La libellula

Nella campagna di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, la mia attenzione viene catturata da una libellula appoggiata ad un ramo. Che poi vola via.
So che è abitudine della libellula ritornare a breve sullo stesso ramo. Faccio in tempo a prendere la macchina fotografica. L’obiettivo macro è già montato. E la libellula è ritornata sul ramo. Mi avvicino all’insetto. Metto a fuoco in manuale e scatto.

Le libellule sono dei bellissimi insetti volanti, forti e maestosi. Gli esemplari più grandi arrivano a volare fino a raggiungere i 40/60 km orari. E volano in tutte le direzioni: in alto, in basso, a destra, a sinistra. Sono i più veloci tra gli insetti che volano. E possono addirittura rimanere ferme in volo, sospese in aria.
Solo nel cartone animato Minuscule vengono sbeffeggiate da una coccinella che le batte in velocità.

E poi hanno dei colori stupendi. Ne ho viste di rosse, arancioni e blu, un bellissimo blu lapislazzuli. Per la cronaca, il numero delle specie esistenti si aggira intorno alle 5.000.

Però a guardarle da vicino, con un rapporto 1:1, devo confessare che… un po’ mi fanno paura. Mi viene in mente il film La mosca, remake dell’altro bellissimo Lo strano esperimento del dottor K.
Insomma, trovarmi di fronte una libellula, in rapporto uno a uno… aiuto! Fuggirei via senza pensarci due volte, anzi, seza proprio pensarci.

Ma… un momento. Calma e sangue freddo. Mi faranno impressione ma anche le libellule hanno il loro fascino.
Vedete il grande occhio della libellula nella foto? È composto da 5.000 piccoli occhi (ommatidi), così da vedere allo stesso tempo in ogni direzione.
E vedete le setole sulle zampe? Quelle setole, quando la libellula è in volo, possono catturare altri insetti, di cui la libellula si ciba. E quel torace possente e muscoloso? Per muovere le ali così velocemente – ma anche in modo indipendente o in coppia – abbiamo bisogno di una certa possanza fisica.
È la libellula ora che mi racconta.
Ah, capisco – rispondo io.
Ma perché andate così veloci? Che fretta c’è? Non siete slow?
Assolutamente no! Mentre le nostre ninfe, una volta che le uova si sono schiuse, vivono per molti anni sott’acqua, da adulte noi libellule viviamo poco, e abbiamo fretta di trovare cibo e un altro/a partner.

Ecco, già mi ricredo, e quel primo piano della libellula mi fa meno paura.

Ciliegina sulla torta?
Le libellule non sono nocive per gli esseri umani.

Quindi ti saluto libellula. Non voglio farti perdere dell’altro tuo prezioso tempo.

E lei vola via…

Imparare a volare

Non deve essere facile per il piccolo merlo.
Non è facile per nessuno.
Ma poi, superata la paura, ci si butta. E si volteggia nell’aria.
Liberi, e felici per esserci riusciti.

Il piccolo merlo se ne sta immobile su uno dei rami più grossi del Ligustrum.
È lo stesso merlo salvato dagli artigli del gatto? Lo stesso merlo che ha frugato tra la torba umida delle mie pinguicole?
Non ha molta importanza. Perché adesso è lì, protetto dalla fitta chioma del Ligustrum, e attende suo padre che gli porta qualche verme per sfamarlo. Lui si fa imboccare, poi aspetta ancora.

Lo rivedo alla sera, il piccolo merlo. Ha cambiato ramo. Saltella di qua e di là sbattendo le ali. Ma il suo corpo è ancora troppo grande e le sue ali piccole per volare veramente. Ci sta provando. Presto lo vedrò librarsi nel cielo azzurro.

Un altro fiore di porro

… ma questo, dentro, è tutto viola.
Oh, come vorrei essere un piccolo insetto per poter esplorare questo nuovo pianeta. Anche per qualche breve minuto, potermi tuffare in questo microcosmo colorato.
Oppure, come nel film Viaggio allucinante, diventare piccolo piccolo, e a bordo di una improbabile astronave, vaggiare nell’universo del fiore di porro, tra i suoi futuri semi, nei contenitori della prossima vita vegetale.

