La digitale purpurea… Pascoli e Barba blu

di Maddalena Barattini

Anche quest’anno è fiorita la digitale purpurea.
L’anno scorso la trovavo bellissima (fa rallentare il battito cardiaco e intossica chi la mangia, incanta gli occhi di chi la guarda) e paragonavo i fiori a piccole culle per gli gnomi, le macchioline alle impronte dei piccoli piedini.

Sarà che quando ho scattato la foto stava iniziando un temporale, sarà che quest’anno il fiore ha perso quella romantica sfumatura rosa, certo è che oggi ha un aspetto così poco accogliente.
La guardo, catturata dalle macchie rosso sangue, sento i tuoni in lontananza, l’odore della pioggia e il profumo velenoso dei fiori.

Sembra proprio la torre del lugubre castello di Barba blu, che uccideva tutte le sue mogli, perchè era cattivissimo.
Tutte tranne una, che si salvò, e da vecchina ricordava e ripeteva, sicura ormai con i piedi caldi davanti al camino:

«E di’: non lo ricordi
quell’orto chiuso? i rovi con le more?
i ginepri tra cui zirlano i tordi?
i bussi amari? quel segreto canto
misterioso, con quel fiore, fior di…?»
«morte: sì, cara».

Digitale purpurea