Il giardino islamico

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È uno di quei bei libroni dell’Electa che mi piacciono assai. Già a vederlo sai che troverai contenuti di qualità e belle immagini, me lo sento. È un piacere anche solo sfogliarlo e immaginare quei luoghi così lontani… il caldo secco, il ristoro di un’oasi d’acqua.
Il giardino islamico di Attilio Petruccioli è un bellissimo libro con contributi di vari studiosi che hanno cercato di capire e spiegare la relazione tra giardino, contesto ambientale, valori sociali e ideali simbolici – il sottotitolo del libro è appunto: Architettura, natura, paesaggio.

La parola chiave per approcciarsi al concetto di giardino islamico è sicuramente locus horridus, perché il paesaggio in quelle regioni è principalmente il deserto, che è assenza di vita – assenza di acqua – e di vegetazione (Cfr. il saggio introduttivo Il giardino islamico come metafora del paradiso, di Maria Jesùs Rubiera y Mata).

Immaginatevi per un attimo nel deserto. Cosa fate? Sognate un’oasi, giusto? Quell’assenza di vita nel paesaggio circostante diventa il termine di riferimento per strutturare linguaggio e società. Quello che non c’è diventa la massima aspirazione… il paradiso. Il giardino arabo islamico diventa luogo per eccellenza dell’immaginario, luogo che delizia i sensi – il gusto di un frutto, il profumo di un fiore, la sensualità delle foglie al tatto, la vista di tanti colori, il verso degli uccelli sopra agli alberi – e luogo che dà l’ombra.
Trovare un giardino nel deserto… è come trovare il paradiso:

“[…] vi saranno fiumi d’acqua incorruttibile, e fiumi di latte dal gusto immutabile, e fiumi di vino delizioso a chi beve, e fiumi di miele purissimo. Ed ivi essi [i timorati di Dio, ndr] godranno d’ogni frutto, e del perdono ancora del Signore.” (Corano, XLVII, 15)

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Poi c’è l’aspetto architettonico, l’organizzazione dello spazio del giardino, o dell’oasi, che ruota attorno alla produzione agricola. Il campo, in persiano, viene chiamato pairidaeza (da cui deriva il nostro termine ‘paradiso’).

Tutta la bellezza dei giardini si ritrova poi anche nei tappeti persiani… ma adesso sto uscendo un po’ dal seminato. Vi consiglio questo libro pieno di suggestioni, di interessanti spunti stilistici – anche per il vostro giardino – e di immagini affascinanti e quasi fiabesche, che vi evocheranno piacevoli sensazioni. Un peccato che in questi luoghi, attualmente, scorrano anche fiumi di sangue…

PETRUCCIOLI, A. (a cura di), Il giardino islamico. Architettura, natura, paesaggio, Electa, Milano 1994, pag. 275, ill.

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