Rinascite (2) / Rebirth

D’improvviso mi accorgo che, nell’orto, molti bulbi hanno germinato, e spuntano dalla terra uniti in gruppo, o solitari, tra l’origano e l’erba luigia. Tulipani, gladioli, narcisi

Se la loro crescita fosse stata rapida me ne sarei accorto, ma essendo così lenta non ho potuto accorgermene. Semplicemente oggi ho visto che sono spuntati dalla terra. Questo discorso del lento e del veloce, che già mi ha assillato in passato, devo riprenderlo con più calma…

Suddenly I realize that many bulbs have sprouted, and sprouting from the earth together in groups or solitary. Tulips, gladioli, daffodils …

If their growth had been fast I would have noticed, but being so slow I could not realizing it.

Rinascite / Rebirth

Il crisantemo riprende vita. I fusti secchi, recisi questo inverno, lasciano il posto alle prime foglioline verdi che crescono compatte e coraggiose, nonostante le temperature siano ancora rigide. Il loro movimento verso l’alto è lento ma inesorabile, è forte e maestoso: l’apparente fragilità che attribuiamo ad una foglia è solo una nostra errata interpretazione…

Ho quasi l’impressione che tutte queste foglioline verdi vogliano spiccare il volo, staccare le radici dal terreno e librarsi nel cielo… come la fenice, il mitico uccello che bruciava se stesso per risorgere dalle proprie ceneri. L’analogia con il regno vegetale mi sembra facile. L’apparente morte invernale si trasforma, in primavera, in una nuova vita.

Presso i primi cristiani la fenice fu il simbolo della Resurrezione del Cristo; nel Medioevo divenne simbolo della Crocifissione. In seguito scomparve dall’arte sacra, ma ricomparve nelle nature morte allegoriche come decorazione vascolare, con il significato cristiano di Resurrezione. Non me ne vogliano gli iconologi se ho voluto attribuire a questo leggendario uccello un significato pagano, legato ad una religione animista, piuttosto che monoteista.

The chrysanthemum back to life. The stems dry, cut this winter, give way to the first green leaves that grow compact and courageous, although the temperatures are still rigid. Their upward movement is slow but inexorable, is strong and majestic: the apparent fragility that we attach to a leaf is only a misinterpretation of our …

I get the feeling that all these want to fly green leaves, remove the roots from the ground and hover in the sky … like the phoenix, the mythical bird that burned itself in order to rise from the ashes. The analogy with the plant kingdom seems easy. The apparent death winter turn into spring, a new life.

Among the early Christians the phoenix was the symbol of the Resurrection of Christ in the Middle Ages became a symbol of the Crucifixion. Following sacred art disappeared, but reappeared as a decoration in vascular allegorical still lifes, with the Christian meaning of the Resurrection.

Cade la pioggia

Ieri ha piovuto e anche oggi piove. Nell’orto si sono formate delle pozzanghere, dove ogni goccia che cade forma il suo piccolo cerchio. Sui vetri bagnati vedo le gocce scendere, come se andassero di fretta, desiderose di arrivare a terra e lì diventare con la terra un tutt’uno.
Com’è romantica la pioggia, penso. Faccio una foto alle gocce ancora ferme sul vetro della finestra.

Spengo la Nikon, e decido di andare nell’orto. Passo per la cantina. Mi metto le ciabatte e… splash! In questo momento dimentico tutte le cose romantiche sulla pioggia. La cantina si è allagata!

Colpa mia sicuramente, ma se volessi trovare un capro espiatorio…. colpa della zanzara tigre! Questa estate ho coperto il tombino con una rete a trama fitta fitta, che lascia sì passare l’acqua, ma non la zanzara tigre, che deposita le uova dove trova acqua ferma. Poi la retina l’ho lasciata sempre lì. Mai nessun problema.

Ma la pioggia di ieri ha trascinato con sé molta terra, sassolini, polvere, così da ostruire tutti i piccoli buchi della retina. Conseguenza: l’acqua ha invaso la cantina. Nulla di grave: due ore a togliere l’acqua con scopa, aspiratore, stracci vari; alcune scatole di cartone inzuppate, un vecchio scanner SCSI da buttare via (l’avrei buttato comunque, nessuno lo voleva). Di positivo ho pulito il pavimento della cantina. La retina per le zanzare l’ho tolta. La rimetto questa estate.

