In questi giorni di dicembre le cure verso l’orto sono terminate, ed esso rimane là come un pezzo di terra da contemplare. Così mi rivolgo ad altri tipi di cure ed attenzioni, ossia a leggere argomenti più o meno attinenti al mio piccolo appezzamento terroso.
E questa volta ho voluto volare in alto, fantasticare – in previsione della prossima primavera – un orto-giardino, elevare il terriccio al cielo. Perché se l’orto è la base, il punto di partenza, la “necessità” per la nutrizione, con il giardino entriamo nell’universo simbolico “alto”, nella rappresentazione dell’ideale e dell’utopia.
L’ideale per eccellenza è il giardino islamico che rappresenta la “visione del Paradiso”. I “paradeisos” erano parchi recintati deputati alla caccia e alla coltvazione. Questi giardini erano ripartiti in quattro parti (chahar bagh, “quattro lotti”) che rappresentavano i quattro elementi fondamentali: aria, acqua, terra, fuoco.
Il concetto di giardino ha subito nel tempo innumerevoli connotazioni: giardini chiusi medievali, giardini ordinati nel Rinascimento italiano, giardini delle meraviglie, giardini di rappresentanza nell’Europa del XVII secolo, giardini “metafisici” orientali, città-giardino negli Stati Uniti del XIX e XX secolo.
Chiunque sia interessato può trovare nel libro che vi consiglio una storia dell’architettura del paesaggio, da Stonhenge fino al XX secolo.
PANZINI, FRANCO, Progettare la natura. Architettura del paesaggio e dei giardini dalle origini all’epoca contemporanea, Zanichelli, Bologna 2005, pagg. 372.
[pa-ra-di-so] = dal latino tardo paradisu(m), dal greco paradeisos ‘parco’, dalla voce iranica pairidaeza ‘luogo recintato’. (Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, Ed. UTET, Torino 1993)
Stavo ultimando un lungo – purtroppo per te – commento quando, non so come, l’ho perso…non credo si possa recuperare (ma dove sarà finito?). Proverò a riscriverlo. Per ora, quindi,mi limito ad augurarti una buona notte…