Dai rami al cesto

Sabato prossimo tenetevi liberi! 😉

Workshop di cesteria e di intreccio creativo
Seconda edizione
7 febbraio 2015 all’Hortus Urbis

Imparare a intrecciare i vimini e realizzare un cesto con le proprie mani in una sola giornata ti pare impossibile? Non lo è!
Hortus Urbis, nel Parco dell’Appia Antica, propone un percorso teorico-pratico per conoscere le svariate tecniche di intreccio e le tante specie vegetali che è possibile utilizzare.
Alla fine dei lavori avrete un cestino realizzato proprio da voi da mostrare e da portare orgogliosamente a casa!
Il corso è tenuto da Giovanni Salerno, botanico, florista amico dell’Hortus Urbis esperto in etnobotanica.

Sede: Hortus Urbis, via Appia Antica 42/50, Roma
Costo: donazione suggerita di 30,00 euro a persona + 5,00 euro Carta Amici del Parco dell’Appia Antica
Durata: dalle 10 alle 17
Iscrizioni: entro le ore 18 di venerdì 6 febbraio o in loco fino ad esaurimento posti: hortus.zappataromana@gmail.com

Informazioni supplementari:
Portare abiti da lavoro (o un grembiule), un secchio, e il pranzo a sacco
I materiali per l’intreccio e gli strumenti da lavoro (cesoie da giardinaggio, un coltellino a lama liscia ben affilato) saranno forniti dagli organizzatori
Necessaria buona manualità
Poiché il corso si svolge all’aperto le attività potranno subire variazioni in relazione alle condizioni climatiche.

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I miei lavori nell’orto di Febbraio

Per il momento sono solo sulla carta, ma la prima settimana di febbraio mi devo mettere all’opera.

Ad esempio tolgo tutte le vecchie foglie delle fragole.
Poi tolgo tutti gli steli dei fiori che sono ormai da molto tempo secchi, e ne prendo i semi.
Taglio l’erba – vedi, a non aver messo il telo pacciamato!
Potrei anche decidere di vangare e mettere un po’ di compost… perché no? È il periodo giusto.
Ah, dimenticavo, poto anche un poco l’erba Luigia – no, niente liquore quest’anno.
Tolgo anche un po’ di piantine di Ligustrum che crescono spontaneamente un po’ dappertutto… Per adesso può bastare.

Vedremo se questi lavori rimarranno sulla carta o si concretizzeranno davvero!

fragola

L’albero in miniatura

Che sarebbe un bonsai. Comperato alla Coop con lo sconto.
Regna sovrano sopra ad un tavolino di mio nonno, impreziosito da un centrino di pizzo, stagliandosi sullo sfondo bianco delle tende del salotto.

Il bonsai deriva dalla tradizione giapponese. Questi giapponesi sono tremendi. Una cultura che ha sempre avuto per me un fascino inspiegabile e attrattivo: dai samurai ad Akira, passando per Ken Ishii e T. Kitano.
Cosa significa per me quel bonsai?

La dico così come l’ho appena pensato. Per me significa che “il mondo può finire”.
E ti ritrovi rintanato nella tua casa – che è diventato un bunker – circondato da tanti alberelli ché ormai quelli veri e grandi non ci sono più. E tu conservi i tuoi bonsai per ricordare che una volta esistevano degli alberi grandi, enormi, altissimi. Ma adesso ci sono solo i bonsai. Topos della letteratura fantascientifica: il mondo dopo un flagello atomico. Pochi sopravvissuti, la Natura distrutta e ridotta al nulla. Speriamo di no, che sia solo una favola dal significato apotropaico. Penso al peggio per scongiurare il peggio. Avete presente quelle facce assurde nei palazzi del sette-ottocento nelle nostre città? Solitamente posti sopra agli archi d’entrata delle case dei nobili? Significato apotropaico. Tenere lontani demoni e spiriti maligni. Il sonno della ragione genera mostri. Anche dopo l’illuminismo, il progresso tecnologico, il metodo razionale e scientifico, rimaniamo affascinati e intimoriti (paura + bellezza = sublime) da qualche nostra paura nascosta. E ci crediamo, anche se sappiamo che non è vero. Ma già con il crederci una cosa diventa vera.
Da dov’ero partito? Dal bonasi… com’è piccolo il mondo – figuratevi il mio giardino 😉

A presto e scusatemi per questo improvvisato pastiche.

bonsai

Dalla serra alla casa

Che male vuoi che faccia la farfalla Pavone di giorno in casa?
[per la cronaca, esiste anche la farfalla Pavone di notte, ndr]

Così i bambini hanno pensato bene di portarla in un luogo più caldo e ospitale, e l’hanno messa tra le foglie e i fiori della pianta di ciclamino.

