tutta vi confido che le previsioni del tempo mi sembrano un rito della nostra società occidentale. Quando diminuiscono le certezze, su qualcosa dobbiamo pur credere. E le previsioni del tempo possono diventare il nostro mantra, anche attraverso app, per cui crediamo ancora di avere qualche certezza. Ma poi le cose vanno diversamente, quindi lascio volentieri questa sfida tra essere umano e Natura ad altri blog…

Ritorniamo al melograno e ai suoi tanti frutti rossi. Dicevo che mi piacerebbe capire bene il motivo di questo suo comportamento, per riprodurlo anche l’anno prossimo, ma i fattori in causa sono così tanti che posso solo fare delle labili ipotesi.

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Innanzitutto il tempo sembra averlo aiutato. Una primavera in ritardo e tante piogge è sicuramente meglio di un caldo torrido e senza piogge, che avrebbe dato una mano a cimici e afidi.

Poi ci sono le cimici, che sono notevolmente diminuite rispetto allo scorso anno, soprattutto quelle asiatiche. Quest’anno ne ho viste, certo, ma ho visto ricomparire anche le nostrane cimici verdi.

Soprattutto gli afidi, vera tragedia per i fiori e i frutti del melograno. Quest’anno sno intervenuto in maniera preventiva, con un prodotto della Naturen ammesso in agricoltura biologica, e il numero di questi insetti, è notevolmente diminuito. Anche le coccinelle mi hanno dato un grande aiuto. Queste non le ho acquistate, ma ho visto tempo addietro diverse larve sui rami del melograno.

Non dimentichiamo le api e le sirfidi, che adesso danzano tra i fiori rossi e li impollinano. Bene, ottimo lavoro.

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E veniamo alla potatura. Quest’anno è stata solo di contenimento, davvero leggera – mentre l’anno passato avevo fatto una potatura notevole. Questa mi aveva portato ad avere pochi frutti l’anno scorso, ma quest’anno… sembra ripagarmi. Staremo a vedere. Vi lascio con una foto di un bel fiore fiorito e due boccioli. Rosso melograno.

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Ridiamo nuova vita alla felce

Può capitare, quando si va in vacanza, di dimenticare una pianta nel luogo meno adatto per lei e senza acqua.

Così è accaduto per questa felce, che al mio ritorno aveva tutte le foglie secche e la terra secca secca. Gli erano rimaste solo due foglie verdi.

Cosa fare in questi casi?

1. Eliminare tutte le foglie secche. A mano o muniti di forbici.

2. Immergere il vaso in un contenitore riempito d’acqua.

3. Attendere e sperare.

Così ho fatto, ed ecco che dopo qualche giorno vedo rispuntare un piccolo punticino verde nel mare marrone delle foglie secche. Riuscirò a riportare questa felce agli antichi splendori? Spero di sì. L’ho posizionata in giardino in luogo costantemente all’ombra. Sono quasi sicuro che la felce ributterà germogli verdi. Le piante hanno una forte resistenza e soprattutto sanno misurare le loro risorse e utilizzarle nel modo più razionale ed efficace. 

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Nell’immagine qui sopra potete vedere, quasi al centro della foto, un primo germoglio verde che si è sviluppato tra le foglie secche.

Melograno in piena forma

… e ben ricco di fiori rossi e già qualche frutto. Merito del clima fresco di quest’anno, che oltre ad aver allontanato gli afidi, ha prodotto una rigogliosa vegetazione. Merito anche della potatura dell’anno scorso: ho tagliato i rami che avevano fruttificato – tra le righe per chi fosse interessato alla potatura del melograno, rimando alla mia piccola e modesta guida (Sulla potatura… una guida minima) sfogliabile e scaricabile da Issuu a questo indirizzo.

Dunque una bellissima sinfonia di colori mi regala il melograno quest’anno. Ma me ne regala poi di magnifici in autunno, per la gioia dei miei occhi. Per non parlare della gioia del mio palato, con i suoi chicchi rossi rossi pieni di tannino… e di poesia – sì proprio poesia, per me rimane una pianta e un frutto poetico, ricco di antichi significati culturali e di una ricca iconografia.

Parole, parole, parole… attendendo i frutti.

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Sulla potatura. Altri errori… frequenti? [VII]

Le piante d’alto fusto non richiedono potature, se non piccoli interventi di diradamento. Eppure, girando per le città, è frequente vedere alberi potati in modo brutale. Le conifere non si dovrebbero mai potare – a parte i minimi interventi di pulizia del secco, rami morti, piccoli diradamenti, etc.