Il computer di bordo calcola le coordinate per entrare nel pianeta, e l’astronave ha preso la traiettoria corretta. Attenzione! Una vesta si è appoggiata sul fiore e lo fa ondeggiare dolcemente. Che strano pianta. Sopra ad uno stelo lungo lungo, un pinnacolo che è diventato fiore.
Il computer di bordo ricalcola le distanze, l’ondeggiamento e la nuova traiettoria…
A domani, quando ritornerò nel mio mondo.

Inconsapevolmente

Inconsapevole… forse per questo riuscito abbinamento di colori sulla finestra della mia cucina.

La clematide jakmanii e’ viola allegro, ha radici nella terra, approfittando di un buco nel marciapiede da cui spunta un tubo dell’acqua.
Credo abbia i piedi al fresco, come consigliano i giardinieri esperti, visto che gli ho piazzato davanti una pianta di azalea.
Mentre la testa si scalda al sole.

Nel vaso invece c’è la dipladenia, che ha sofferto questo inverno in corridoio, ma portata fuori, si è ripigliata, si è arrampicata alle inferiate ed è fiorita di rosso.

Come se non bastasse in basso a destra spunta un finto gelsomino.
L’ha voluto mio marito. Io non ero poi così convinta, la pianta si è irrobustita, le foglie belle verdi, i fiorellini belli bianchi, ma una volta Lidia Zitara ha scritto che hanno odore di banana, da allora non riesco a non pensarci.
Che delizioso profumo…..banana…banana…banana….uuuh che puzza di banana!

Ma dove li vado a trovare certi libri?

Mi faccio le domande da solo. Sintomo da non sottovalutare…
Resta il fatto che certi libri hanno bisogno del desiderio di essere trovati e della bravura di trovarli, e forse del caso – ma cos’è il caso se non una spinta inconscia ad andare verso una certa direzione?

Questo libricino è fantastico. Vi dico intanto le dimensioni: 10,5 x 15 cm. 39 pagine, stampato nel 2007 in 700 copie. Pubblicazione fuori commercio.
In copertina non c’è nemmeno il titolo.
Si tratta della Lettera dal mio pollaio di Sven-Ingvar Andersson, edizione curata da Domenico Luciani e Patrizia Boschiero in occasione della quarta edizione delle Giornate di studio sul paesaggio, Giardini giapponesi. Natura, artificio, luogo in un mondo altro. Ecco ancora una volta, inconsapevolmente, mi avvicino alla cultura giapponese.

Ma andiamo avanti.
I polli e le galline di questo pollaio non sono di carne e piume ma… sono fatti di piante di biancospino – Crataegus – potate ad arte!
E non è solo un pollaio di piante, ma soprattutto di acute osservazioni, concentrate in una quindicina di piccole pagine – le altre pagine del libro sono lo stesso testo in inglese. E tutto parte da una considerazione, molto saggia:

Tra le cose di cui ha bisogno un uomo c’è anche un angolino dove se ne può stare a fare qualcosa che non porti necessariamente a un risultato.

È da qui che Andersson prende le mosse per discutere sul nostro rapporto con gli oggetti che costruiamo, e sul fatto che questi oggetti costruiscono il nostro spazio, e dunque il nostro mondo.

La grande quantità di oggetti disponibili era una novità entusiasmante per i nostri nonni. […] Ci si circondò prima di tutto ciò che potevano produrre le fabbriche e poi di tutto quello che non potevano: oggetti esotici, conchiglie, piume di pavone e sassi di mare.

Un libricino che si presta ad essere letto e riletto e che non ha nessuna pretesa di svelare una Verità.

[…] E la conclusione? Non saprei. Riesco a vedere le questioni solo dal mondo ristretto del mio pollaio. Ci provino quelli che hanno una piccionaia.

