Colori di un inconsueto autunno

Diverso dagli altri. Così mi sembra questo autunno. Sarà una valutazione soggettiva? Quando a Novembre vedo le mietitrebbia circolare per le strade di provincia, e le pannocchie che aspettano nel campo… decade la mia idea di soggettività.

A parte i crisantemi che sbocciano sempre puntuali, le foglie delle ortensie che si colorano di rossi, gialli e arancioni, e la mia vite americana – nata per caso – che sta cangiando colore, questo autunno lo sento diverso. In ritardo. Così mi sembra. Tutti i colori che vedevo negli anni passati sulle colline intorno a Vicenza, quest’anno non li ritrovo più con quelle sfumature di tono tipicamente autunnali, e anche la luce è diversa, meno dorata. Forse dovrei osservare meglio, direte voi. Forse. Non so. Avverto questa mancanza di colori intorno a me. Voi non avete la stessa sensazione?

Quei colori che mi davano il benvenuto nell’autunno, la scorsa domenica ho dovuto cercarmeli io. Dove? Al lago di Fimon, nelle mie camminate domenicali, dove il silenzio è rotto solamente dalle grida giocose dei bambini, che lanciano sassi nel lago e si inventano battaglie con foglie che diventano navi. Io, con un occhio e un orecchio ai piccoli, ché non mi cadano nel lago, mi imbosco fra roveti e canali secchi, alla ricerca dei colori scomparsi. Ed è così bello poi ritrovarli, tra i profumi dell’erba e del sottobosco, che i graffi di qualche spina che si attacca ai vestiti e sembra non voglia lasciarmi, passano quasi inosservati. È un piccolo dolore buono.

Lasciate dunque che vi offra quest’immagine del mio inusuale autunno, scovata tra i rovi, al lago – accanto ho poi scorto anche due argiopi fasciate intente a tessere i loro tranelli.

Un rosso che tende al magenta, caldo e vivo. E il verde della cavalletta. Un fiore di fuoco che brillava tra i colori pastello del roveto e delle colline lì attorno. Vi piace?

Nota: avevo a corredo un Nikon 55mm Micro del 1986. Stupenda lente. Solo che ho dovuto avvicinarmi di molto per fotografare la cavalletta, scavalcando i rovi che lì crescevano abbondanti. Ecco perché i piccoli graffi sulle mani sono stati un dolore buono…

cavalletta

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