Suoni d’estate

La nostra è essenzialmente una società dell’immagine e la vista è forse il nostro senso primo, a cui prestiamo la maggiore attenzione e grazie alla quale ci orientiamo nel mondo.

Pur essendo essenziali e importanti gli altri nostri sensi hanno un’importanza minore. Che dire del tatto? Importante anche questo, nei rapporti personali, nel rapporto con lo spazio circostante, nella scelta di materiali che ci accompagnano nella vita quotidiana – chi mai sceglierebbe un cuscino ruvido? E dell’olfatto? Non siamo forse molto più propensi ad entrare in un ambiente dove c’è un buon profumo piuttosto che in uno dove c’è un cattivo odore¡? Su questa sensazione ed esperienza si basa tutto il marketing olfattivo. Ed è altrettanto importante riconoscere odore di bruciato… per prevenire un principio d’incendio in un qualsiasi locale. E non è bello sentire l’odore della pioggia prima dell’imminente arrivo di un temporale o quello dell’erba appena tagliata? L’udito ha poi una funziona essenziale nella comunicazione verbale… e i jingle pubblicitari. E del gusto potremmo forse farne a meno? Assolutamente no! Il piacere del palato passa per il gusto.

Ma in genere ci orientiamo principalmente con la vista. Poi vengono gli altri sensi. O forse gli altri sensi sono in funzione della vista, e servono per contestualizzare e prendere coscienza di situazioni piacevoli o pericolose – quando in auto sentiamo la sirena dell’ambulanza prestiamo attenzione nel vedere da dove arriva per lasciarle spazio. O pensiamo alla funzione sociale del suono delle campane – dal medioevo ad oggi – nel richiamare i fedeli alla Santa messa. Basterebbe prestare attenzione agli altri nostri sensi per capire quanto siano importanti nell’orientamento conoscitivo con l’ambiente che ci circonda, e per apprezzare suoni diversi dal brusio del traffico o del rombo quasi assordante delle auto di grossa cilindrata che vogliono comunicare quanto sia potente la cilindrata dello “scatolotto di plastica e metallo” e conseguentemente quanto sia ricco – ma a volte di solo denaro – chi la guida. Quindi il suggerimento è una passeggiata nel sottobosco o in spiaggia – in quest’ultimo caso nelle prime ore dell’alba, prima che le voci dei bagnanti si mescolino al frangersi delle onde.

Questa breve premessa – ma era davvero necessaria? Beh, sì, lo era – per raccontarvi di un suono particolare che ha accompagnato sempre le mie estati. Quello delle cicale. In città, in collina e al mare. Vederle, queste cicale, non è sempre facile. Il loro frinito continuo e costante, quasi come un metronomo, termina nel momento in cui ci avviciniamo alla fonte del suono, e scrutare tra le foglie dell’albero per individuarla.

Ricordo al mare, in Croazia, di aver visto vari esoscheletri di cicale attaccate alla corteccia dell’albero, ma a vederne qualcuna era sempre difficile.

Ieri invece… eccone una. Mi trovavo a Sant’Orso, in provincia di Vicenza, e mi inerpicavo il un dolce declivio collinare. Un caldo e un’afa quasi insopportabili. Ero madido di sudore, la foschia si vedeva sulla pianura, come una coperta a coprire le case più lontane. In estate non serve una coperta, c’è già abbastanza caldo. Per questo ho scattato solo una foto al panorama, e cercavo qualcos’altro, di più degno aspetto. Ed ecco che improvvisamente vedo qualcosa su un palo che sorreggeva un giovane albero. Ma è proprio una cicala! E si è lasciata fotografare senza troppe remore. Ualà, la foto della cicala!

cicala

… e già che ci sono, in questa mia passeggiata ho trovato – su una porta di una chiesa – una falena, forse morta. Ma meritava una foto, anche solo per la sua grandezza. Eccola qui sotto.

falena

Vita nell’orto

Arriverà anche l’estate, ma la primavera è la mia stagione preferita. E so bene di non essere l’unico a pensarla in questo modo.

Clima mite e temperature piacevole, con un andirivieni di giornate assolate, nuvolose e qualche pioggia a intermezzare questo scambio quasi tennistico. E la Natura che si accende di toni gioiosi e sonori. Si vedono i primi insetti sui fiori che sbocciano in continuazione.

Ecco api e sirfidi volare tra i fiori.