Consigliatissimo – anche se non facile da trovare…

Incontrando giardini

Sono io che cerco le piante grasse o sono loro che trovano me?
L’importante è incontrarsi…

Cammina cammina, sabato scorso a Jesolo arrivo in piazza Brescia. E chi incontro? Un bellissimo giardino di piante grasse. Nuovo nuovo, perché l’anno scorso non c’era. Al centro della piazza, ben visibile girandoci intorno.

Disposte scenograficamente in maniera canonica. Le più basse all’esterno, le più alte al centro del giardino.

Una domanda però mi sorge spontanea.
È vero che siamo al mare, è estate e fa molto caldo, ma siamo sempre nell’Italia del nord, e l’inverno che arriverà sarà freddo…
Cosa succederà a queste piante a Dicembre-Gennaio-Febbraio?
Le copriranno con un telo o le trasporteranno in luogo più caldo e al coperto?

Come fai a svegliarti alla 4.30 del mattino?

Me lo ha chiesto più di una persona, quando ho detto a che ora mi ero alzato.
Risposta: con un bambino di quattro anni che scalcia nel letto, che ti mette un piede in testa, che appoggia la sua testa sul tuo naso… vorrei vedere se tu riesci a stare ancora a letto.
Per fortuna non accade sempre. Mi giustifico anche dicendo che non vado a letto tardi, e che mi bastano poche ore per riposarmi. E poi trovo piacevole alzarmi presto, almeno d’estate, e il sabato o la domenica mattina, senza il pensiero di dover andare al lavoro e di essere in buona forma fisica e mentale.

E cosa fai sveglio alla 4.30 del mattino?
Risposta: intanto faccio colazione. Poi vado in orto, e sveglio come me trovo un bombo sulla lavanda. Sento la musica delle sue ali nel silenzio della città che dorme, e penso al film Berlino: Sinfonia di una grande città (DIE SYMPHONIE EINER GROßSTADT) di Walter Ruttmann, del 1927. Capolavoro del cinema muto, e per la prima volta in un film il protagonista non è un attore, ma una metropoli. Si inizia al mattino, con la città che dorme, e si finisce alla sera.

Il film è paragonabile a un vetro frantumato sul quale è stata serigrafata la realtà, e il regista è colui che ne raccoglie i cocci – questi spaccati di vita quotidiana- restituendoceli attraverso la macchina da presa: gente che si diverte al parco, macchine che sfrecciano nelle strade, rotaie, ciminiere che testimoniano con i loro fumi che la vita scorre anche all’interno delle fabbriche, tra lo sporco e l’aria torbida.
(fonte: Tekfestival)

Bene, dicevo, al mattino la città dorme e senti altri suoni. Oltre al bombo, tanti cinguettii di uccelli. Reali questi, non provenienti da Twitter. Ed è bello vedere l’orto in questa calma apparente, i fiori delle zucchine che si apprestano a schiudersi, i frutti del tuo orto che sono cresciuti, i tralci della zucca e dei cetrioli che si sono aggrappati in un nuovo punto, il cielo che si fa sempre più chiaro.

E tra una cosa e l’altra si avvicinano le sei. E cominci a sentire il rumore dei primi motori delle automobili. E già questo potrebbe essere un motivo sufficiente per convertirle in auto elettriche.

Alle sei del mattino l’incanto dei primi raggi del sole sulle foglie di piante e ortaggi, dà l’impressione di una pioggia d’oro.

Poi la città riprende la sua vita…

Qualche parola sulle piante grasse

… quando le hai notate e osservate meglio, e hai potuto apprezzarne i fiori, ecco che sei rapito dalle piante grasse. E allora mi documento.
Innanzitutto, che pianta è quella del post precedente, che mi ha fatto un bellissimo fiore?
Si tratta di una Echinopsis multiples, cacto perenne sferico con 14 costole.
Temperatura minima di sopravvivenza 5° C.

