Il ragno saltatore

Ecco un altro post dedicato ai piccoli insetti dell’orto.

Il ragno saltatore è di una simpatia incredibile, almeno così me lo immagino. Salta come un grillo, quindi deve essere felice come un grillo. Anche i grilli me li immagino insetti felici. C’è forse un background culturale che me li fa immaginare così, sicuramente. L’ape Maia, sicuramente.

Del ragno saltatore sono riuscito a fare solo qualche foto. La mia tentazione è sempre quella di avvicinarmi il più possibile prima di perdere la messa a fuoco. Ma con vari insetti, tra cui questo bel ragnetto, succede che se ne accorgono, e forse perché timidi, forse perché non vogliono farsi fotografare per essere inseriti in un piccolo e insignificante blog, ecco che scappano via. Tranne il ragno saltatore, che come dice il nome stesso, più che fuggire, è saltato via. In queste situazioni penso sempre di organizzarmi con macchina fotografica e cavalletto e provare a fotografare il ragno saltatore mentre salta. Invece poi non trovo il tempo e la voglia, e forse non è nemmeno così importante fotografarlo mentre salta. Mi convinco da me stesso. E così posso regalarvi solo questa piccola foto del ragno saltatore in procinto di saltare. A voi lascio immaginarvi il salto…

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Settembre

Che caldo! Non voglio tediarvi con statistiche… però che caldo ragazzi! Siamo quasi a metà settembre, e il mio nuovo termometro mi dice temperatura interna 26/28 gradi, temperatura esterna, di pomeriggio, 30 gradi!
È il caldo che sento sulla pelle appena esco in giardino.
Nella serra ho messo il vecchio termometro, anche lui con temperatura in e out. 30 gradi interna e 31 gradi esterna. Corpo di mille balene! Qui è come agosto!
Sabato sono andato ad ascoltare un quartetto a Villa Caldogno a Vicenza. Erano le 21, e anche dentro la villa faceva caldo. Sarà che forse ho troppe aspettative, o che forse sogno ad occhi aperti un settembre con temperature miti.

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Ecco, un ricordo di quando ero bambino, e mi aggiravo nell’orto in questo mese dell’anno. Le colture erano alla stato finale, e finiti tutti quei colori delle foglie e dei frutti, il mio interesse cadeva sui ragni, che tessevano la tela sui pali dei pomodori stanchi, giunti alla piena maturità. Grandi ragni crociati, che poi non ho più visto nel mio orto. Oggi invece trovo un bellissimo ragno granchio nascosto nelle gerbere, che sono state i fiori del mio orto giardino 2016. Il ragno granchio è bianco come la neve, quasi trasparente, e si nasconde nella bellezza dei fiori per avventarsi sul malcapitato insetto che capiti lì attirato da colori e profumi.

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La strategia del ragno / The Spider’s Stratagem

È anche un titolo di un film – che ho cercato di guardare, ma non ci sono riuscito. Ma nel mio caso, la strategia del ragno è quella di fingersi morto. Richiudersi a palla, senza muoversi, lasciando visibile solo il disegno dell’addome, il disegno di una croce.
Dopo tanti anni rivedo nel mio giardino il ragno croce.

… mi sembra di essere tornato bambino.

The strategy of the spider is to pretend to be dead. To close a ball, without moving, leaving visible only the design of the abdomen, which seems to a cross.
After so many years I see in my garden cross spider.

I feel like a little child again.

Alla ricerca della argiope fasciata

Cosa piace ai bambini? Tante cose, tra le quali anche i ragni.
E cosa piace agli adulti, a me in particolare? I ragni.

Così prendo per mano mio figlio e andiamo a Fimon, in proviancia di Vicenza, dove c’è un lago e attorno campi e colline. E tra la passeggiata che corre attorno al lago e i campi di mais che lo circondano ci sono i fossati. E vicino ai fossati, nell’erba che cresce spontanea, c’è l’argiope fasciata. Non una ma tante, una dietro l’altra. Sembrava di andare ad una sfilata. O a fare una passeggiata in centro dove ad un negozio ne segue un altro. O ancora, sembrava l’immagine delle fabbriche e fabbrichette che si alternano lungo le strade della provincia. Fabbrica, fabbrica, fabbrichetta, abitazione, fabbrica, campo, fabbrichetta, fabbrichetta, campo, fabbrica, campo, fabbrichetta, abitazione, abitazione, eccetera.

Così argiope fasciata, argiope fasciata, erba, argiope fasciata, argiope fasciata, erba, erba, argiope fasciata, e via di seguito. E le argiopi fasciate non sono tutte uguali, sono simili ma diverse. Ce ne sono di grandi, di più grandi, di piccole e di più piccole, alcune con la preda, altre senza, altre ancora nascoste sotto una foglia, altre al centro della loro ragnatela. So che a molti non piacciono i ragni, ma le ragnatele – dovete convenire – sono bellissime comunque. Così belle che per non romperle si preferisce imboccare un’altra strada. E si rimane incantati ad ammirarle: non sono certo l’unico ad essere ipnotizzato dal loro fascino.

Ma ritorniamo alle nostre argiopi. Perché proprio lì hanno fatto le ragnatele? Perché i grilli facilmente cadono in trappola. L’erba ne è piena. Saltano per dirigersi verso il campo e finiscono nella trappola a loro mortale. Ecco un’immagine del malcapitato grillo.

Se poi un bambino e il suo babbo camminano nell’erba e fanno saltare i grilli …le argiopi ringraziano.

Con il mio Tamron 90mm scendo e mi distendo nel fossato, metto a fuoco, scatto. Mi giro e mi accorgo che avevo una argiope fasciata dietro di me, e stavo cadendo nella sua ragnatela e ce ne sono tante, devo stare attento a come mi muovo.

Attiro anche un po’ di curiosi che rallentano il passo e vengono a sbirciare cosa sto fotografando, ma probabilmente non vedono niente perché sono troppo lontani per poter vedere i ragni gialli. Infine arriva un bambino che mi chiede “Ma cosa stai facendo lì dentro?” – mi viene in mente la favola de “I vestiti nuovi dell’imperatore”. Così gli dico: “sto fotografando una argiope fasciata”. E lui mi segue per vedere e sua mamma lo richiama… eccetera.

Rimedio anche una puntura sulla schiena. Non so se di un’argiope o di qualcos’altro. Ma nulla di grave.

Il ragno nero

Sollevando un pezzo di legno ho curiosato alla ricerca di qualche ospite, e mi ritrovo a tu per tu con un ragno tutto nero addormentato. Non si è mosso dal suo letto quando ho spostato il legno e l’ho riposto in un altro punto del mio orto.