Letti asciutti

Il precedente. Un mese e dieci giorni fa mi hanno rubato due city bike. La mia e quella di mia moglie. Per mia moglie abbiamo aspettato l’occasione e l’abbiamo trovata: 140,00 euro per una city bike da donna in alluminio con cestino.
Per la mia avevo urgenza di trovarne una presto, perché vado in lavoro in bici. Trovo alla fine una mountain bike usata per 50,00 euro.

Con la mountain bike mi si apre un mondo nuovo. Anche prima andavo con la city bike in campagna, sopra gli argini dei fiumi… ma con la mountain bike è un altro mondo. Posso spingermi nei terreni più impervi, tra i sassi, in mezzo al bosco.
Così dopo un mese di “studio” della bicicletta – viene chiamata anche bici da trekking – oggi affronto il letto del fiume astico. Taglia la marosticana, da Vicenza a Marostica, appena dopo la località di Passo di Riva.

Scendo con la mountain bike vicino al letto del fiume. Sudo tanto, in alcuni punti il percorso è difficile, poi ho la macchina fotografica in una borsa non adatta. Continua a scendermi dalla schiena alla pancia, e mi sbilancia. Poi è la volta della sella: si allenta un bullone e comincia a muoversi. Evito due cadute, una nella sabbia, l’altra tra i sassi del fiume a carattere torrentizio. Che è senza acqua. Un letto asciutto, un pochino desolato, perché lo ricordo quando vi passa dell’acqua, e si riempie di volatili. Non sto a farvi tutto il resoconto della gita, non vorrei annoiarvi, ma vi racconto degli incontri.

Oltre alle tante farfalle colorate, alle libellule che gareggiano con me in velocità, ai corvi che gracchiano nel cielo… trovo un bellissimo orbettino. Tutto nero. Lungo una sessantina di centimetri. Stava prendendo il sole sulle rocce dell’argine, e quando mi sente arrivare corre a nascondersi in un buco. Ho appena il tempo di accendere la macchina fotografica e scattare una foto.

orbettino

Grilli e api sui fiori selvatici e poi, quando decido di uscire dal sentiero battuto, ecco qualcosa volare. Sento il rumore. Mi fermo. Cerco nell’erba.

Una mantide religiosa.
Tiro fuori la macchina fotografica e scatto due-tre foto.
Mi avvicino finché l’insetto non vola via, infastidito dalla mia presenza.
Dov’è? Ah, eccola là tra l’erba.
Mi apposto e faccio altre quattro foto.
Poi vola via di nuovo. Non la vedo.
Ah, eccola! ma dove ti sei messa?
Si è aggrappata tra i raggi della bicicletta.
Allora volevi un passaggio?
Mi dispiace, non posso. Devo andare. Dai, vola via mantide!
Ma lei no, scala i raggi della bici. Devo andare, per favore.
Scuoto un po’ la ruota.
Ed ecco che vola via.

Ritorno indietro anch’io.
Mi piacciono questi inaspettati incontri in una assolata domenica di settembre.

mantide religiosa