Forza cavoli!

Forza cavoli! Crescete! Non vi dico: moltiplicatevi! Ma almeno crescete.

L’errore è stato forse averli piantati un po’ in ritardo (ad ottobre, se non ricordo male), ma speravo comunque in una crescita maggiore. Forse non si sono sviluppati per il freddo, e adesso sono ancora lì nell’orto, e non li posso mangiare. Che dire? Cosa succederà? Riuscirò a cuocerli o a tagliarli e metterli nell’insalata? … aspetto con fiducia?

È tempo di potare la vite

Girovagando per la campagna trevigiana, domenica, vedo nei campi i rami potati degli alberi e della vite. Raccolti in fascine, ammucchiati qua e là, lasciati disordinatamente sotto agli alberi.

Della potatura mi piace la ricerca dell’ordine nel disordine. La foto che vedete nè è l’esempio più emblematico. Le file ordinate della vite, che convergono prospetticamente verso il punto di fuga all’orizzonte e in mezzo, ammucchiati disordinatamente in una ordinata fila centrale, i rami potati.

C’è una vena di ironia, di divertimento tra i termini dicotomici di questo ordine disordinato o disordine ordinato. L’essere umano che cerca di trovare un ordine all’apparente disordine naturale, che cerca di dare una forma allo spazio della propria vita, che cerca di darsi dei limiti per trovare delle certezze, per sfuggire all’inconcepibile infinito dello spazio e del tempo – il cui limite reale, nel singolo, è dato dalla morte.

Ma nonostante questi tentativi, la forma, da certezza, diventa simbolo, e cioè qualcosa che sta per qualcos’altro. E così la ricerca si ripropone, nuovamente, senza una fine o un inizio – perché la sua fine è il suo inizio. E quei rami, così accatastati, hanno sì una parvenza di ordine, ma io li vedo ridere e divertirsi di questa idiosincrasia degli esseri umani di volere dare un senso alle cose, di trovare una spiegazione per tutto, di studiare analiticamente la vita invece di viverla…

Nota personale: sono una persona molto ordinata – e adesso sto ridendo alle mie spalle!
😉
Buona settimana a tutti – e non dimenticate di potare rose, ribes, vite e alberi vari…

I primi insetti / The first insects

Il cambio di stagione non lo si capisce solo guardando il calendario, ma anche da piccoli segnali che avvengono intorno a noi. È ancora presto per parlare di primavera, però intuisco che il freddo inverno sta svanendo.

Un piccolo insetto si è appoggiato sul fiore giallo di pansè. È molto coraggioso questo piccolo insetto nero. È stato il primo ad uscire allo scoperto, ad esplorare l’orto. Cammina lentamente sul fiore giallo, con un misto di paura e gioia. Come un vero esploratore. Ritornerà dai suoi amici insetti per fare un resoconto della situazione.

«Possiamo uscire?»
«L’inverno sta giungendo al termine, ma vi chiedo di pazientare ancora un po’. Potrebbero esserci ancora degli abbassamenti di temperatura. Ma siate felici: il nostro momento è sempre più vicino».

The change of season does not you can tell just by looking at the calendar, but also by small signals that happen around us. It is still early to talk of spring, but I sense that the cold winter is fading.

A small insect is resting on the yellow flower of pans. It is very brave this little black bug. It was the first to come forward, to explore the garden. Walk slowly on yellow flower, with a mixture of fear and joy. Like a true explorer. Will return from his insect friends to make a statement on the situation.

“Can we go?”
“The winter is coming to an end, but I ask you to wait a little longer . There still might be the lowering of temperature. But be happy: our time is closer. “

I danni del freddo / The damage of the cold

Il terreno assorbe l’acqua. Quando l’acqua si ghiaccia aumenta il suo volume. Il vaso di terracotta si può rompere. E così è successo. Devo aggiungere che erano vasi molto vecchi – venti o trenta anni. Pazienza.

