La lavanda – Lavandula Spica L.

Consentitemi qualche altra parola su questo cespuglio sempreverde che tra giugno e agosto mi regala tanti fiori che poi faccio seccare e diventano manciate profumate da mettere in sacchetti, posacenere, coppe d’argento.

Vi ricordo che il tempo balsamico è in estate e in autunno e che la lavanda si raccoglie in mazzetti che poi si fanno seccare all’ombra e all’aria, per poi conservarli al riparo dall’umidità – la scatola di latta è sempre consigliata. Allo stato secco questi fiorellini hanno un intenso profumo, molto gradevole, e non solo possono essere messi nei cassetti della biancheria, ma anche nella vostra automobile o dentro a contenitori d’argento – fa molto arte povera l’incontro tra il prezioso e ricercato – l’argento – e il semplice – la lavanda.

Ma oltre a questo, che già vi ho raccontato molti post fa – l’anno scorso, per la precisione – la lavanda ha anche delle proprietà antispasmodiche, diaforetiche e diuretiche. Oh, come mi piace(rebbe) conoscere le proprietà delle piante officinali e l’arte degli antichi speziali! Dall’essenza della lavanda (5-10 grammi) si possono fare dei suffimigi contro la tosse violenta, o preparare degli infusi. Sono pratiche antiche… quasi dimenticate. Dagli stessi principi si ritrova in farmacia qualche pastiglia o prodotto che ha lo stesso effetto benefico, sempre che non leggiate le controindicazioni, quelle che vengono lette a velocità supersonica negli annunci pubblicitari e che ti lasciano con domande imbarazzanti – “potrebbe avere effetti indesiderati anche gravi!” Che faccio, rischio un effetto indesiderato per curarmi da una malattia che magari è solo una mia fisima? No signori e signore, il post-contemporaneo nel quale siamo immersi è anche recupero del passato. Guardate alla Cina, alla città di Tongli. Qui gli architetti costruiscono abitazioni sull’esempio delle vecchie case, non quelle dell’architettura popolare anni ‘60, mostri orrendi di cui anche in Italia troviamo molti esempi – valga per tutti il quartiere Zen di Palermo, costruito nel ‘69 su progetto di Vittorio Gregotti. A Tongli si riprende la tradizione per consolidare la sostenibilità e la compatibilità ambientale. Il progetto dell’architetto contemporaneo Mi Qiu sulla nuova architettura cinese parte proprio dal concetto della conservazione del patrimonio storico.

Mamma mia, sono finito all’architettura partendo dalla lavanda! Per dirvi che quello che vorrei provare a fare è recuperare il patrimonio delle antiche piante officinali. Non tutte, non riesco e non ho le competenze. Mi basterebbe recuperare il contatto con la Natura, l’idea che prima di certe medicine vengono le piante e che basterebbero alcuni esemplari nel nostro giardino o nel nostro balcone per recuperare non solo l’abitudine, ma il rito, cioè la religiosità di certi comportamenti e un approccio – chiamatelo religioso, rispettoso, magari anche un poco animistico – con fiori piante, insetti. Quelle cose piccole e insignificanti che insignificanti non sono, ma che abituati a passarci di fianco e a sviare il nostro sguardo verso l’affissione 6×3 con la macchina/donna/seno/macho/denaro/felicità abbiamo svuotato del loro significato. È più facile riconoscere un ippocastano o una Mercedes classe A?

Qui mi fermo, perché son convinto che il senso del mio discorso lo avete capito e lascio a voi – se ne avete voglia – il tempo per rifletterci – e per agire.

lavandula spica

La visone dell’ipomea

di Maddalena Barattini

Ho piantato i semi di ipomea quest’inverno, speravo che in primavera le piantine si sarebbero arrampicate vigorose sulla topia (si dirà così in italiano?) della vite che ho davnti la porta di casa.
Per ora la piantina ha raggiunto a dir tanto i 10 cm da terra, e dubito che ce la farà, ma non si sa mai.
Fatto sta che oggi è sbocciato il primo e unico fiore.

