Il bello di essere pianta

Ritorno dal mare, per ripartire domani stesso. Passo per Treviso, e mi fermo in una libreria. Devo trovarmi un libro da leggere e rileggere in spiaggia, per contrastare la noia degli ombrelloni ordinati e allineati come soldatini.

Un libro sul regno vegetale, sicuramente, ma quale?
Scarto subito i vari manuali di cura e fai da te per orti e giardini. Non che non mi piacciano, ma so che poi in spiaggia a leggerli mi viene nostalgia dell’orto.
C’è un libro di Ippolito Pizzetti, che contiene tutti i suoi articoli scritti su riviste e giornali. Bello, ma non mi ispira. È scritto fitto fitto e già aprendo qualche pagina mi perdo tra le parole.
Ci sono poi vari libercoli scritti da architetti di paesaggio. Nulla di personale contro gli architetti, ma a leggere di queste persone che portano alberi e piante per creare delle architetture a loro gusto, bello sì, ma già la natura ha la sua architettura, forse basterebbe uno sforzo da parte nostra per comprenderla. E poi questo sforzo per ricreare un altro ordine, dei percorsi (narrativi), una storia, qui i fiori gialli, là quelli rossi, ancora più avanti quelli bianchi, poi un reparto per le erbe aromatiche. No no, mi bastano le file di ombrelloni al mare, penso, tutte ordinate e colorate (ogni hotel ha l’ombrellone del suo colore).
Ci sono poi dei libri pieni di foto, disegni, figure. Ma sono molto grandi, e costano anche parecchio. Sono belli, sì, ma in spiaggia troppo ingombranti.

Ecco vedo una cosa… è il mio libro. Giro tra gli scaffali delle libreria divisi per temi e generi con un libro in mano di architettura dei giardini, ma ripenso al libro che ho visto e velocemente sfogliato. Mi fermo, ritorno indietro. Prendo quel libro. Sì, lo compro.
Guardo il prezzo. 10 euro. Sì, va bene, ha anche delle foto a colori.
È Il bello di essere pianta, di Patrick Blanc, Bollati Boringhieri – edizione prestigiosa! – Torino 2008, 91 pagine.

Patrick Blanc è un botanico francese. Ricercatore del CNRS insegna all’Università di Jussieu (Parigi), “le strategie che consentono alle piante di usare solo una frazione di luce per elaborare complesse minitattiche di adattamento”.
Dimenticavo: Patrick Blanc è famoso in tutto il mondo per la creazione di giardini verticali. Ma andiamo avanti.

Il libro è bellissimo. Inizia con la frase: “Cresco, dunque esisto”. È una pianta a parlare (non vi dico che pianta è), a raccontare la sua convivenza con le altre piante, cosa ne pensa del sesso e degli Uomini. Attraverso questa strategia narrativa l’autore ci porta a spasso tra temi botanici, etici, ambientali e filosofici in maniera semplice e naturale come una passeggiata nel sottobosco. Mette in discussione alcuni concetti chiave della nostra società occidentale, come quello della competizione – da noi valorizzata positivamente. Affronta, con un approccio creativo e originale, i temi della morte, della sessualità, dell’ambiente, della casualità (chi dice che tutto deve avere – per forza – una causa logica-razionale-matematica?)
In molte cose che dice, mi ci ritrovo. È il mio libro per l’estate, ho letto solo una ventina di pagina ma, senza nessuna coercizione, ve lo consiglio caldamente.

Non è che per caso ho scelto proprio questo libro perché un po’ riflette quello che io stesso penso? Forse sì. Si tende a leggere quello che più ci piace, cioè quello che già siamo portati a pensare e a credere, evitando di mettere in discussione la nostra visione del mondo… Forse per questa ragione, non proprio coscientemente, ho scelto questo libro.
Ed ecco uno di quegli atti che Freud avrebbe inserito nel suo Psicopatologia della vita quotidiana.
Il prezzo del libro non era 10 euro, ma 16. Me ne sono accorto alla cassa. L’ho preso comunque – avevo uno sconto del 15% sul prezzo di copertina. Chissà che ci trovi lo stesso qualcosa che mi metta in discussione, o mi faccia procedere ad una maggiore consapevolezza verso me stesso – è questo che chiedo ai libri…

Buone vacanze a tutti (mamma mia, mi sa tanto che domani trovo coda!)

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3 pensieri riguardo “Il bello di essere pianta

  1. Il Pizzetti che non hai preso è “Pollice verde”? Se sì peccato, meritava moltissimo.
    Questo libretto di Blanc sembra intrigante, al tuo ritorno facci poi sapere meglio com’è (ci conto).
    Buona vacanza a te 🙂

  2. Ciao equipaje,
    no, non era “Pollice verde”, e non mi ricordo il titolo, comunque grazie della segnalazione bibliografica.
    Il libro di Blanc è davvero molto interessante. 91 pagine piacevoli e scorrevoli. Ottimo anche l’articolo finale di Michela Pasquali sui giardini verticali.
    A presto.

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