Cactacee e succulente, sono originarie delle zone pre-desertiche di Stati Uniti, Messico, Sud America, ma anche delle foreste pluviali dell’America centrale e meridionale. Almeno altre 20 famiglie di succulente si sono sviluppate in luoghi tra loro diversi, dall’Australia all’Africa, fino all’Asia e all’Europa. Molte di queste piante che vivono originariamente nel deserto sopportano delle forti escursioni termiche, e dunque anche nel nord Italia, dove le temperature sono più rigide è facile trovarle, solitamente in vaso, ma anche nei giardini, opportunamente coperte con teli di plastica durante i mesi invernali.

La caratteristica di queste piante è la capacità di immagazzinare acqua nel fusto, nelle foglie o anche nelle radici, e da questa caratteristica deriva la loro particolare forma, grazie alla quale i garden designers possono comporre moltissimi effetti scenici. Pensate ad esempio alle robuste linee verticali del Cleistocactus strausii e alle forme sferiche dell’Echinocactus. Ci sono anche le succulente striscianti, come la Ruschia.

Ma oltre ai grandi spazi di un giardino all’aperto, cacti e succulente si prestano ad essere tenuti in casa, in vaso o in piccoli giardini “bonsai”, come questo che vedete in foto, realizzato con passione e dedizione da mia moglie.

I diversi colori e le molteplici forme delle succulente sono alla base di creative e decorative composizioni, che possono essere tenute sul balcone di casa o – se il clima lo permette – in giardino, su un’aiuola rialzata. Oltre alla temperatura, l’altro fattore determinante alla sopravvivenza delle piante grasse, è il buon drenaggio che deve avere il terreno – utilizzare in questo caso un buon strato di ghiaia o di cocci.

Infine la propagazione di queste piante è molto semplice. Per talea fogliare, per seme, per sezioni di fusto o anche dai germogli di alcune specie (come il Sedum, la Mamillaria o il Conophytum) è possibile riprodurre nuove piantine.

Chiudo con una battuta.
Fatevi pure prendere la mano dalla coltivazione delle cactacee e succulente, ma attenzione: non prendetele mai in mano – o utilizzate dei guanti 😉

A proposito dei fiori delle piante grasse

Dopo i fiori dell’aloe, ecco questo bellissimo fiore, sbocciato di notte.
Il fatto risale a più di due settimane fa, quando una sera… alle 22.30… mi accorgo che il fiore è sbocciato!

Stupore! Di notte. Non di giorno.

Una sorpresa, perché sono uscito non per il fiore. E invece chi mi trovo? Il fiore, appunto, con uno stelo lungo, i petali spalancati, una grande “bocca” aperta che risuona nella notte.
Così mi sono armato di cavalletto e l’ho fotografato, perché il giorno dopo il fiore sarebbe già appassito.

Ora vi dico quello che la foto non può farvi sentire: un profumo intenso e forte.

Non smetto più di controllare le piante grasse, alla ricerca di possibili nuovi fiori…

Piante grasse, di F. J. A. de la Paz

Un buon libro che si occupa soprattutto delle tecniche per far crescere al meglio succulente e cactus.

Se la parte con le schede di alcune tra le più conosciute piante grasse non è molto esaustiva – del resto non era neppure nell’intenzione della collana -, la parte riguardante le tecniche di coltura è ben fatta sia per quanto riguarda i testi che per le immagini che illustrano didatticamente come eseguire talee, innesti, propagazioni, etc.

Mi sento di consigliarlo a quanti/e abbiano voglia di provare per la prima volta a coltivare queste straordinarie piante, dai bellissimi e sorprendenti fiori. Anche non disponendo di ampi spazi o di un clima caldo per tutto l’anno, le succulente possono venire coltivate anche in piccole ciotole, a formare un piccolo giardino da mettere sul balcone o all’interno di casa.

Unica accortezza… attenzione a non pungersi! 😉

FRANCISCO JAVIER ALONSO DE LA PAZ, Piante grasse. Un manuale pratico e facile per diventare esperti giardinieri, Girasole Editore, 2008, 96 pagg. ill.