La raccolta delle melagrane

L’albero è stracolmo. Piccole, grandi, appese a sottili rami, appoggiate tra di loro, alcune già cadute a terra, con le formiche che ci sguazzano dentro.

È proprio l’ora di raccoglierle e di gustarne, per il mio palato, il sugo, e per la mia vista, quegli infiniti chicchi rossi come rubini.

Un’operazione delicata quella della raccolta delle melagrane sul mio albero – ma non solo sul mio. Spine affilate si conficcano qua e là sulla mia pelle. Non che sia troppo distratto, ma succede sempre… ma questo non mi duole. Perché penso già a quando aprirò i meravigliosi frutti del melograno – quei semini che per essere precisi si chiamano arilli -, quando riempirò la mia mano dei tanti piccoli frutti rossi e in un boccone in bocca. Oppure quando prenderò lo schiacciapatate e con forza schiaccerò tutti gli arilli per farne uscire un delizioso succo rosso.

Frutto consigliato per contrastare i malanni di stagione. Oltre alla fibra (4%), ai sali minerali (ferro, potassio, fosforo, magnesio…), alle vitamine (gruppi A, B, C, E, K), ai modaioli principi attivi antiossidanti… le melagrane sono per me anche poesia.  

E cosa c’entra la poesia con il naturale fabbisogno di mangiare?

Visto che siamo animali simbolici… c’entra moltissimo, a volte più del cibo stesso…

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Ed eccoci alla preparazione del succo di melagrana.

Questo è il mio metodo. Prendetevi un grembiule da cucina, perché il succo di melagrana è difficile da togliere. Prendete poi uno scolapasta in ferro. Aprite le melagrane e togliete con pazienza gli arilli. Potete farlo ascoltando la radio, così è più piacevole, se volete.

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Poi prendete una caraffa e uno schiacciapatate. Lo schiacciapatate deve andare dentro la caraffa, così non fate troppi schizzi, perché il succo di melagrana è difficile da togliere.

Riempite lo schiacciapatate, schiacciate gli arilli, una volta schiacciati li buttate nell’umido, e continuate così…

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