È tempo di rose a Villa Carlotta

Dopo le imponenti fioriture di azalee e rododendri che rendono tanto famoso il nome di Villa Carlotta, adesso è il tempo delle rose.

Ci accolgono da subito nel giardino all’italiana, poste sulle spalliere colorano le scale che salgono al museo. Amiamo i loro fiori, sia quelli semplici che le forme più complesse e voluttuose, ci dilettiamo con il loro profumo e vi abbiamo attribuito significati che consentissero anche a noi uomini di comunicare messaggi (bianca l’innocenza, rosa l’amicizia, gialla la gelosia..). In realtà, come ogni fiore che sia impollinato da animali, quelli delle rose costituiscono, dal punto di vista della botanica, un sistema di comunicazione con gli insetti impollinatori. Già, perché il colore e le soavi note del loro profumo non sono stati inventati per noi, ma bensì per richiamare al lussuoso banchetto gli insetti, ingordi di nettare e polline, che in cambio di un lauto pasto assicureranno l’incontro del polline con gli ovuli e quindi il futuro sviluppo dei semi.

Ecco quindi che le rose, osservate da un punto di vista meno ‘antropocentrico’ non possono essere considerate altro che l’organo sessuale di una pianta che, nell’impossibilità di muoversi per incontrare un partner, affida il complicato processo della fecondazione ad un organismo animale in grado di promuovere l’incontro fra sessi differenti. La rosa, come tanti altri fiori, non è altro che un frutto in potenza, ossia il futuro contenitore della progenie di un organismo afferente ad una determinata specie.

A voler essere precisi, però, quello della rosa è definito dai botanici un falso frutto, perché – a differenza di tanti altri frutti – non ha origine dall’ingrossamento dell’ovario, la struttura che contiene gli ovuli, ma deriva invece dall’ingrossamento del ricettacolo, ovvero quell’elemento su cui sono inseriti petali e stami, oltre che l’ovario. E la stessa cosa vale per alcuni parenti della rosa, appartenenti alla medesima famiglia, le rosacee, che noi conosciamo molto bene: mele, pere, albicocche e pesche sono infatti dei falsi frutti.

Nel 2018 un nuovo allestimento è stato realizzato vicino alla caffetteria di Villa Carlotta, dove sono state inserite diverse cultivar di rose inglesi. Queste ultime, meritano un posto di riguardo nella storia dell’ibridazione delle rose, perché è grazie ad ibridatori britannici come David Austin che oggi possiamo apprezzare l’eleganza e i caratteri ‘nobili’ delle rose antiche e la rifiorenza delle rose moderne. Le rose inglesi, infatti, sono state prodotte a partire dalla seconda metà del secolo scorso con l’intento di riunire la bellezza, lo charme, la fragranza e il portamento cespuglioso delle rose antiche (come Rosa gallica, Rosa damascena e Rosa alba) al carattere rifiorente delle rose moderne oltre che alla maggior varietà di tinte cromatiche che esse offrivano.

Tra le rose rampicanti allevate a spalliera sulle scalee che conducono alla Villa ci piace raccontarvi di Rosa x hybrid ‘Rosanna’, selezionata dalla nursery del famoso ibridatore tedesco Kordes nel 2002.  Ha fiori grandi, a forma di coppa, composti da più di 40 petali color rosa salmone, leggermente profumati. Molto rifiorente e resistente alle malattie, ha foglie larghe, lucenti, molto dense. Questa varietà ha vinto numerosi premi.

‘Harlekin’ è un’altra delle rose che incontrerete sulle terrazze del giardino all’italiana. Tipicamente rifiorente, con grandi fiori a coppa che compaiono sui rami singolarmente o in gruppo fino a cinque, petali profondamente venati di un brillante color cremisi su sfondo bianco crema o rosa pallido: questi colori vengono mantenuti finché i petali cadono. Una caratteristica interessante di questa cultivar è che i fiori tendono a reclinare leggermente verso il basso, caratteristica apprezzata nelle rose rampicanti.

Per quanto riguarda le rose inglesi inserite nella nuova aiuola situata nei pressi della caffetteria sicuramente da ricordare è ‘Jertrude Jekyll’ che, riunisce i caratteri tipici di questo gruppo: il rosa delle rose antiche (che era quasi scomparso quando furono ottenute le prime rose moderne tra gli ibridi di Tea) e il profumo, forte ma ben bilanciato, uno tra i più gradevoli fra le rose inglesi, ereditato dal progenitore da cui si ricavò il polline nel processo di ibridazione, ovvero la rosa Portland ‘ Comte de Charmbord’, insieme alla rifiorenza, che ci consente di mostrarvi i suoi bellissimi fiori da maggio fino a fine stagione.

Un cenno, infine, merita il cespuglio che quasi nessuno nota – e proprio per questo vogliamo raccontarvene – nei pressi del museo degli attrezzi agricoli: si tratta di una Rosa chinensis ‘ Mutabilis’, ibrido nata in Italia probabilmente agli inizi del ‘900 (le sue origini sono oscure, pare sia stata introdotta nei giardini Borromeo sull’Isola Bella) e oggi molto popolare nei giardini delle zone a clima temperato. Un piccolo cespuglio sul quale i fiori non mancano mai: i boccioli sono arancioni o gialli, quando si aprono diventano rosa e al termine della loro esistenza acquisiscono tinte di un bellissimo color cremisi pallido; questa caratteristica, unita alla rifiorenza, fa sì che sulla pianta siano presenti fiori e boccioli di colori differenti nello stesso momento, rendendola interessante in ogni momento della bella stagione.

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