Chi progetta il verde, chi pianta alberi lungo le strade o nei giardini pubblici, deve prevedere il diametro della chioma e la crescita dell’albero in funzione dello spazio attorno. Ma chi progetta il verde? E chi si occupa della potatura? Non sempre chi taglia gli alberi è un giardinere. Come ho già scritto in un precedente post alcune volte è sufficiente uno o due camion, una motosega, una scala… e tutti sono giardinieri.

Sulla potatura. Periodi [V]

I piccoli interventi di potatura si eseguono lungo tutto il periodo dell’anno senza problemi.
Attenzione agli interventi più consistenti, perché il periodo sbagliato può compromettere la fioritura o la fruttificazione.

La potatura dipende da specie a specie, ma solitamente si pota:
– a fine inverno, quando è passato il rischio gelate;
– d’estate, al raggiungimento del massimo sviluppo delle foglie;
– per alberi in vivaio il periodo più adatto per la potatura è la tarda primavera. In questo modo è possibile guidare la crescita di rami e foglie secondo una precisa forma;

Attenzione alle giornate umide e al mese di ottobre, quando molti alberi perdono le foglie e il rischio di infezione da parte di funghi (spore patogene) è più elevato.

Sulla potatura. Tipi di taglio [IV]

Un altro post noiso? Un pochino, spero non troppo. Quindi cominciamo subito:
taglio a filo tronco, da evitare, soprattutto se poi si va a sbucciare anche la corteccia. Gli elementi patogeni vanno ad insediarsi lì, e il povero albero non ha difese sufficienti per difendersi – le difese dell’albero sono contenute nel collare che con questo tipo di taglio viene eliminato;
spuntatura, si effettua sulla parte apicale del ramo, per evitare l’accrescimento e favorire l’irrobustimento;
speronatura, è un taglio di raccorciamento delle parti basali di rami e branche – le prime ramificazioni del fusto. L’asportazione della vegetazione lì presente favorisce l’afflusso di linfa nelle parti di ramo rimaste. L’effetto – su alberi vecchi o deboli – è la generazione di cacciate vigorose, dunque un rinnovo della vegetazione;
diradamento, come la speronatura anche il diradamento apporta linfa ai rami rimasti e contribuisce alla rigogliosa crescita di nuova vegetazione.

Sulla potatura. Tipi di potatura [III]

Possiamo dividere i tipi di potatura in due gruppi distinti:
a) la potatura a secco – solitamente invernale;
b) la potatura verde – tra luglio e agosto, per ridurre le cacciate della pianta e mantenerne la forma.

La potatura a secco comprende vari interventi – ordinari e straordinari, quando ad esempio la pianta è invasa da parassiti o si trova in condizioni vitali critiche. Vediamoli brevemente:
– potatura a secco di trapianto, dal vivaio alla messa a dimora;
– potatura secca di allevamento, dove vanno solitamente eliminati i rami malformati o eccessivi, prima della messa a dimora;
– potatura secca di mantenimento, va fatta solitamente ogni 5-7 anni;
– potatura secca di contenimento, si effettua nel caso la pianta vada contro a elementi architettonici come tettoie, fili dell’elettricità, etc.;
– potatura di risanamento, nel caso straordinario che la pianta sia attaccata da parassiti o insetti defogliatori;
– capitozzo, aiuto, il capitozzo spero non lo dobbiate mai fare, è un intervento straordinario che prevede l’asportazione di tutta la chioma. Eppure in varie città ho già visto alberi a cui han tagliato tutti i rami. Questo tipo di potatura può provocare la morte dell’albero stesso.

La potatura verde riguarda principalmente le conifere, le siepi e gli arbusti, le piante da fiore. Avrete ad esempio visto siepi potate con forme stravaganti, geometriche, etc. I giardini all’italiana – rispetto ai giardini all’inglese – prevedono non solo forme specifiche e curate per le siepi, ma una disposizione geometrica delle siepi stesse.

Un po’ noioso questo post, me ne rendo conto…

Sulla potatura [II]

Nella prima puntata: abbiamo scelto gli attrezzi adatti alle nostre esigenze, che abbiamo pulito e affilato le lame.
Adesso abbiamo una scala, dei guanti, e di fronte a noi… il soggetto da potare. Da dove partiamo?

