L’anno del giardiniere

Mi sono comperato questo libro perché mi piacciono le edizioni Sellerio, non solo per la qualiltà degli scrittori, ma anche per l’aspetto del libercolo (10,7 x 15,5 cm, 193 pagine). Una copertina di cartoncino che sa di antico, una illustrazione a colori incollata sopra (L’albero della vita di Hannah Cohoon, 1854). Mi piacciono i particolari. Fanno la qualità.

Non l’ho ancora letto questo libro, ma mi sento di consigliarvelo.
… l’esperienza dell’autore che acquistò una casa nella periferia di Praga, con annesso giardino. E da lì inizia la passione per il giardino, così intensa che lo porta a mutare il tema del suo diario personale che pubblicava sul quotidiano della borghesia intelletuale di Praga, e a parlare – appunto – di giardini e giardinieri. All’interno del libro i felici disegni dello stesso autore danno una sensazione di divertimento e di semplice svago.

Se vi fidate del mio consiglio… buona lettura!
😉

Karel Chapek, L’anno del giardiniere, Sellerio Edizioni, Palermo 2008, 193 pagg.

La prima neve

Venerdì scorso…
Guardo dalla finestra e vedo tanti fiocchi scendere e in poco più di mezz’ora coprire orto e giardino. Tutto bianco, e un’aria fredda fredda che mi punge sul naso.

[…]

Dicembre: sfondo scrivania / December: wallpaper

[Dedicato a Maddalena]
Rieccomi a proporvi uno sfondo per la scrivania di dicembre – con calendario.
Ci ho pensato. Dicembre… ah sì, Natale, le feste, tutte le luci, i canti…
Ma orto e giardino sono più festosi a primavera, non certo in inverno… che sembrano morti.

Dunque vi propongo il mio albero di Natale: due pigne addobbate dei loro semi rossi. Una pigna marrone, al termine del suo sviluppo, che contiene in sé il seme della sua rinascita.
Perché, in fondo, cos’è Natale? Una festa che ha origini nel mondo pagano, dove la Natura che muore e risorge veniva celebrata attraverso riti e feste, con rituali – come lo scambio dei doni – molto simili ai nostri. In seguito la festa del Natale è stata Cristianizzata, e Gesù diventa il tramite tra vita e morte, cioè il principio della rigenerazione, perché è attraverso la sua morte che l’umanità può aspirare ad una Nuova vita.

Non insisto. Chi fosse interessato alle strutture mitiche, ai rapporti simbolici tra vivi e morti, o ancora al rapporto tra Natura e cultura può leggersi il breve ma intenso saggio (solo 77 pagine compresa l’introduzione di Antonino Buttitta) Babbo Natale giustiziato, di Claude Lévy-Strauss, Sellerio Editore. Chi invece non fosse interessato può comunque scaricarsi il mio sfondo scrivania di Dicembre…

Lo potete scaricare nei formati:
1600 x 1200 pixel e 1280 x 1024 pixel.

A presto,
Davide

Here’s the background for the desktop of your computer – with calendar.
I thought about it. December … Ah yes, Christmas, holidays, all the lights, the songs …
But vegetable garden are the most festive in the spring, not inwinter … that seem dead.

So I propose you my Christmas tree: two pine cones decorated with their red suits. A brown cone at the end of its development, which contains the seeds of its rebirth.

To download it click here:
1600 x 1200 pixel version – 1280 x 1024 pixel version
Regards,
Davide

La moda dell’orto

Di positivo c’è che nasce un interesse verso l’orto e le colture. Di negativo – forse – che è una moda. E la moda – le mode? – per loro stessa definizione, non possono durare a lungo. Anzi, devono durare poco. Una stagione, forse mezza. Poi via, un’altra moda.

Ma quella dell’orto è una moda o una tendenza? Un nuovo stile di vita? Anche le tendenze passano… ma come può qualcosa di vecchio come l’orto – da quando Dio scacciò Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre (un giardino!) e gli disse: tu dovrai lavorare la terra con sudore e fatica – essere qualcosa di nuovo?

Trovo sempre più spesso in internet articoli, citazioni, foto, sulla moda dell’orto. Inaugurata da Michelle Obama – possibile che in America siano sempre più avanti? – è penetrata anche nel Vecchio Mondo. Dove c’era già. Solo che non ce ne accorgevamo. Fare del vecchio il nuovo. Ecco cos’è – anche – la moda.

Così oggi si parla di giardini e di orti verticali – perché in orizzontale probabilmente non c’è più spazio – di permacultura, di agricoltura biologica, di autosufficenza alimentare ed energetica, di riciclo. Ben vengano questi temi che ci invitano a riflettere sul significato di parole come “progresso”, “crescita”, “sostenibilità”, “futuro”. Ma dell’orto non fatene una moda passeggera. Ad ogni stagione ci regala una nuova collezione. Sempre uguale e sempre diversa. Piuttosto intendete la moda come un orto. Colori vivaci in estate, colori pastello per l’autunno, chiaro e scuro per l’inverno, disegni eccentrici per la primavera.