Ma ancora mi domando: cosa ci faceva una farfalla nell’orto a fine gennaio?

pavone di giorno

Pavone di giorno

L’orto e il giardino sono i luoghi privilegiati per le “maraviglie”.
Meraviglie naturali e meraviglie semplici – pur nella loro complessità.

Questo inverno non è stato rigido. Qui al nord una nevicata in pianura (27 dicembre) e qualche giorno di freddo intenso, con parte del lago di Fimon ghiacciato. I giorni restanti hanno visto temperature sopra la norma, con afflizione di chi gestisce le piste da sci asiaghesi (Vicenza). Questa è la premessa necessaria per una mia spiegazione sulla meraviglia odierna: una farfalla avvistata in giardino dal buon GM, che poi è stata subito individuata dall’esperto FT. Si tratta del “pavone di giorno”, una bellissima farfalla che se ne stava un po’ intorpidita sul camminamento in pietra dell’orto.

Pavone di giorno

GM gli ha fatto aprire le ali stuzzicandola con un filo d’erba, poi l’ha fatta sedere sulla sua mano e l’ha portata in serra, perché si “scaldasse”.

Pavone di giorno

Cosa ci faceva una farfalla a fine gennaio nell’orto? Non è un po’ prematuro questo risveglio primaverile?

Alcune caratteristiche del Pavone di giorno
Famiglia: Nymphalidae
Apertura alare: 5,5/6 cm
Livrea unica
Il bruco: è nero e spinoso e si sviluppa sull’ortica e sul luppolo
Distribuzione: Europa, Asia temperata, Giappone
Periodo di volo: diurno
Habitat: pianure
Meccanismi di difesa: le macchie ocellate sulle ali sviano dal corpo delicato gli attacchi degli uccelli.

Nota: la farfalla che vedete in foto è un esemplare maschio.

Pavone di giorno

A piedi nudi nell’orto – benefici per lo spirito e per il corpo

Tradizionale o ornamentale, urbano o provinciale, l’orticoltura, la coltivazione di un piccolo orto migliora le abitudini alimentari esercitando un’azione rigenerante e benefica, rappresentando un luogo di rifugio e riparo in un mondo frenetico. Anche i big l’hanno capito: Sting coltiva le sue carote e i suoi pomodori nella campagna Toscana. Michelle Obama, la first lady americana si dedica all’orto bio-dinamico, il primo nella storia della Casa Bianca. L’obiettivo è di dare un buon esempio agli americani per cercare di contrastare il fenomeno dell’obesità infantile, cercando di nutrirsi meglio.

Michelle Obama

Michelle Obama racconta la sua orto-esperienza nel libro American Grown e nelle righe invita i suoi lettori a creare il proprio orto anche utilizzando vasi sul terrazzo o sui davanzali.
Non poteva mancare all’appello la Gran Bretagna, dove la Sua Maestà Elisabetta II ha fatto coltivare un orto a Buckingham Palace.
Anche il Principe Carlo, famoso perché parla alle piante per farle crescere, è un patito del biologico e della coltivazione realizzata con i metodi di una volta. Carlo, nella sua tenuta di Highgrove, coltiva ortaggi e patate con metodi campagnoli che sono totalmente opposti a quelli dell’agricoltura moderna. È la tradizione quella che offre ancora oggi le fondamenta più consistenti utili al progresso sostenibile a favore di una politica umanitaria.