Ma è un fiore?
No! E’ una galassia, come nelle foto nei planetari, un tornado, un vortice, il blu della notte, e la luce del giorno, una visione. Ecco la visione di chi esce dal coma e racconta del tunnel con in fondo la luce.
È proprio come lo vedete: una campanella con la luce dentro, come un suono che esce, invece è un lampo!
Dovrò stare ben attenta, passando di là, a non metterci il piede sopra.

ipomea

I lavori nell’orto di luglio

Comincia la raccolta dei primi frutti maturi nell’orto di luglio.
Giornate calde, verde rigoglioso in ogni dove, gramigna che cresce e nulla sembra fermarla, fiori colorati, incessante ronzare di api, bombi, calabroni e svolazzare vellutato di farfalle. Per non parlare delle formiche in fila indiana, indaffarate a trasportare semi, briciole di pane, afidi e insetti morti nelle loro dispense nel sottosuolo.

L’orto di luglio è un piacere guardarlo, che dico! Ammirarlo. Sedersi comodi su una sdraio o su un’amaca brasiliana – queste sì sono comode – e socchiudere gli occhi mentre veniamo cullati da un leggero vento e allietati dal sonoro canto di imprecisate varietà d’uccelli che cercano nel nostro orto l’imprudente lombrico che esce dalla sua galleria.

Buona raccolta e buon lavoro a tutti!

colori

Colori / Colors

A guardare nei dettagli, nell’orto si trovano tanti bei colori accostati tra loro.
Questa cimice rossa e nera – Graphosoma italicum, frequentatrice di ombrellifere… e cosa ci fa allora sulla lavanda? – ha scelto il colore della lavanda. Vi piace l’accostamento?

Looking at the details, so many beautiful colors in the garden are juxtaposed with each other.
This red and black bug – Graphosoma italicum, frequenter of Umbelliferae … and what makes us so the lavender? – Chose the color of lavender. Do you like the combination?

cimice, Graphosoma italicum

L’achillea è esplosa

di Maddalena Barattini

Il mese di giugno mi sembra il migliore per l’orto.
Tutto è rigoglioso, verdissimo, ogni giorno un’esplosione di colori. Ma proprio un’esplosione vera!
Guardate nella foto i fiori d’Achillea, sembrano fuochi d’artificio! Gialli, rossi, fioriscono in successione, le foglioline leggere fanno da sfondo. È una pianta bellissima, è sopravvissuta all’inverno e si diffonde veloce.

Dietro svettano l’alcea, fiorita rosa acceso, e una salvia altissima con i fiori lilla.
Poco più in là, sempre lilla, i fiori di melanzana.
I lamponi rossi e i mirtilli viola occhieggiano vicini alla clematide; in basso la borragine blu elettrico.
Che belli i fiori delle patate, svettano in cima al verde delle foglie, bianchi con il loro pistillo giallo oro al centro.
E gialli sono anche i fiori dei pomodori, presagio di felicità.
Ai loro piedi, come speravo, sono nati i nasturzi, con fiori dai colori sgargianti, gialli, arancioni e qualcuno rosso, belle le foglie rotonde, che cercano il sole.
Anche il pisello odoroso è fiorito, del suo bel rosa tenero. Si chiama pisello odoroso perchè profuma di miele e di paradiso.
Pure il cespuglio di margherite sta esplodendo, i boccioli sono rotondi, come bombe. Per ora, le ha contate la mia bambina, ne son fiorite 13.

Mia madre lega i pomodori, la testa bassa, si vedono solo i bigodini, gialli, rossi, blu, fermati dai becchi d’oca, altrettanto variopinti. È il fiore più strano dell’orto.

Achillea fiorita

FestAmbiente a Vicenza

Dal 22 al 26 giugno 2011 al Parco Fluviale del Retrone. Concerti, film, dibattiti, tantissime cose per costruire un mondo migliore. Quello che io volevo segnalarvi è l’appuntamento di mercoledì 22 giugno alle 17.30: Agricoltura sostenibile: il metodo Fukuoka, a cura di Cibo per la Pace – Iskron per la coscienza di Krishna.
Per uno sguardo complessivo sul programma della manifestazione collegatevi al sito festambientevicenza.org… e buona festa!