P.S. = era da qualche mese che rimuginavo, riscrivevo, mi documentavo, su questo post della moda dell’orto, o dell’orto di moda, o della moda nell’orto. Poi mi sono sentito come il gatto che cerca di mordersi la coda. E così vi lascio questi brevi, corti, troppo sintetici pensieri. Che siano almeno – questo il mio modesto augurio – di stimolo per una ricerca più esaustiva.

La metamorfosi della pigna

Quando si dice che “la Natura è viva” non si prende in considerazione che, forse, nel regno della Natura, non valgono le nostre dicotomie e i nostri sistemi di valori. Nero versus bianco, morte versus vita. Credo che quest’ultima differenziazione semplifichi oltremodo quello che è il corso degli eventi naturali, cercando di associare alla Natura i nostri universi di valori.

Ora, riguardando queste pigne di magnolia – che non sono proprio le preferite di Maddalena, che le chiama “vecchie signore vanitose con gli orecchini di corallo” – staccate dall’albero qualche settimana fa, mi accorgo che pur private della linfa vitale, mutano e, tutt’altro che morte, si prodigano alla ricerca della vita. I semi stanno uscendo dalla pigne – povere signore, tra poco senza i loro orecchini. Processo che si vede bene nella pigna marrone, ma anche in quelle ancora verdi.
La Natura, dunque, non riconosce un confine così netto tra vita e morte. Piuttosto è un movimento e un processo di continuità.

… e non ho le parole per definire questo percorso – tra parentesi, il linguaggio struttura la realtà, ma a volte la realtà va oltre alle parole e ci lascia a bocca aperta, meravigliati, in un sentimento che conosciamo solo quando lo viviamo, ma che difficilmente riusciamo a descrivere e a trasmettere con il linguaggio parlato. E allora cerco altri mezzi per trasmettervi le mie emozioni. Ci provo con il linguaggio fotografico…

Colori ed elementi d’autunno / Autumn colors and elements

Foglie, acqua, alberi. E sotto, la terra.
Come non potevo non fotografare questo crogiuolo di elementi e di colori?
Sono sempre alla Roggia Seriola. In queste giornate grigie trovo conforto nei colori che mutano, nelle foglie che cadono, nell’acqua che riflette le cime più alte degli alberi.

Leaves, water, trees. And beneath… the earth.
As I could not photograph this crucible of items and colors?
I’m always at Roggia Seriola. In these gray days I find comfort in changing colors, leaves falling, the water that reflects the highest peaks of the trees.

Pioggia, pioggia, pioggia, pioggia pio…

E ancora pioggia. Questa mattina pioveva. Adesso sta piovendo.
Siamo al 21 di novembre, e se mi guardo indietro riesco difficilmente a ricordare qualche giornata di sole. Una due, forse tre. Qualche ora di sole, poi nuvole grigie, grigiastre, nere. E ancora pioggia.
Prendo la macchia per andare a prendere due pizze. Faccio un giro largo, sotto la pioggia, per vedere il livello del Bacchiglione lungo la strada di parco Querini. Mi affaccio al muretto e guardo il fiume. È alto, l’acqua è marrone, scivola veloce, vorticando. Ritorno in macchina. Tergicristallo. Piove. Pioverà anche domani.

Sto facendo io stesso la muffa con tutta questa pioggia e l’umidità che ne segue.
Non faccio nemmeno una foto. La tengo per una giornata di sole. Chissà, magari il prossimo fine settimana.
Un saluto bagnato,
Davide

Ancora foglie / Still leaves

Una sinfonia di tonalità di marrone, lungo la camminata che porta alla Roggia Seriola.
E finalmente un po’ di silenzio e lo scroscio dell’acqua di fonte, che sale da terra.

A symphony of shades of brown along the walk leading to the Roggia Seriola.
And finally a bit ‘of silence and the sound of the water source, which rises from the ground.

Je ne parle pas français

Spunta nel web un mio post in francese. Ma sono io? Non proprio, sono quelli di Wikio, che traducono alcuni post di blog europei, tutto gratis, e ci fanno un po’ conoscere tra noi blogger europei, fanno circolare nella blogosfera opinioni, stili di vita, immagini di Paesi e paesini d’Europa. Che bella iniziativa, una piccola ma gradita sorpresa.

E così qui voglio ringraziare la redazione di Wikio, che con E-blogs fa conoscere idee sfidando la babele linguistica. Siamo tanto diversi in Europa – non potrò mai dimenticare il salamino a colazione in Olanda… o la pizza con l’ananas! – ma in qualche aspetto magari ci assomigliamo. Con E-blogs forse è più facile scoprirlo…
Regards
😉

Guardo e osservo / I watch and observe

Metà di novembre. Il mio orto è senza colture, un poco desolato. Ci crescono le erbe, i fiorellini, e ci passano le lumache, lentamente. Ma trovano ormai poco da mangiare.