Cominciamo da alcuni concetti base.
Come crescono le piante? Un primo ramo, che diventerà quello principale, cresce in altezza (fig. 1).

Se lo tagliamo come in fig. 2 cosa accadrà?

Ai lati cresceranno due nuovi rami (fig. 3).

E se tagliamo anche quelli? Ne cresceranno altri (fig.4).
Prima regola: più si potano i rami e più ne crescono – cosa che non accade per i capelli di noi maschi!

Vedremo in un post successivo i vari tipi di potatura. Per adesso accontentiamoci di questi concetti basilari e poniamoci una seconda importante domanda: se la mia pianta/albero è già grande, quali rami devo tagliare?
Alcune regole fondamentali:
• innanzitutto si potano i rami vecchi: alla pianta non servono più, le tolgono semmai forze e risorse;
• si potano i rami che si incrociano tra loro: le foglie respirano meglio, e i raggi del sole raggiungono meglio i frutti;
• i rami abbastanza grossi – diametro di 5 cm circa – vanno tagliati rispettando il collare, mai a filo tronco (fig. 5). Nel collare sono concentrare le difese della pianta dagli agenti esterni patogeni – muffe e parassiti;
• nelle piante da frutto eliminate i rami che hanno fruttificato;
• molte piante ad alto fusto – come le conifere – non hanno bisogno di essere potate, ma necessitano al massimo di piccoli interventi di ripulitura e diradamento.

Spero di esservi stato d’aiuto. Pur sapendo della complessità dell’argomento, non esauribile in poche righe, spero comunque di essere riuscito a fornirvi alcuni concetti chiave, che potete già applicare.

Sulla potatura [I]

Se avete letto l’introduzione a questo blog vi sarete accorti che nell’affrontare i temi di orto e giardino io intenda partire dalle cose semplici, perché è da queste che si arriva alla complessità.
Come anche ci ricorda Page Russel ne L’educazione del giardiniere:

Qualsiasi inizio può andar bene – una pianticella in un vaso di dieci centimetri può diventare una pianta di fagiolo su cui ci possiamo arrampicare per aprire un cancello ed entrare in un’altra dimensione di questo mondo.

Adesso è arrivato il momento di affrontare un tema complesso: la potatura.
Cercherò comunque di presentarvelo nel modo più semplice possibile, passo dopo passo.
Nell’economia del giardino la potatura è un importante argomento: una potatura mal eseguita può compromettere non solo la fruttificazione o la fioritura, ma la stessa salute e conservazione della pianta.
Cominciamo con ordine. Perché dovremo potare una pianta? In fondo, il regno vegetale è su questo pianeta da molto più tempo di noi esseri umani, e fino adesso se l’è cavata benissimo – il pericolo, in realtà, siamo noi. So anche che qualche lettrice di questo blog di potatura non ne vuole proprio sapere 😉 ma andiamo avanti comunque.
La potatura è un’operazione culturale che ci permette di modificare una pianta in senso estetico (forma) e funzionale (produzione di fiori e frutti). Una buona potatura significa più fiori, più frutti, maggiore senso estetico – ma qui ricordo che Gustibus non est disputandum, e certi alberi non potati stanno bene come sono.

Se dunque potare può essere cosa buona e giusta, la prima domanda che si pone è: con che cosa potare? Risposta: con gli attrezzi adatti, e sul mercato avete l’imbarazzo della scelta. Tra gli attrezzi basilari:
– forbici;
– cesoia;
– seghetto.
Poi a seconda delle proprie esigenze si sceglie l’attrezzo adatto: una cesoia per siepi, una motosega, uno svettatore telescopico, un coltello a falcetto, etc.
Non dimenticate la scala.

Ma quello che spesso si dimentica – e non è cosa da poco – è che tutti questi attrezzi, a lavoro ultimato, devono essere puliti, e se è il caso oliati e affilati. Con lame non ben affilate rischiate di slabbrare un ramo – il taglio invece deve essere netto. Così come con una sega sporca si rischia di portare muffe e parassiti da un albero ad un altro. Basta uno straccio, dell’alcool o della candeggina diluita con acqua per evitare questi evitabili inconvenienti.
Riepilogo sintetico per punti:
• importanza della potatura per la crescita della pianta;
• attrezzi adatti alle esigenze, puliti ed affilati.