E tra gli iris un’ombra nefasta! Uno di quegli insetti che i fiori li amano, ma anche li rovinano. Gli lascio pranzare in pace tra i bellissimi petali bianchi.

Eccolo qui il colpevole! Mamma mia! Ma quanto è brutto da così vicino!

E poi, mi volto… e chi ti vedo tra le lunghe foglie degli iris? Una libellula, che si è appoggiata. Azzurra come il cielo. Dicono sia sintomo di buona qualità dell’aria. Mah… non mi interessa approfondire la notizia, mi basta la libellula, che a trovarla nel mio orto in città mi chiedo da dove sia arrivata. Ma anche l’anno scorso l’avevo incontrata. E anche l’anno prima. Quindi ben ritornata!

Libellula

Infine la solita farfalla cavolaia. Questa volta la osservo planare tra la rucola.

Un bel movimento nell’orto di maggio…

Farfalla cavolaia

La dorifora della patata

Io non ho piantato patate nel mio orto. Ma allora cosa ci fa qui una dorifora della patata?

Quella che vedete in foto è un coleottero della famiglia dei Crisomelidi  (Chrysomelidae Latreille, 1802), che comprende trentacinquemila specie. Più precisamente si tratta della Leptinotarsa decemlineata, la Dorifora della patata, appunto.

Siccome non ha trovato patate si sta mangiando una foglia della melanzana. Gliela lascio mangiare e gli scatto altre due foto. Sì è vero, è un insetto fitofago – dannosa per le colture. Dalla foto potete anche vedere che ha già mangiato un pezzettino di foglia. Ma io avendo un orticello piccolo, e giunto a metà settembre, posso anche lasciarla pranzare. A parte il loro lato negativo – nemici dell’orto – i coleotteri sono sempre belli da vedere, quindi ho deciso di regalarvi questa foto 😉

Dorifora della patata

La farfalla colorata

È da due o tre anni che semino il miscuglio di fiori che attirano insetti e farfalle. 

Di insetti sì, ne ho visti molti svolazzare tra i colorati petali: sirfidi, api, vespe, piccoli coleotteri. Ma di farfalle ne ho viste ben poche. E mi sarebbe piaciuto vedere tante ali rosse, arancioni, gialle, planare sulle corolle dei fiori del miscuglio di fiori che attira insetti e farfalle. Invece niente, a parte le bianche cavolaie, che però preferiscono cavoli e lavanda. Almeno fino a questa sera. 

Sul muro di casa ecco una piccola farfalla dalle lussureggianti ali. Ferma, immobile sul bianco intonaco. Intonaci che attirano le farfalle. 

Mi viene da sorridere, ma tutto sommato mi fa altrettanto piacere. 

Dovrò trovare un imbianchino esperto in intonaci che attirano le farfalle.

Farfalla colorata
farfalla colorata
Una bella macro per questa “prima” e spero non ultima farfalla colorata…

Creature dell’orto

Sedetevi tranquilli, su una comoda sedia, e osservate il vostro orto, molto lentamente…

C’è la farfalla cavolaia, che attenta i miei cavoli deponendo le uova. Ma è così bella vederla volare che non ho il coraggio di scacciarla. Non danza da sola, ma accompagnata ad un’altra e si intrecciano per un momento, poi si allontanano, infine, ognuna si fermano su qualche fiore. E poi sui cavoli.

farfalla cavolaia

C’è la mosca, insetto inetto, forse sporco, non certo piacevole a vedere. Ma il ragno l’aspetta nella sua tela. Dunque anche la mosca la lascio volare, e appoggiarsi alle colture.

mosca

Ci sono le api e le sirfidi. Impollinano a tutto spiano. E tanto le vorrei ringraziare del loro lavoro. Ma non faccio tempo ad avvicinarmi che subito volano via. È un piacere non solo vederle tra i fiori, ma sentire il rumore – musica¡ – delle loro ali, mentre si appoggiano da un fiore all’altro.

ape

C’è la locusta, ancora piccina, che deve crescere. Certo non la scaccio. Finché è da sola non ci sono problemi. Ma se arrivassero a frotte… ne sarei impaurito. Mangia pure qualche foglia piccola locusta, te lo concedo volentieri.

piccola locusta

C’è la lucertola, anzi, ce ne sono tante. Gli piace nascondersi nel composter. Poi esce quando ci sono i primi raggi di sole, per riscaldarsi come se fosse in spiaggia. È così veloce nella fuga che quasi non riesco a fotografarla. Alle lucertole lascio cibarsi delle fragole. Sembra ne siano ghiotte.

