Giugno: i lavori nell’orto

Cosa si fa a giugno? Tutte le colture dovrebbero già essere nell’orto, e l’attenzione del buon ortolano dovrebbe essere concentrata sulle cure da eseguire affinchè i frutti siano tanti e gustosi.
Vediamo un po’ cosa c’è da fare.

pomodori. togliere i germogli ascellari. Man mano che le piante dei pomodori crescono sostenerle con un palo di legno o una canna di bambù.

carote. diserbare manualmente le erbacce che continuano a crescere.

fragole. togliere gli stoloni per favorire la fruttificazione.

basilico. per impedirne la fioritura cimatelo ben bene.

aglio. perché la linfa si concetri nei bulbi si consiglia di piegare a terra il fusto.

pacciamatura. con l’erba tagliata dal girdino pacciamate a vostro piacere. Le erbacce cresceranno un po’ meno e la terra rimarrà umida e protetta dal sole.

C’è ancora tempo per la semina?
certo. Cosa seminare? vediamo… zucche ornamentali, tagete, gazanie, broccoli, cavolfiori, bieta da coste, cappuccio autunnale, fagiolini, insalata, lattuga, ravanelli…

Ho dimenticato qualcosa? Probabile.
Ma non posso ricordarmi tutto, per tutti i terreni e tutte le regioni d’Italia! Non sono ancora un orticoltore professionale – tutt’altro! aggiungo senza ironia nè modestia. Quindi se avete dei consigli da darmi, essi saranno ben accetti.

Buon giugno e buon orto – sì, anche quello sul balcone – a tutti voi.
😉

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Il fiore del melograno / The flower of pomegranate

Amore ardente. È questo il significato del fiore di melograno.
Un rosso così non poteva significare altro. Il frutto poi, ricco di chicchi rossi, è simbolo di fertilità e ricchezza, tanto è vero che in turchia le spose lo tirano per terra, e la credenza popolare vuole che esse abbiano tanti figli quanti sono i semi che esplodono dal frutto spaccato. Cose d’altri tempi. Nella famiglia occidentale post-contemporanea dovrebbe essere un frutto proibito!
😉

Burning Love. This is the meaning of the flower of pomegranate.
A red so it could not mean more. The fruit then, full of red beans, is a symbol of fertility and wealth. In the turkey the wives roll on the floor, and the popular belief has it that they have many children as there are seeds which explode from the fruit split. Things of the past. In the post contemporary Western family should be a forbidden fruit!

😉

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Pacciamare con quello che si ha

Senza chiedere al vicino la sua erba – sempre più verde, ovvio – appena tagliata, ci si può ingegnare a pacciamare con quello che si ha. Nel mio caso con gli iris sfioriti. Proprio perché tagliandoli mi son tagliato, l’operazione ha avuto un retrogusto di rivincita.

Prendo gli steli degli iris e li taglio a fettine, poi li sparpaglio uniformemente sul terreno da pacciamare. Il primo effetto, con tutto questo sole, è che il terreno pacciamato e irrigato ieri sera, oggi pomeriggio era ancora umido – la terra marrone scuro, mentre l’altro era secco.

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Aumento delle cubature

Ho dato il via libera a un sostanzioso aumento delle cubature di tutto il patrimonio terriero delle mie piante carnivore. Per adesso hanno un nuovo vaso – e dunque più terreno a disposizione – le due drosere, riunite in un unico vaso, e la dionea muscipula. Mancano all’appello la pinguicola e l’altra drosera, ma prometto che aumenterò la cubatura anche a loro entro la fine della primavera.

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Tagete

Il tagete è sbocciato. Dai toni gialli e arancioni, è una nota acuta nel centro del mio orticello.

The tagete has blossomed. From yellow and orange tones, is a known acute in the center of my garden.

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Pollice verde? No, indice rosso

Ahi ahi ahi! Tagliando gli iris mi son ferito l’indice sinistro. Altri due/tre millimetri e si staccava un pezzo di pelle – addio impronte digitali!