Che dire poi del giardino-orto dove la parte ornamentale ha un suo ruolo, non ostentando ma conducendo discretamente ad altri tempi e ad altri ritmi. Giardini del fascino mediterraneo, ricchi di piante aromatiche, cucurbitacee, fiori dai colori più vibranti e arbusti lussureggianti, che offrono momenti di quiete e tranquillità.
Tutta questa delizia verde, il giardino vissuto non solo per incantare visivamente ma anche per gli stimoli olfattivi – i fiori insieme al profumo inconfondibile di ortaggi coltivati con le proprie mani, la nuova terapia del vegetale.
È l’orto, il vero protagonista di un giardino, personaggio principale del dialogo del quale ci stiamo scordando negli ultimi tempi, tra la natura e l’uomo.

eventi in orto

Il fascino dell’orto non risparmia nessuno – anche la moda si adatta, cogliendo immediatamente il fenomeno, rielaborandolo in un evento, un green party firmato Paghera Green Philosophy, azienda che si occupa della progettazione dei giardini e landscape design. Paghera, insieme a Gianni Peroni che è il fondatore di una fashion boutique a Brescia, presentano una collezione di moda in uno scenario “contadino”. La scenografia, una villa settecentesca, interamente ristrutturata in un orto, destinata ad accogliere 2000 persone riesce ad evocare la scenografia del giardino medievale.

orto fashion

Coltivare un orto diventa lo specchio della nostra vita quotidiana: la passione impiegata, la curadestinata, il tempo dedicato e la buona volontà vengono ricompensate in un buon raccolto, una soddisfazione unica.
E ci chiediamo: c’è qualcosa di meglio che camminare scalzi sull’erba sentendo i profumi inconfondibili di rosmarino e pomodori? Questo è l’assaporare del senso della libertà oramai perduto.

Paghera eventi

I segreti della cura e potatura delle rose

Domenica 22 Febbraio dalle 14,30 alle 17,30 tra i giardini di Castello Quistini

potatura rose

Febbraio si sa, è il mese della cura del giardino ed è anche il mese migliore per potare le regine dei fiori: le rose. A Castello Quistini a Rovato, dimora del 1600 immersa in uno splendido giardino di rose, Domenica 22 Febbraio dalle 14,30 alle 17,30 avrà luogo un corso teorico-pratico per conoscere meglio le rose e imparare le tecniche corrette per potarle con la possibilità di esercitarsi sul campo. Lo scopo del corso è fornire tutti gli elementi utili affinché le rose abbiano la migliore crescita e fioritura in Primavera, prevenendo malattie ed esaltando la fioritura nella bella stagione. Durante l’incontro verranno affrontati anche argomenti di giardinaggio in generale. Il corso sarà tenuto da Marco Mazza, proprietario della dimora storica, progettista dei magnifici giardini del palazzo e titolare dell’azienda agricola specializzata nella coltivazione e produzione di rose antiche, botaniche, inglesi e selvatiche.

Con oltre 1500 varietà di rose coltivate e curate con grande passione, i giardini di Castello Quistini offrono uno spettacolo unico che si aggiunge al fascino della storica dimora franciacortina. Castello Quistini è un luogo dove la natura convive con la storia e dove le rose sono le vere regine incontrastate. Ogni cosa infatti, nei giardini del palazzo, viene progettata appositamente per loro dando vita ad un’atmosfera unica e affascinante. Tra le varietà di rose più famose che verranno conosciute meglio nel corso della giornata non mancheranno le rose inglesi del famoso ibridatore David Austin. Conosciute ed esportate in tutto il mondo le rose inglesi hanno rappresentato una rivoluzione nel mondo delle rose e molte di queste si adattano perfettamente al nostro clima mediterraneo.

La quota di iscrizione è di 40,00 euro con una pianta di rose in omaggio. Per iscriversi basta compilare il modulo online che trovate nella pagina CORSI sul sito www.castelloquistini.com.

Corso potatura rose

Terzo Concorso “Giardini Creativi”

TERZO CONCORSO INTERNAZIONALE “GIARDINI CREATIVI”
BANDO APERTO FINO AL 30 GENNAIO 2015

Orticolario 2015

Dopo il grande successo delle prime due edizioni, Orticolario promuove il terzo concorso internazionale per la realizzazione di giardini creativi nel parco di Villa Erba a Cernobbio, sede della manifestazione.