E poi c’è la chiocciola, anzi, ce ne sono tante. E loro sì possono rappresentare un problema. Ma il riccio ne fa man bassa, quando esce di sera. È sempre così timido e riservato che l’ho visto nemmeno una decina di volte.

chiocciola

Poi ci sarebbero tanti altri insetti, ma non vorrei annoiarvi.

Sarà per un prossimo post…

La libellula è ritornata

Mi sono chiesto e mi chiedo tutt’ora, senza trovare una minima risposta: cosa ci fa una libellula in città?

Non ci sono laghi, acquitrini o zone d’acqua qui vicino… io le libellule, fin da quando ero ragazzino, me le ricordavo al lago di Fimon, o alla roggia Seriola, o in qualche lago in collina. Ma non in città – tenendo conto del limite di velocità nelle zone abitate, che è di 50 km/h ma in alcuni posti è di 30 km/h, le libellule in città rischiano pure di prendersi una multa, perché con il loro volo possono arrivare anche a 50 km/h. Anche per questo non capisco cosa ci faccia in città una libellula. Eppure lei vola nel mio orto e si appoggia sui fiori di lavanda o sulle canne di bambù che tengono in piedi – e un po’, ma davvero poco, in ordine le piante di pomodoro.

Mi lascia tutto il tempo di fotografarla, perché poi se ne va quando mi avvicino troppo a lei con il 90mm macro. Ma poi ritorna. Sempre nello stesso posto.

Così uno, due, tre… una ventina di scatti alla libellula. Poi il sole scalda troppo, e me ne ritorno nelle mie stanze…

libellula

Iris Hotel – part II

Vi avevo promesso che avrei osservato meglio la situazione dell’Iris, e così ho fatto domenica scorsa.

Un gran movimento d’insetti tra gli iris, un va e vieni di api, sirfidi, formiche… il pienone…. e tante sorprese.

Ma prima di iniziare un ringraziamento ad Alessandra che mi ha scritto – chiedendomi il nome di quell’insetto nero con le macchioline bianche – e mi ha spronato a documentarmi bene. Così adesso posso dirvi che si tratta di uno scarabeo, precisamente il o la Oxythyrea funesta, che uno si chiede ma perché “funesta”? Perché gli piace così tanto il polline che rischia di far danni al fiore, non è che sia cattiva, perché dall’altro verso svolge la buona funzione di impollinatrice, ma il polline le piace così tanto che non bada a delicatezze e può rovinare il fiore. Pazienza dico io. È un insetto abbastanza comune. Fastidio sugli iris non me ne dà. E ancora grazie ad Alessandra.

Ma vediamo adesso chi ho trovato su e tra gli iris. Innanzitutto il famigerato ragno granchio, ma ne parlo dopo perché è stata propria una rivelazione.

Cominciamo dalle formiche. Vanno su e giù per gli iris, non so a cosa cercare, ma le vedi scalare le alte vette bianche, e sembrano tanti omini neri che cercano un qualche record nel raggiungere la punta più alta. Le formiche – pur nella loro piccolezza – secondo me son megalomani. Avete mai visto i formicai di montagna? Sembrano la torre di Babele. E tutte che lavorano a ritmi forsennati. Su, giù avanti, indietro. Anche sugli iris, ispezionano, lanciano i messaggi ferormonali alle altre del formicaio, e per gli iris è un continuo andare avanti e indietro di queste piccole formiche.

Formica sul fiore di Iris

Poi ci sono le mosche. Le mosche ci sono dappertutto.

Molti si domandano «Ma chi le ha inventate le mosche? Era proprio necessario?» Non so rispondere, però la mosca che ho trovato era più graziosa delle altre – non voglio dire meno brutta, mica voglio offenderla – piccola, sembrava anche un pò sperduta lì tra il verde delle foglie e il bianco dei fiori. Poi infatti è volata via.

Anche la mosca – che fa schifo a tutti, soprattutto alle vacche che hanno sempre delle nuvole di mosche che vanno sempre a rompergli le scatole mentre pascolano – anche la mosca, dicevo, ha bisogno di un pò di bellezza. E così si è appoggiata alla foglia dell’iris e si lasciava un pò dondolare.

