Ritrovamenti nell’orto

di Maddalena Barattini

Il periodo della caccia alle lumache è ormai quasi concluso, le pianticelle dell’orto sono cresciute, così che ce n’è anche per le lumache, che non possono più creare grossi danni.
Però ieri pioveva, e quando piove, l’istinto del cacciatore ha il sopravvento su di me.
E pensare che volevo fare il cambio delle scarpe, che ho i sandalini di fianco allo stivale di finto pelo, e non sta bene.

Insomma, contro tutte le previsioni e i buoni propositi, esco nell’orto sotto la pioggia.
Al primo sguardo, non ne vedi nessuna. Il segreto è aspettare, contare fino a dieci, ed ecco, una due tre… Ma come si fa a non vederle subito? È che sono in mimetica, le maledette. Stesso colore delle foglie secche e della terra. Ma sono i movimenti, seppur lenti, che me le fanno scoprire. Per cui se siete una lumaca, restate immobili, non vi vedrò, passerò oltre. Un altro segreto del cacciatore di lumache è passare e ripassare nei posti già ripuliti. Perché ti sembra di averle tolte tutte, ma invece ce ne sono ancora.

Poi certo, le trappole con la birra, i gusci d’uovo, la cenere…si può provare. Ma credo che le mie lumache abbiano fatto uno stage o un master, e sappiano evitare con cura alcolici, uova e derivati, camminare sui carboni ardenti, oltre che strisciare veloci sulla cenere!
L’unica è la resa, lo so.
Rientrare, piedi e schiena bagnata, darmi una sistemata e provare a fare il cambio di stagione, troppo a lungo rimandato.