Fino al 30 gennaio 2015 progettisti del paesaggio, architetti paesaggisti, agronomi, forestali, ingegneri, ingegneri forestali, progettisti di giardini, designer, artisti, vivaisti potranno presentare domanda di ammissione per partecipare al concorso e realizzare i loro progetti in occasione della settima edizione di Orticolario “per un giardinaggio evoluto”.
Finalità dell’iniziativa è l’individuazione di progetti innovativi che presentino spunti progettuali, tecniche e materiali, in linea con le premesse, gli obiettivi estetici e gli standard qualitativi della manifestazione.
I progetti dovranno rappresentare spazi originali, giardini vivibili e fruibili nei quali prevedere sedute “meditative” e dovranno essere contestualizzati all’interno del parco di Villa Erba e dell’area scelta, nel rispetto del paesaggio esistente, ovvero il ‘Genius loci’.
Il bando, con i dettagli e termini di partecipazione, è disponibile sul sito web di Orticolario a questo link: http://www.orticolario.it/index.php?pag=165.

I progetti presentati nella prima fase saranno sottoposti ad un esame preliminare dalla Commissione giudicatrice con lo scopo di valutare i bozzetti pervenuti e selezionare quelli ammessi alla seconda fase. I progetti ammessi accederanno poi alla consegna degli elaborati, e verranno giudicati dalla Commissione sulla base di criteri sia tecnici che estetici, come la qualità della creazione e della progettazione, l’innovazione dell’idea e la sua riproducibilità, l’attrattività, la fattibilità della realizzazione e la particolarità delle essenze arboree e dei materiali utilizzati.

I progetti selezionati, verranno realizzati in occasione della settima edizione di Orticolario e valutati da una Giuria Internazionale, appositamente composta. Essi concorreranno al premio “La foglia d’oro del Lago di Como”. Ideato e realizzato in esclusiva per Orticolario da Gino Seguso della Vetreria Artistica Archimede Seguso, il premio è un sinuoso vaso creato sull’isola di Murano (Venezia) sul quale “ondeggia” una grande foglia al cui interno brillano “accenni” d’oro zecchino (24K). Il Premio è unico e viene custodito dal vincitore per un periodo limitato, per essere successivamente esposto nella splendida Villa Carlotta a Tremezzo sul Lago di Como fino all’edizione successiva di Orticolario. I nomi dei vincitori de “La foglia d’oro del lago di Como” sono inseriti nell’Albo d’oro esposto accanto al premio.
La Giuria assegnerà anche altri premi: il Premio “Stampa”, per uno spazio che racconta… comunica… ed emoziona; il Premio “Giardino dell’empatia”, per la qualità delle piante e per la spiccata funzione sociale dell’allestimento; il Premio “Giardino d’artista”, allo spazio in cui convive l’equilibrio fra arte e natura, dove diversi linguaggi trovano efficace sintesi; il Premio “Grandi Giardini Italiani” per lo spazio di luci e forme che comunica tradizione e innovazione; il Premio “Essenza” per la migliore combinazione delle essenze; e infine il Premio “Oltre i confini” per la miglior realizzazione tra gli spazi allestiti nelle città di Como e Cernobbio.
Novità di questa edizione sarà il Premio della Giuria Popolare, votato dai visitatori di Orticolario e assegnato in seguito alla chiusura della manifestazione.

L’iscrizione al concorso è gratuita e deve essere inviata in forma scritta entro e non oltre il 30 gennaio 2015 a info@orticolario.it.