Mosca su foglia di iris

Api e sirfidi? Certo, quelle non devono mancare, e non mancano mai tra gli iris. Ti diverti anche a vederle entrare tra i petali dell’iris a rubare il polline e poi subito volano via verso un altro fiore. Ecco una foto, giusto per non fargli torto e documentare anche loro. 

Forse mancava il calabrone, che so che arriva, ma quella domenica evidentemente era in altri lidi. Il calabrone quando svolazza lo senti molto bene. Penso agli insetti più piccoli che subito lo riconoscono. Tutto nero, un rumore incredibile.

Mamma mia chissà che paura… 

Sirfide su iris

Poi la prima sorpresa: un ragno saltatore un pò più grande di quelli che sono abituato a vedere. Ormai con i ragni saltatori ho un rapporto privilegiato.

Sono molto gentili e ci guardiamo negli occhi. Lui dirà «guarda questo qui, ne ha solo due», perché lui ne ha quattro davanti e due sulla testa. Sei occhi ha il ragno saltatore.

Dicevo che ci guardiamo negli occhi, mi avvicino, gli faccio anche 2-3-4 foto, lui sta tranquillo anzi forse gli piace farsi fotografare, si gira anche di lato a mostrarmi il suo fisico atletico. Però è un pò troppo spettinato. Devo dirglielo.

Ragno saltatore su iris

ragno saltatore

Ah… dimenticavo. Le cimici. Anche loro sugli iris. In luna di miele. Le cimici non è che siano simpatiche, ma almeno sono di quelle nostrane. Spero di non vedere quelle asiatiche come lo scorso anno. Quelle asiatiche sono terribili per i frutti della terra – neanche quelle nostrane non scherzano.

Per capirci è come dire: ci sono le zanzare normali… e la zanzara tigre.

Bella differenza!

Due cimici

E veniamo adesso alla rivelazione della giornata. Il ragno granchio, crab spiders in inglese. Se ne sta tra gli iris dalla parte opposta del giardino, a mezz’ombra. L’ho guardato per buona parte della mattinata.

Si muoveva agile ma con atteggiamento circospetto sulla foglia dell’iris, tessendo anche la ragnatela – dovreste vederla dalla foto qui sotto. 

Ragno granchio

Quasi un detective questo ragno granchio, che non vuole farsi né vedere né tantomeno riconoscere. Però tu sei bianco, la foglia è verde… ti vedono subito, o no? No, l’esperto è lui, io non ho diritto di replica. Guardo cosa fa e al massimo scatto qualche foto.

A un certo punto mi accorgo che il ragno granchio tutto bianco è sotto la foglia, e apre le sue zampe proprio come farebbe un granchio, tanto che a guardare la foglia adesso si vedono spuntare due zampette bianche da quella strada verde. Quindi per fare una foto che si capisca bene che è un ragno granchio devo andare sotto alla foglia.

Faccio anch’io con circospezione. Ecco la foto, non è bellissima ma si capisce al volo perché a questo piccolo e bianco aracnide gli hanno affibbiato l’epiteto di ragno granchio.

Ragno granchio

Ecco la storia finirebbe qui. Nel senso che poi io sono andato via tutto il pomeriggio e sono ritornato di sera. Di sera tutto è finito, le api e le sirfidi sono andate via dall’iris, lo scarabeo nero con le macchie bianche dorme tra i petali degli iris… però io vado comunque a fare quattro passi in giardino. E cosa trovo? 

Ecco la sorpresa, che proprio non me lo aspettavo… il ragno granchio ha catturato una preda! Un’ape molto grande rispetto a lui che è piccino. Non ci ha pensato due volte ad agguantarla di scatto, a stordirla con il suo veleno.

Sarà piccino il ragno granchio ma è micidiale. Ecco l’ape grande vittima del ragno granchio, morire tra le foglie bianche del bellissimo iris.

Ragno granchio

Subito ho pensato all’Ofelia di Shakespeare: 

Una disgrazia incalza alle calcagna

un’altra, tanto presto si succedono.

Laerte, tua sorella s’è annegata.

