La locusta sui fiori

Per essere più precisi, sullo stelo dei fiori.

Ed ecco che lo stelo si piega, perché il peso della locusta è notevole. È sempre nel mio giardino questa locusta solitaria. A volte mi fa sobbalzare perché magari non la vedo, mi avvicino a qualche pianta… e improvvisamente il suo sbattere d’ali a volar via.

Poi quando si appoggia su fiori e piante se ne sta lì buona, e posso anche avvicinarmi. Se lei mi vede comincia a spostarsi, lentamente. ormai avrà capito che non le voglio far del male. Piuttosto che legge questo blog avrà forse un attimo di sgomento nel vedere questa creatura non certo bella in così esplicito primo piano. Eppure è lo stesso affascinante, anche se fa un po’ ribrezzo guardarla.

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Osservate le sue zampette, con quegli arpioni ottimi per ancorarsi su tutte le superfici possibili e immaginabili. E poi, finché è una sola… Già tremo a pensare al passo biblico dell’invasione delle locuste, o a pensare a posti così lontani e selvaggi come l’Australia, dove le invasioni di locuste – nuvole di locuste! – sono possibili… e già avvenute! Dio ce ne salvi. Ho già abbastanza da fare con afidi, comici e compagnia bella.

Forse per questo, un pensiero alla locusta bruttina

E qui sotto un primissimo piano.

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Arrivano i bruchi

La cosa bella di un orto è che un giorno ti svegli e ti accorgi che i tuoi fiori sono sbocciati… oppure che i pomodoro sono pronti per essere portati in tavola… o ancora che sotto a quella foglia grande c’è uno zucchino che puoi prendere, tagliare, e far cuocere sul fuoco… oppure… ti accorgi che i cavoli sono invasi non da uno, ma da una decina di bruchi.

E quel che è peggio… hanno già mangiato un bel po’ di foglie.

Ahimè, la vita di un neofita agricoltore è fatto anche di piccole delusioni. 😦

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Incontri singolari

Mi capita, ogni tanto, di incontrare un mantide religiosa.

È sempre un piacere guardarla muoversi. Ancora più bello vederla catturare una preda. È velocissima. Comincia a ondeggiare come se fosse una foglia mossa dal vento, e poi, in una frazione di secondo, affonda i suoi artigli sulla preda, la porta alla bocca e comincia a mangiarla.

Questa stava camminando su un antico parapetto di marmo di Vicenza. Io stavo osservando il panorama, poi giro lo sguardo e la vedo avvicinarsi…

A pensare al marito della mantide mi vengono i brividi di paura…

La vanessa nell’ortica

Finalmente una farfalla colorata che svolazza tra i fiori della lavanda e si ferma di tanto in tanto a succhiare nettare. E questa volta anch’io voglio essere informato, prendo il mio libro sulle farfalle e le falene di David Carter con fotografie di Frank Greenaway e comincio a sfogliare le pagine finché, a pagina 110, identifico la farfalla – diversa dalle solite bianche cavolaie – che svolazzava nel mio orto.

Sarà anche, come dice il libro “una delle più comuni farfalle europee”, ma certo mi fa piacere venga a fare i suoi giri tra i fiori di lavanda.

Vi enumero le caratteristiche principali di questa farfalla (chiamata proprio la vanessa nell’ortica), il cui nome deriva dal fatto che si sviluppa sull’ortica (ma nel mio orto mica c’è l’ortica… mah…).

Ha un’apertura alare dai 4,5 ai 5 cm ed è diffusa in Europa e nell’Asia temperata fino al Giappone.

Ma non finisce qui, perché sfogliando il libercolo sulle farfalle mi imbatto in una foto di un fiore che assomiglia molto a quello che vi ho proposto su questo blog qualche giorno fa, e di cui ignoravo il nome. Trattasi del fiore della pianta di ghiaccio (Mesembrianthemum crystallinum) – che vi propongo in foto qui sotto. 

Due piccioni con una fava. Vedi che a leggere un po’ c’è tutto di guadagnato?

Nota: curiosando in internet trovo come Mesembrianthemum crystallinum un’altra pianta, diversa dalla mia. Ma nel libro delle farfalle era indicata quella che ho nell’orto. Aiuto! Un botanico! Ho bisogno di un botanico! Scusatemi per l’errore di denominazione incontrollata… spero apprezzerete comunque il fiore…

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Love is love / 2

Eh sì, anche loro, quelle cimici che a noi agricoltori della domenica proprio non piacciono… anche loro si accoppiano. Love is love.

Cimice maschio e cimice femmina. Non potevo non fotografarli.

Per chi non ama queste scene, cambi post, ritorni su questo blog fra una settimana che questo post sarà andato sotto ad altri post e non vedrete gli odiati cimici verdi mentre si accoppiano.

Cimicidae Latreille, 1804, è una famiglia cosmopolita di piccoli insetti dell’ordine dei Rincoti Heteroptera, superfamiglia Cimicoidea. Sono spesso chiamate comunemente cimici o cimici dei letti; entrambi i nomi comuni sono tuttavia poco appropriati, in quanto il nome di cimice è attribuito per estensione alla generalità degli Eterotteri, mentre quello di cimice dei letti fa riferimento, in senso stretto, alla specie Cimex lectularius, la più nota perché associata all’uomo. La maggior parte dei Cimicidae, tuttavia, non ha relazioni trofiche con la specie umana. L’intera famiglia è in ogni modo rappresentata da specie ematofaghe a spese di uccelli e mammiferi. (da Wikipedia)

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Le formiche

Anche le formiche amano gli iris. Un po’ mi stanno antipatiche le formiche, un po’ mi piacciano. Mi stanno antipatiche perché proteggono gli afidi e combattono le coccinelle. Invece mi stanno simpatiche e le stimo per come organizzano bene il lavoro. Qui in città le formiche sono piccoline. Se volete vedere delle belle formiche bisogna andare in montagna.

Mi ricordo dei formicai giganteschi e delle formiche gigantesche anche loro. Immaginavo sempre, quando vedevo uno di questi formicai, fatti a tronco di cono e alti forse una sessantina di centimetri, o anche di più, non so, dicevo, mi immaginavo una persona sprovveduta che, stanca di aver camminato, si appoggiava a questo formicaio per riprendere fiato…

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