Nell’ultima edizione di Orticolario la Giuria Giardini ha assegnato “La foglia d’oro del Lago di Como” al Giardino “Maître parfumeur” di Simone Ottonello e Archiverde.
Tra gli altri premi assegnati dalla Giuria: il premio “Stampa”, per un giardino che racconta, comunica ed emoziona, vinto da Biolabyrinthus di Corinne Détroyat e Claude Pasquer con Garden Bedetti; il premio “Giardino d’artista”, vinto da Aster-oide di Ludovica Ginanneschi e Meri Iacchi con Azienda Agricola Priola Pier Luigi e società Agricola Il Tappeto Erboso, un giardino in cui convive l’equilibrio fra arte e natura; il premio “Grandi Giardini Italiani”, assegnato a Gocce di relax di Andrea Musto e Antonio Severino, un giardino di luci e forme che comunica tradizione e innovazione; il premio “Essenza”, vinto da Tavolozza di Sara Alberti e Massimiliano Bustaffa per la miglior combinazione delle essenze. Infine, la menzione speciale “Colpo di cuore” è stata assegnata al giardino Un tempo pensato per sognare di Marilena Baggio e Mariagrazia Rocchetti, con Lario Garden e Oltre Green Azienda Agricola Macerina di Calcante Davide, per la qualità delle piante e per la spiccata funzione sociale dell’allestimento.

Il premio “La foglia d’oro del Lago di Como” dell’edizione precedente, quella del 2013, di Orticolario era stato assegnato a Barbara Negretti e Archiverde per il Giardino creativo “Tutti giù per terra!”.

Orticolario 2015 si terrà a Villa Erba a Cernobbio, sul Lago di Como, dal 2 al 4 ottobre. Il senso conduttore della nuova edizione sarà il tatto.

Fin dalla sua prima edizione Orticolario ha dedicato una speciale attenzione alla solidarietà: i contributi raccolti nel corso della manifestazione vengono destinati a finalità benefiche a favore di specifiche associazioni del territorio che si occupano di persone disagiate.

L’iPod

Cosa c’entra, mi chiederete, un iPod con gli altri due oggetti di cui vi ho parlato?

Ma cari amici, è un iPod di seconda generazione! Del 2009! Siamo nel 2015.
Sei anni di differenze in dispositivi di questo genere vuol dire epoca dei dinosauri!

Eppure funziona che è una meraviglia. Perché dovrei cambiarlo? Per il prodotto nuovo? Con il nuovo sistema operativo? Con gli aggiornamenti agli ultimi giochini?

Ah no, mi dispiace, ma io questo iPod lo utilizzo unicamente per scaricarmi e poi ascoltarmi i programmi radio della Radio Svizzera, e ogni tanto per provare i siti Responsive, e occasionalmente, al mare, mi sono anche collegato ad internet per leggermi la posta.
Di questo iPod Touch, che mi è stato regalato, ho ancora in qualche cassetto la confezione originaria, compreso il minuscolo libriccino delle istruzioni.

È Apple, quindi stile, design, innovazione. Lo lascio in eredità ai miei figli, magari se lo ritrovano in un museo della tecnologia 😉

ipod touch

La sveglia

Quando la guardo – più o meno ogni mattina – a volte penso: però è brava a funzionare ancora. Non mi ricordo nemmeno l’ultima volta che gli ho cambiato la batteria…

Età? Sicuramente venticinque anni.

Mi ha accompagnato anche negli altri appartamenti dove ho vissuto in varie regioni d’Italia. Ha sempre funzionato, e le poche volte che non mi ha svegliato è perché avevo veramente tanto sonno.

Di lei mi piace sia la forma, minimale ma non troppo, sia il colore, nero e rosso. Soprattutto quel cerchio rosso, che servirebbe per interrompere il suono fastidioso alla mattina presto, che non schiaccio mai – utilizzo l’interruttore che stoppa definitivamente il beep-beep.

La sveglia è il mio nume tutelare. Gli antichi romani avevano varie divinità della casa. Io ho la sveglia. Mi basta – e avanza.
Tutti credono che la sveglia sia sempre sveglia. In realtà dorme tutto il giorno, più dei gatti. Si sveglia solo per fare beep-beep. Poi si riaddormenta.

sveglia

La cucitrice

Nella nostra società c’è una differenza di valore tra un oggetto vecchio e un oggetto antico. Il primo ha una connotazione negativa, e se lo utilizzi, anche tu puoi essere tacciato di obsolescenza o, in generale, di non essere al passo con i tempi. Attenzione però, perché alcune cose vecchie – se rispettano determinati canoni estetici e stilistici – possono assumere nuovo valore, e da “vecchie” diventano “vintage”.

