Inquinare spazzando… ?

Da qualche anno a questa parte – da una decina, per la verità, o forse di più? – si aggirano per le strade del mio quartiere e della mia città dei personaggi che portano in mano un marchingegno a motore, rumoroso, che da una parte fa uscire biossido di carbonio, dall’altra aria. E con quest’aria – povero Zefiro imprigionato – spostano le foglie cadute dagli alberi un po’ di qua e un po’ di là. Il vento poi – Zefiro liberato – le risposta.

Solitamente sono le grandi foglie dei platani ad essere rimosse, perché i marciapiedi devono essere puliti – decoro urbano, e penso, di striscio all’artista Maurizio Cattelan. I platani – quei nostri grandi alberi ai bordi delle strade, dove ogni tanto trovi un mazzo di fiori a ricordare chi tristemente lì si è schiantato con l’auto o la moto – lasciano cadere molte foglie. Gli operatori con i marchingegni ad aria ne fanno tanti mucchi. Poi arriva un camioncino che le raccoglie e le porta via. Marciapiedi e strisce di prato rimangono vuoti e senza foglie, e la base dei tronchi degli alberi rimangono senza coperte. Almeno in città. In campagna e sulle prime colline le foglie rimangono dove cadono. Troppo complesso ed oneroso spostarle. Almeno lì.

Ma non si potrebbe ritornare alla vecchia e cara scopa di saggina?
No, risponde un mio amico che ha lavorato nel settore. Col marchingegno a motore risparmi un sacco di tempo. Sarà così, ma che rumore quel trabiccolo, che puzza di gas di scarico! Tutto per il decoro urbano! Ma chi la mette poi la coperta alla base dei fusti degli alberi? Per loro un inverno all’addiaccio…