Progettare la natura (di Franco Panzini)

In questi giorni di dicembre le cure verso l’orto sono terminate, ed esso rimane là come un pezzo di terra da contemplare. Così mi rivolgo ad altri tipi di cure ed attenzioni, ossia a leggere argomenti più o meno attinenti al mio piccolo appezzamento terroso.

E questa volta ho voluto volare in alto, fantasticare – in previsione della prossima primavera – un orto-giardino, elevare il terriccio al cielo. Perché se l’orto è la base, il punto di partenza, la “necessità” per la nutrizione, con il giardino entriamo nell’universo simbolico “alto”, nella rappresentazione dell’ideale e dell’utopia.

L’ideale per eccellenza è il giardino islamico che rappresenta la “visione del Paradiso”. I “paradeisos” erano parchi recintati deputati alla caccia e alla coltvazione. Questi giardini erano ripartiti in quattro parti (chahar bagh, “quattro lotti”) che rappresentavano i quattro elementi fondamentali: aria, acqua, terra, fuoco.

Il concetto di giardino ha subito nel tempo innumerevoli connotazioni: giardini chiusi medievali, giardini ordinati nel Rinascimento italiano, giardini delle meraviglie, giardini di rappresentanza nell’Europa del XVII secolo, giardini “metafisici” orientali, città-giardino negli Stati Uniti del XIX e XX secolo.

Chiunque sia interessato può trovare nel libro che vi consiglio una storia dell’architettura del paesaggio, da Stonhenge fino al XX secolo.

PANZINI, FRANCO, Progettare la natura. Architettura del paesaggio e dei giardini dalle origini all’epoca contemporanea, Zanichelli, Bologna 2005, pagg. 372.

[pa-ra-di-so] = dal latino tardo paradisu(m), dal greco paradeisos ‘parco’, dalla voce iranica pairidaeza ‘luogo recintato’. (Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, Ed. UTET, Torino 1993)

Silenzi di dicembre (pensieri sparsi nell’orto)

La primavera ha un fascino indiscutibile e magico, ma il tardo autunno – tra due settimane circa sarà inverno – lo amo particolarmente perché con esso arriva il silenzio.

Chiudendo gli occhi ascolto la sua voce sempre più sommessa e impercettibile.
Dal “fortissimo” della stagione estiva – le voci delle foglie, dei frutti, dei tanti volatili e degli insetti – al “forte” dell’inizio dell’autunno, quando il vento soffia e muove le fronde e le lievi piogge tamburellano sui vetri, in una discesa di intensità sonora che porta al “piano” delle foglie che cadono al suolo ad autunno inoltrato, fino al “pianissimo” dell’inverno, quando il silenzio riempie l’aria, e basta questo a fare di ogni giorno un bel giorno.

Il gatto silenzioso cammina sull’orto alla ricerca di cibo; il pettirosso che vola e saltella in sordina.

Ogni tanto un corvo che gracchia, buca il silenzio, e risprofonda nel suo vellutato volare.

Non fa poi così freddo… (pensieri sparsi nell’orto)

Ieri, alle 13:00, al sole, il termometro segnava 16° C.
Oggi, giornata grigia e nuvolosa, alle 13:00 erano 8° C.
Alle 22:10 la colonnina di mercurio era scesa, ma di poco: 6°C.

Una settimana fa, dirigendomi verso la campagna, ho potuto vedere la brina imbiancare i prati e i rovi. Una distesa di bianco che si perdeva nella nebbia del primo mattino. Da quel giorno di brina non ne ho più vista. Forse dovrei svegliarmi prima? Forse…

Ho raccolto dell’acqua in un contenitore di plastica che lascio vicino all’orto, e fino ad oggi non l’ho mai trovata ghiacciata. Io abito in città, e non fa poi così freddo…

Io amo il freddo, e comincio a sentirne la mancanza. Chissà come se la passa l’orto…

È ricresciuta la menta che avevo sradicato, e il prezzemolo è ancora in gran forma (ma tra qualche giorno provvederò a coprirlo).