Quasi quasi le fragole le tolgo dal vaso rotto e le pianto nell’orto. Che ne dite?

The soil absorbs the water. When water freezes it increases its volume. The crock can break. And so it happened. I must add that they were very old vases – twenty or thirty years. Patience.

I almost took off the strawberries from the broken vase and plants in the garden.
What do you think?

La promessa mantenuta / The promise kept

Il ciclamino è fiorito. Uno due tre quattro… tanti fiori bianchi come la neve che, fino qualche giorno fa, copriva il giardino. Lui, per fiorire, è stato aiutato dal caldo della casa, e dalla luce che lo ha sfiorato attraverso i vetri. E non ha deluso le mie aspettative. Tanti altri boccioli sono pronti per fiorire…

The cyclamen is blooming. One two three four … many flowers as white as snow that still covers the garden. To flourish, it was helped by the heat of the house, and the light that has touched through the windows. It did not disappoint my expectations. Many others buds are ready to bloom …

Oggi vi racconto una storia

Viene un mio amico a trovarmi e mi racconta una storia. Così interessante e incredibile che ve la racconto anche a voi – e se la conoscete già scusatemi e saltate oltre: se ad esempio avete visto l’ultimo film di Ermanno Olmi, forse la storia non vi sarà nuova. Comunque vado avanti.

C’era un signore, che è morto a 73 anni, che un giorno, a 35 anni, ha deciso di vivere da solo, dopo una delusione amorosa. Una specie di nuovo Adamo, ma senza Eva. Così questo signore ha vissuto nei suoi 4 ettari di terreno a San Cipriano (Roncade) in provincia di Treviso. Viveva in una casa vecchia, con l’orto e un bosco. Si faceva le sue colture, si tagliava la legna, mangiava quello che produceva, si vestiva tessendo i suoi vestiti, si faceva dei succhi di frutta per l’inverno e tappava le bottiglie con le pannocchie di mais. Solo qualche volta chiedeva, così ha detto il mio amico, dei fiammiferi a sua sorella. Nient’altro. Questo signore, che si chiamava Ernesto Girotto, ha vissuto così in autonomia per quasi quarant’anni.

Si dice che sia morto di stenti, perchè la calda estate del 2003 gli ha compromesso il raccolto e si è trovato in inverno senza niente da mangiare. Ma ha lasciato una cosa: la creanza. Cos’è la creanza? Sono i semi del mais che lui ha selezionato per quarant’anni. Ben tenuti dentro una cassetta di legno per essere seminati e fatti germogliare.

Poi la storia è continuata con un nuovo personaggio. Un ragazzo (Devis) che è andato a vedere la casa di Girotto. Un ragazzo che dal Friuli è venuto in Veneto in bicicletta, con una tenda per dormire, dei vestiti, delle vivande. Nient’altro. Si è fatto tanti chilometri – 370 per la precisione – per vedere la casa di Girotto. Qui passo il filo del racconto a voi lettori. Perché questo ragazzo ha un sito internet, dove racconta di lui e della casa di San Cipriano che è andato a visitare. In questo sito, se vi interessa, potete trovare informazioni più dettagliate e vedere delle immagini.

Io vi ho raccontato questa storia per il gusto del racconto. Ora, se volete, potete approfondire. L’indirizzo internet è qui.

A presto.

Neve, ghiaccio… e cielo azzurro

Oggi giorno palindromo. Si può leggere indifferentemente da sinistra a destra o viceversa. 01.02.2010.

Questa mattina -6° C. Ghiaccio e neve ghiacciata dappertutto. Per fortuna il sole brillava in un cielo limpido come non mai. Il mio orto è ricoperto di neve. Qua e là salta fuori qualche foglia di cavolo.

Tutti i tetti di Vicenza sono bianchi e guardare la città da Monte Berico, in questa giornata di sole, è uno spettacolo unico: la ferrovia, il Duomo e la Basilica Palladiana, la campagna sfumata e avvolta in una leggera foschia, le montagne innevate…