Piantare un albero

È bello piantare un albero. Sembra una cosa importante, e probabilmente lo è.

All’inizio del film Sacrificio (1986) di Tarkowsky un albero sta per essere piantato da Alexander, il protagonista del film. Ecco cosa dice mentre pianta l’albero:

«Avanti, vieni qui e dammi una mano figliolo.
C’era una volta molto tempo fa un vecchio monaco che viveva in un monastero ortodosso. Si chiamava Pambell (?) e un giorno piantò un albero secco, sul pendio di una montagna, così, di punto in bianco. E poi disse al suo giovane allievo, un monaco di nome Johan Colof (?), di innaffiare l’abero, tutti i giorni, finché non fosse diventato verde.

[rivolto al bambino] Metti qualche altra pietra qui.

Comunque, ogni mattina presto, Johan riempiva un secchio d’acqua e usciva. Si arrampicava su per il pendio della montagna e inaffiava l’abero secco. E poi la sera quando era già scesa l’oscurità faceva ritorno al monastero. Continuò a fare così per tre anni, finché un bel giorno, salendo sulla montagna, non vide che tutto l’albero era ricoperto di gemme fiorite.

Dì pure quello che vuoi, ma un metodo e un sistema ha il suo valore.
Sai, a volte io mi dico che se ogni giorno, esattamente alla stessa ora, uno compisse la stessa azione, come un rituale, nello stesso identico modo, sistematicamente, ogni giorno alla stessa identica ora, il mondo cambierebbe. Sì, qualcosa cambierebbe. Senz’altro cambierebbe. Uno potrebbe alzarsi al mattino diciamo alle sette in punto, andare in bagno, prendere un bicchiere d’acqua dal rubinetto, e gettarlo nella tazza del water, soltanto questo.»

Nel 1982 Joseph Boys, a Kassell, ha fatto un intervento artistico (performance) che consisteva nel piantare 7.000 querce. Settemila! Caspiterina!

Io ho piantato tre alberelli di nocciolo. Un po’ poco, ma per cominciare…

nocciolo

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