FestAmbiente 2011

Qualche consiglio bibliografico

I libri vecchi hanno sempre avuto su di me un loro fascino segreto. Le pagine ingiallite, i caratteri tipografici con le grazie, una grafica non più di moda. Ma anche il modo in cui parole e frasi si compongono a creare il contenuto, a raccontare una storia che non è più e che alcune volte devo ricodificare con un piccolo sforzo cognitivo. Trent’anni fa. Un libro di trent’anni è già vecchio? Questo sì, e così mi sembra. Tutte le foto sono in bianco e nero. Alberi, foglie e fiori , illustrazioni, incisioni, xilografie, tutto nel libro mi ricorda un tempo che non c’è più, ma che lì dentro rivive ancora.
È questa la ragione per la quale mi sono preso le Nozioni di Erboristeria di Raffaele Padovani. Pàtron Editore, Bologna 1982, 298 pagine.
A pagina 4 il logo della casa editrice, con le torri di Bologna e il motto “Labor Omnia Vicit Improbus”. In quarta di copertina, a lato, il prezzo ancora in lire: 16.000.

L’altro libro che mi sono preso è più attuale, del 2008. 381 pagine con foto e illustrazioni a colori, carta plastificata lucida, copertina cartonata. Il titolo? La medicina dei semplici. Piante officinali delle montagne italiane, a cura di Ugo Scortegagna, Duck Edizioni. Cento schede di piante officinali e interessanti capitoli come: “Fiori: poesie, immagini, francobolli”. In appendice varie sezioni: quella dedicata alle ricette, l’Indice alfabetico delle famglie, l’elenco dei principi attivi, il Glossario botanico e quello farmacologico.

Sono due libri completamente diversi – da leggere sì, ma soprattutto da conultare. Il primo ha un rigore scientifico che gli dà una solida coerenza, il secondo lo definirei più un libro di divulgazione, ricco di colori, curiosità (dalle poesie ai francobolli dedicati alle piante) e foto (non tutte ben fatte). Comunque, De gustibus… se vi capitano tra le mani questi due libri sfogliateli, il vostro gusto penserà al resto.

Bene, queste saranno le mie letture/consultazioni per i restanti giorni del mese di giugno…

nozioni di erboristeria

Consigli su come essiccare le piante officinali

Guardando le statistiche del mio blog ho notato come – soprattutto in questo periodo – uno dei termini di ricerca più utilizzati sia “essiccazione, essiccare” e uno dei miei post più letti sia quello dell’essiccazione della lavanda. Spero dunque fare cosa gradita riportando una serie di semplici e sintetici consigli di massima su come e quando raccogliere, essiccare e conservare le cosiddette «droghe», cioè quelle piante con principi attivi utili sia per profumare un ambiente sia per le loro finalità terapeutiche.

Se l’argomento vi interessa vi invito ad andare a sfogliare libri dedicati espressamente all’argomento dove potrete trovare consigli e guide più specifiche riguardo a una particolare pianta. La bibliografia sull’argomento è molto vasta, potete trovarla in internet, nelle biblioteche e nelle librerie.

1. La raccolta
La raccolta deve avvenire a seconda del «tempo balsamico» della pianta, cioè il periodo nel quale i principi attivi sono maggiormente concentrati.
Molto importante: evitate raccolte «vandaliche», cioè laddove in una certa zona siano presenti più piante non raccoglietele tutte, ma lasciatene in maniera che si possano riprodurre ancora. In questo modo non si rovina un patrimonio che è comune ed è di tutti (insetti, animali, esseri umani, e vegetali).

2. Quando raccogliere le varie parti della pianta
2.1. Radici e parti sotterranee

Si raccolgono durante il periodo di riposo della pianta, generalmente in autunno e inverno anche se certe piante vanno in riposo al principio dell’estate (ad esempio: iride, colchico, scilla e altre monocotiledoni; rizomi di felce maschio e tuberi di aconito).
Nel periodo di riposo le radici sono ricche di sostanze che serviranno poi per il risveglio vegetativo. Le radici vanno ripulite dalla terra e vanno recisi i fusti aerei. Vanno poi tagliate in base alla loro grossezza in pezzi che possono variare da 5 a 1 cm. Se grosse possono essere tagliate anche per il lungo.

2.2. Cortecce
Si raccolgono dall’autunno alla primavera. All’inizio della primavera la pianta «va in succhio», cioè è ricchissima di linfa e la corteccia si toglie con più facilità.