Io ogni tanto mi fermo e lo guardo, lo osservo nel suo tranquillo sonno autunnale.
Però mi consola un poco, la mia pigrizia, a vedere che anche gli uccelli si fermano a stormi su un filo dell’alta tensione, e dall’alto mi guardano e osservano le distese dei campi incolti e chissà cosa pensano, forse non pensano a niente ma sono già soddisfatti a guardare il paesaggio da quella invidiabile altezza. Si riposano anche loro.

Mid-November. My garden is without culture, a bit desolate. We grow herbs, flowers, snails, and we pass slowly. But now find little to eat.

I sometimes I stop and look at him, look him in his peaceful sleep autumn.
But I am consoled by a little, my laziness, to see that even the birds stop in flocks on a high voltage wire, look at me and look down and the expanse of fallow fields and who knows what they think, maybe they do not think nothing but have already met to look at the landscape from that enviable height. Rest, too.

Lo strobilo del cipresso

Isola Vicentina è un piccolo paese in provincia di Vicenza. Salendo sulla strada che porta al convento e andando poi dritti per il bosco si arriva ad un vecchio eremo, sopra la collina.
E qui la prima sorpresa, perché si arriva in una piccola ma elegante distesa di ulivi. Una stradina le corre accanto e sul lato opposto si ergono, sempre verdi e tranquilli, i cipressi. Siccome la foto delle pigne della magnolia ha suscitato un poco di sorpresa ecco che ho deciso di fare la foto anche alle pigne dei cipressi – “pigna” è il termine volgare e basso, “strobilo” è il termine altolocato 😉

E siccome lì in alto il paesaggio era piacevole agli occhi vi regalo – anche se è sempre meglio viverlo di persona, a contatto – una foto delle colline che scendono e si rialzano, con gli ulivi e i colori dell’autunno.

Vi assicuro che trovare lì sopra gli ulivi mi ha destato un po’ di sorpresa. Ma dove sono, in Toscana? In Sicilia forse? L’ulivo non è proprio albero del nord, chi lo coltiva lo fa per l’olio, ovvio. E così mi viene subito alla mente Fukuoka, che nel suo viaggio in Italia – è stato, se non sbaglio, qui in Veneto a Preganziol (TV) – e anche lui aveva visto tanti ulivi lì piantati, un poco fuori dal loro contesto naturale – e sono sicuro che anche il Pizzetti avrebbe qualcosa da ridire.

Ma lasciamo stare. Lo strobilo del cipresso. E le radici? Perché questi begli alberi – della famiglia delle Cupressaceae – li relegano al cimitero? Per le radici, appunto. Poiché le radici di tutti gli alberi seguono pressapoco l’andamento della loro chioma, così le radici dei cipressi, come i loro rami, si sviluppano in verticale sotto il terreno, senza creare problemi con le bare.

Dunque anche una foto per riportare alla giusta bellezza questo strobilo e questo bell’albero, che a vederlo con i suoi fratelli zigzagare lungo una tortuosa strada collinare – magari in Toscana – ti regala un bel quadro che ti verrebbe voglia di prenderti tavolozza, tela e pennello e passare una giornata a dipingere…

Colori (e sapori) d’autunno: arancione / Autumn Colors (and flavors): orange

I cachi. Non mi piace mangiarli. Però mi piace vederli sopra agli alberi.
Sulla campagna desolata e malinconica una nota di giallo o di arancio. L’albero di cachi, lì solitario, fa esplodere le sue note di colori, e i merli ci volano attorno, e se non c’è nient’altro di buono si mangiano anche il caco.

I cachi: che quando cadono a terra fanno splash! e si trasformano in poltiglia giallo-arancia che stai sempre attento a non calpestarla. Oppure la marmellata di cachi. Mai potuta mangiare, forse mai assaggiata. Però quanto è bello l’albero di caco con i suoi cachi. Sembra un pasticcio di parole, ma è un quadro vibrante di colori intensi. Evviva i cachi, anche se non li mangio.

The kaki. I do not like to eat them. But I like to see them above the trees.
The gloomy and desolate countryside and suddenly a hint of yellow or orange. The persimmon tree, solitary there, blowing up his notes of color, and blackbirds flying around us, and if there is anything good to eat … the birds eat kaki.

When the kaki fall to the ground …splash! and become yellow-orange pulp that you are always careful not to trample on it. Or persimmon jam. Never been able to eat, maybe ever tasted. But how beautiful persimmon tree with his khakis. It looks like a mess of words, but it is a vibrant picture of vibrant colors. Long live the persimmons, but not eat them.

Colori d’autunno: bacche gialle / Autumn Colors: yellow berries

E rosse. Tanti grappoli.
Siepi che seguono la strada e mi accompagnano nelle mie passeggiate.
Forse cibo per i volatili, se riescono ad appoggiarsi ai rami con le spine.
Allegria per i miei occhi, quei rossi e gialli, accesi dal debole sole di novembre.

And red. Many bunches.
Hedges who follow the way and accompany me in my walks.
Perhaps food for the birds if they can rely on the branches with thorns.
Joy to my eyes, those red and yellow, inflamed by the weak November sun.