La metto sul ridere? Ma sì, niente di tanto grave, solo tanto sangue. Corro al lavatoio, metto il dito sotto l’acqua fredda che diventa subito rossa. Adesso devo andare di sopra e mettermi un cerotto. Però così conciato lascio una scia di sangue. Allora prendo un recipiente di plastica che di solito uso per dar da bere alle zucche, lo riempio d’acqua e ci metto dentro il dito. Ma con il dito in giù esce troppo sangue. Allora metto il dito in su e sotto metto il recipiente per la raccolta sangue. Salgo le scale apro la porta e corro in bagno. Un po’ di disinfettante, due cerotti e via, per il momento può bastare – poi in farmacia a comperare un cicatrizzante, è d’uopo.

Ora la mia domanda è la seguente: può un aspirante giardiniere/orticoltore permettersi queste leggerezze? O è forse un atto sintomatico, uno di quegli esempi che Freud avrebbe potuto inserire nella sua Psicopatologia della vita quotidiana?
Certo che anch’io, tagliare gli iris con questo caldo, alle quattro del pomeriggio… e la cosa ironica (ironica?) è che avevo finito, ma mi son detto: tagliamoli meglio, come quando il barbiere/parruchiera ti dà gli ultimi tocchi di forbice per sistemare gli ultimi capelli che ancora spuntano fuori.
Adesso mi sfogo scrivendo questo post con nove dita. Poi mi rilasso. Avrei voglia di leggere qualcosa di Ippolito Pizzetti. Non so come mai, ma il suo nome mi suggerisce calma, tranquillità ed equilibrio – no, lui non era calmo quando scriveva. Quello che aveva da dire lo diceva: è sempre bella la critica, quando è costruttiva.

Una foto del mio dito non ve la mostro. Troppo patetico. Anzi, adesso come faccio a scattare in manuale? Nessun problema, credo ci riuscirò. Riesco ancora a rollarmi le sigarette.
Basta. Stop. Fine.

Adesso me ne sto un pò con il dito in alto. Come se volessi rilanciare il prezzo ad un’asta di Sotheby’s.
😉

Piselli

Vi ricordate il film L’invasione degli ultracorpi?
Degli invasori extraterrestri arrivano sulla terra sotto forma di bacelli, e successivamente si impossessano del corpo dei terrestri, diventando una sorta di cloni.
La prima pellicola è del 1956, in bianco e nero, regia di Don Siegel, ed è tratta dal romanzo di Jack Finney
In seguito sono stati fatti due remake: il primo, del 1978, dal titolo Terrore dallo spazio profondo, diretto da Philip Kaufman, e il secondo, del 1994, dal titolo: Ultracorpi – L’invasione continua (regia di Abel Ferrara).

Non preoccupatevi, vi garantiscono che dentro ai bacelli del mio orto ci sono solo piselli.

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Pansè

Pansè

Cosa ne sanno i fiori delle persone? E cosa sanno le persone dei fiori?
Questo pansè sembra guardarmi, come l’occhio di Hal 9000 in 2001: Odissea nello spazio o come l’occhio del Grande Fratello di Orwell.
L’occhio del pansè mi guarda e mi dice:
ma cosa ne sai, tu, dei fiori?

What do you know the flowers of the people? And what the people know the flowers?
This pans seems to look like the eye of Hal 9000 in 2001: A Space Odyssey or the eye of Big Brother in Orwell.
The eye of the pans look at me and tells me:
What do you know, about the flowers?

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Pacciamare l’orto

Un sistema semplice di pacciamatura, che adotto sovente, è quello di cospargere la terra di erba tagliata. Se non avete un giardino chiedete al vostro vicino di casa. Sarà felice di darvi l’erba tagliata piuttosto che andare a gettarla sul cassonetto del compost. Ideale per orti in città.

Con questa pacciamatura si riduce la crescita di erbacce nell’orto.

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