2.3. Gemme
Si raccolgono prima della loro apertura, solitamente alla fine dell’inverno.

2.4. Foglie
La raccolta avviene prima della fioritura della pianta, anche se non sono rare le eccezioni (Belladonna, Stramonio).
Le foglie si raccolgono asciutte, e vanno eliminate quelle giallognole o quelle attaccate da parassiti.

2.5. Fiori
Si raccolgono appena sbocciati o poco prima, preferibilmente di mattina, dopo che si sono asciugati dalla rugiada.

2.6. Frutti
Vanno raccolti maturi e consumati/usati subito. Dopo la raccolta la maturazione prosegue e potrebbe provocare lo spappolamento del frutto.

2.7. Semi
Si raccolgono con la pianta, si fanno seccare e poi si battono per farli uscire.

3. Tipi di essiccazione
Sostanzialmente sono tre: al sole, all’ombra, a calore artificiale.
Per le radici consiglio l’essiccazione al sole, per tutti il resto l’essiccazione all’ombra. Il sole, infatti, può non solo togliere il naturale colore della droga, ma attenuare i principi attivi. Il luogo per l’essiccazione deve essere aerato e con la minor percentuale possibile di umidità.
Per l’essiccazione a calore artificiale attenzione a non bruciare la pianta. Solitamente la temperatura può variare tra i 20-30° C per foglie e fiori e tra i 50-60°C per le parti difficili da seccare – ad esempio le radici.

4. Conservazione
L’essiccazione è fondamentale affinché la conservazione della droga non produca muffe, derivate dalla presenza di umidità. Un ulteriore accorgimento è quello di proteggere le droghe dalla luce, che può provocare la perdita o l’attenuazione dei principi attivi della pianta. Dei barattoli di latta o alluminio possono andare benissimo.

Sotto, la foto ritrae dell’erba luigia essiccata.

Le metamorfosi (II)

Una settimana fa. Prendo l’insalata dall’orto e la lavo. Ci trovo un bruco. Piccolo, verde, vorace. Che faccio, lo uccido? Ma no, qualche foglia d’insalata c’è anche per lui. Così per tre-quattro giorni consumiamo i pasti in una famiglia allargata. Moglie, figli e un bruco che consuma la sua insalatina su una tazzina del caffè che gli affido come sua casa temporanea. Poi trovo una gabbietta di plastica – perché il furbo cammina, esce dalla tazzina e si avventura per la casa – e lo metto dentro.
Ed ecco che lui comincia la sua trasformazione e costruisce il bozzolo… a quando farfalla?

bozzolo

Tanti regali nell’orto

Sì, l’orto – oltre ai suoi frutti – dà anche dei regali. Inaspettati e simpatici.
Crescono delle piantine laddove non le avevo seminate. Chi avrà buttato i semi?
Non ne ho idea. Un fitto boschetto, in miniatura, di piantine che potrebbero essere zucche, tra l’insalata e la borraggine.

regali nell'orto

I fiori sono inutili? Certo che no!

di Maddalena Barattini

Qualche giorno fa Massimo, cardiologo ordinato, mi ha detto che i fiori sono inutili. A me! A maggio! Poi, probabilmente vedendo la mia espressione attonita, ha corretto il tiro, e per consolarmi ha aggiunto: “servono per l’impollinazione”.
Perchè pianto i fiori? Anche mia madre se ne lamenta, e si commuove solo davanti ai pomodori.
A guardare certi fossati fioriti, senza che nessuno abbia seminato, o innaffiato, o concimato… me lo domando anche io.
Perché a volte sono più belli quei papaveri sopravvissuti ai diserbanti, di certe rose che ho nel giardino.

Forse bello è tutto ciò che veramente è naturale, e tutto ciò che è naturale veramente, oltre che bello… non è mai inutile.
Allora perché pianto i fiori? E invece di rispondere, vi ripropongo altre domande, dal quaderno blu di mio figlio che fa la seconda elementare: “Che cos’è il bello per me? La bellezza ci rende liberi? Come posso imparare a riconoscere le cose belle? Posso diventare costruttore di bellezza?”
Forse non è importante rispondere, qualche volta è importante anche solo la domanda. Sforzarsi di pensare, di capire la vita che ci passa davanti.

papavero