Finale [da dimenticare per la poca poesia]

Ecco, fine. Mi dispiace anche lasciarvi con questa immagine macabra, che non sembra un bel finale. Ma cosa volete farci, la natura è un cerchio che ruota. Si muore, si nasce, si vive, si muore di nuovo. L’importante è che tutto continui a ruotare. Guardate le stelle… per questa storia della rotazione hanno anche messo al rogo delle persone…

Iris Hotel

Per noi esser umani l’iris è un fiore – simbolo di fede nell’iconografia cristiana, per via del ricorrere del numero tre: tre petali in verticale, tre quelli che guardano verso il basso. Ma anche simbolo di saggezza, perché è tutto proteso verso il cielo questo fiore, e sembra che aneli a provare a toccarlo e a comprendere il divino.

Ben diversamente la pensa il ragnetto dal candido colore tendente al bianco che sotto ai suoi petali si nasconde e trova la sua casa. Non solo quindi l’insetto nero con le macchiette bianche, ma anche il ragnetto trova nell’iris la giusta comodità. Dovrò anzi starci più attento agli iris del mio giardino, e guardar bene tra le foglie, ché sicuramente ci trovo qualche altra piccola creatura che utilizza il bianco fiore come un hotel. Molto alla moda, e chic direi, con forme dal design avanguardistico che svettano su nel cielo e si fanno un baffo del Burj Khalifa (828 metri), del Princess Tower (413 metri), del Marina 101 (425 metri) o degli altri grattacieli degli Emirati.

L’iris bianco è bello abbastanza per il ragnetto che se ne sta lì nascosto tra i petali. Dev’essere uno di quei ragni che non fanno la ragnatela, ma catturano la preda con l’astuzia e la pazienza. Nel mio caso non credo si tratti della specie dei Thomisidae – i cosiddetti ragni granchio – e quindi lascio al parere di qualche lettore interessato all’entomologia, se non ad un entomologo vero e proprio – che mi farebbe grande onore a visitare questo blog – il favore di scrivermi il nome di questo simpatico aracnide.

Ragno nell'iris

E adesso? Il tempo di ritornare ai piani alti, prendere la fotocamera, rifiondarmi in giardino e fare diversi tentativi di scatto. A volte, anch’io mi sento come un ragno quando impugno la fotocamera. Pazienza ci vuole, anche in questo caso. E qui mi fermo e non scrivo più. Lascio alle immagini il compito di farvi sorridere – e spero anche di farvi apprezzare ancor più la bellezza di queste cose apparentemente semplici, che sono appunto i fiori…

Ragno nell'Iris
Qui il ragnetto allungava le zampette, ma non per stiracchiarsi. Probabilmente stava tessendo una ragnatela, come poi si vede nella foto più sotto

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Vita di un insetto tra gli Iris

Lui è tutto nero con delle macchiette bianche sul dorso. È un pò bruttino a dir la verità, però ha scelto di vivere in uno dei più bei fiori del giardino: l’iris. L’iris è bianco e lui, l’insetto, è tutto nero. Un forte contrasto, ma questo gli fa piacere.

L’insetto si sveglia al mattino – non particolarmente presto – e siccome ieri ha piovuto, o comunque qualche goccia di rugiada la trova sempre, cammina lentamente sul petalo dell’iris finché non trova una conca del petalo dove si è depositata l’acqua. E comincia a bere. Beve con calma, molto lentamente. A vederlo così direi che questo insetto sia di carattere schivo, forse un pò timido, sicuramente molto riservato.

Sta davvero tanto a bere, forse si fa una scorta d’acqua, pensa che se nei prossimi giorni non piove, o non trova la rugiada, almeno ha bevuto abbastanza e resiste quanto basta per riprodursi, perché per tutti gli insetti – e non solo – la sopravvivenza della propria specie è fondamentale, è un comportamento innato e, come si dice, “specie-specifico”.

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Andiamo avanti. Cosa fa l’insetto nero con delle macchiette bianche sul dorso quando ha finito di bere? Ripercorre il petalo del fiore all’inverso, e va a cercare polline o qualcosa da mangiare che io non riesco a vedere, non che abbia perso la vista, è che sono cose piccole che io non noto. Come se un gigante vedesse noi umani mangiare dei piselli. Sono così piccoli che neanche lui credo li vedrebbe.

Quando l’insetto nero con delle macchiette bianche mangia qualcosa dentro al fiore di iris, presto diventa tutto giallo-arancione del polline del fiore. Ecco che adesso mi sembra anche più bello. Sta lì a mangiare tutto il giorno, sempre calmo, con movimenti lenti, dalla mattina fino alla sera. E poi?