Gli oggetti molto vecchi possono diventare “antichi”. Acquistano nuovo fascino, ma soprattutto nuovo valore economico e, sempre se rispondono a determinati criteri estetici, possono entrare in un museo, ed essere ammirati perché rappresentano un preciso momento della storia di un Paese.

Ma ritorniamo alla mia cucitrice. Non so da quanto la uso, né ho provato ad informarmi sull’anno della sua produzione. Vi posso però assicurare che potrebbe avere più di una cinquantina d’anni. È passata nei cassetti di due o tre scrivanie che ho avuto. Adesso è nel primo cassetto della mia cassettiera: funziona perfettamente e la uso tutt’ora per pinzare le “mie sudate carte”.

pinzatrice

Vi piace la mia pinzatrice? Vissuta, vero?
Fotografata così mi sembra uno strano animale acquatico (sarà per il suo colore azzurro) con una bocca vorace e famelica.
Sono sicuro che anche voi avete qualche oggetto di cui non avete sentito il bisogno (compulsivo) di disfarvene per acquistarne uno di nuovo.

Pensieri dopo le feste

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Vi confesso: non ho guardato i telegiornali, e nemmeno ascoltato la radio. Non so cosa abbiano mangiato gli italiani a Natale e a Capodanno, né quanti soldi abbiano speso per i regali, né quanti morti o feriti ci siano stati per i botti di fine anno. Ho guardato solo il mio orto – poco, per la verità – e il cielo, che dopo Natale è diventato nuvoloso, e ha nevicato, e dopo è sempre stato azzurro, tant’è che in questi giorni penso già alla primavera.

L’inverno, quando l’orto dorme, è sempre un buon periodo per lasciare riposare la terra, e scavare dentro se stessi, o almeno provarci.

Ho recuperato degli oggetti che da tantissimi anni girano nelle mie stanze, che prendo in mano e poi ripongo in un cassetto o sopra il comodino, ed ho provato a pensare alla loro vita, in rapporto alla mia e in rapporto alla società – sì perché io, senza gli altri, non esisto. Sono come un fonema.

Vi racconterò quindi, per chi ha la pazienza e la voglia di ascoltarmi, i miei pensieri su questi oggetti, ma prima concedetemi una premessa d’obbligo, relativa alla funzione di questi oggetti nella società.

Chi sono io? Un consumatore? Forse. La società così mi definisce. A partire dalla fine degli anni ’50, un po’ alla volta, ma inesorabilmente, siamo diventati – per definizione imposta dalla società dei consumatori. E la nostra società è diventata la società consumistica. Questo era il paradigma dominante. Dovevamo consumare quello che le aziende producevano. Guardatevi qualche pubblicità in bianco e nero di quegli anni. Poi passate alle pubblicità a colori. Il ritornello era sempre lo stesso. Produci > consuma > getta via. Produci > consuma > getta via. Il valore degli oggetti consisteva nella loro deperibilità, nel loro decadimento da funzionante a non funzionante (rotto, consumato). Il costo dello smaltimento dei rifiuti non era calcolato perché il paradigma da seguire era quello di consumare – gettare via – acquistare – consumare – e di nuovo gettare via.

Ho il ricordo di mia nonna, che mi aggiustava i calzini rotti, e di mio nonno che metteva da parte il cartoncino di certi prodotti (quello che oggi molto elegantemente si chiama packaging) per scriverci. Perché buttare via una cosa che comunque può rivelarsi utile per prendere appunti o semplicemente per fare una lista della spesa?
Altri tempi. […]

Poi è arrivato il momento in cui le caratteristiche immateriali di un prodotto hanno superato le sue caratteristiche materiali. A dare nuova forza al consumo un nuovo paradigma in base al quale acquisti il prodotto per far parte di uno stile di vita.
Questo è il potere del marchio e la discorsivizzazione del prodotto – se può interessarvi un approfondimento di queste tematiche vi rimando a questi due brevi articoli che ho scritto: Brand: indagine sul marchio e Lo spazio nella pubblicità.

Ritorniamo a noi. Di quali oggetti vi parlerò nei prossimi post?
Di una cucitrice,
di una sveglia,
e di un iPod.