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Al termine del giorno, quando il sole scende e si nasconde dietro al tetto della casa del mio vicino – lo so, non è tanto poetica come immagine, ma è così, che ci devo fare?! – quando il sole scende, dicevo, ecco che lui il suo posto letto ce l’ha. Si mette tra i petali, e lì trova rifugio e dorme, fino al mattino successivo.

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Questa è la vita dell’insetto nero con delle macchiette bianche sul dorso. Anch’io in queste settimane, con la storia di questo virus Covid-19, non è che facessi qualcosa di molto diverso, vivevo nella mia casa così come l’insetto nero con delle macchiette bianche vive nel fiore dell’iris, che probabilmente considera come “il suo fiore”.

Non so se questa storia – reale – sia triste o felice, però è così. È una storia come tante altre.

Rimedi contro gli afidi

Basta poco, non te ne accorgi subito, ed ecco le rose invasi dagli afidi.

Poi si spostano sul melograno, o in altri luoghi dove non vorresti. E anche se rimangono sulle rose, propio lì dove ci sono i boccioli che ci regaleranno tanti bei fiori estivi…

I rimedi possono essere diversi.

Si possono togliere a mano (magari indossando un paio di guanti), si possono prevenire con estratto d’ortica, oppure, nel mio caso, che gli afidi erano proprio tanti, ho utilizzato un insetticida specifico, ma consentito in agricoltura biologica, della Naturen.

Ad essere precisi questo prodotto è un insetticida e acaricida, per piante ornamentali (non usatelo per le colture dell’orto), utile rimedio contro ragno rosso, afidi, aleurodidi, cocciniglia. La sua protezione è indicata per rosai, fiori, alberi e arbusti. Lo utilizzo da più di un anno… e funziona.

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Naturen® Biopolysect AL è l’insetticida e acaricida di origine naturale specifico per proteggere le piante ornamentali efficace contro molte specie di insetti che infestano le piante da giardino e da appartamento quali afidi, mosca bianca, cocciniglie e acari. Il prodotto è a base di olio di colza, e agisce formando una pellicola che copre l’insetto impedendogli di respirare. È efficace in tutte le fasi di sviluppo degli insetti: uova, larve, adulti. Prodotto pronto all’uso, si applica spruzzando accuratamente la lamina superiore e inferiore delle foglie. Effettuare al massimo 3 trattamenti con un intervallo di 7-10 giorni.

La locusta sui fiori

Per essere più precisi, sullo stelo dei fiori.

Ed ecco che lo stelo si piega, perché il peso della locusta è notevole. È sempre nel mio giardino questa locusta solitaria. A volte mi fa sobbalzare perché magari non la vedo, mi avvicino a qualche pianta… e improvvisamente il suo sbattere d’ali a volar via.

Poi quando si appoggia su fiori e piante se ne sta lì buona, e posso anche avvicinarmi. Se lei mi vede comincia a spostarsi, lentamente. ormai avrà capito che non le voglio far del male. Piuttosto che legge questo blog avrà forse un attimo di sgomento nel vedere questa creatura non certo bella in così esplicito primo piano. Eppure è lo stesso affascinante, anche se fa un po’ ribrezzo guardarla.

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Osservate le sue zampette, con quegli arpioni ottimi per ancorarsi su tutte le superfici possibili e immaginabili. E poi, finché è una sola… Già tremo a pensare al passo biblico dell’invasione delle locuste, o a pensare a posti così lontani e selvaggi come l’Australia, dove le invasioni di locuste – nuvole di locuste! – sono possibili… e già avvenute! Dio ce ne salvi. Ho già abbastanza da fare con afidi, comici e compagnia bella.

Forse per questo, un pensiero alla locusta bruttina

E qui sotto un primissimo piano.

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Arrivano i bruchi

La cosa bella di un orto è che un giorno ti svegli e ti accorgi che i tuoi fiori sono sbocciati… oppure che i pomodoro sono pronti per essere portati in tavola… o ancora che sotto a quella foglia grande c’è uno zucchino che puoi prendere, tagliare, e far cuocere sul fuoco… oppure… ti accorgi che i cavoli sono invasi non da uno, ma da una decina di bruchi.

E quel che è peggio… hanno già mangiato un bel po’ di foglie.

Ahimè, la vita di un neofita agricoltore è fatto anche di piccole delusioni. 😦

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