La rivelazione di quest’estate

È una pianta rampicante… ma non mi ricordo come si chiama. Prometto di ricercarvi il nome. O qualcuno di voi lo conosce?

La cosa che più mi interessa sono i suoi fiori. Bel-lis-si-mi! Una rivelazione – come da titolo.
Di un giallo opaco, un poco spento e in mezzo, un buco nero che sembra celare il mistero dell’universo.
Sto esagerando? No, non credo.

Il fascino che sprigiona da questi fiori è sublime.
All’inizio a vedere quell’oscurità un poco ti inquieti, ma poi quell’inquietudine si trasforma in gioia e bellezza.

Perché lì dentro, ne sono sicuro, si cela il segreto del cosmo.
Adesso lascio che si arrampichi, dove vuole. Basta che mi regali altri di questi magnifici fiori gialli.

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La mimosa cresce

Ottima performance della mimosa che è cresciuta a vista d’occhio.

La sua altezza è raddoppiata. Quanti mesi sono passati? L’ho piantata il 20 aprile, quindi: tre mesi!

Ho dovuto metterle un palo di sostegno, perché il suo fusto non è ancora forte da sorreggere il peso delle sue infinite foglie.
mimosa

Del nasturzio che vaga

Le sue foglie sembrano parabole satellitari, ma captano solo la luce del sole per regalarmi tanti bei fiori rossi. Anche qui mi chiedo: «saranno state le tante piogge e il clima mite?».
Forse sì, visto che il nasturzio è una pianta diffusa in ambieti acquatici e molto umidi…

Sta di fatto che dal suo piccolo vaso il nasturzio ha iniziato a vagare tra la ringhiera, l’alloro e il rosmarino, e qui si è appoggiato e ha fatto sbocciare i suoi bellissimi fiori rossi di passione.

Ma passione per cosa? Per la lotta! Esatto, questo è il significato che gli è stato attribuito, derivato dalla morfologia dei suoi fiori che, visti anche di profilo, assomigliano ad un elmo. Ma ve lo immaginate un guerriero rinascimentale ornato di fiori che si appresta a singolar tenzone?

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Dei fiori che ho seminato

Poche colture ma tanti fiori, è il sottotitolo di questo post, perché quest’anno ho voluto utilizzare le tante confezioni di semi acquistate un po’ qua un po’ là, nelle mie passeggiate per piazze, mercati e vivai, da solo o accompagnato dai miei bimbi, che poi quando vedono le bustine con dentro i semi e fuori la foto dei fiori subito a dire «compriamoli!». E son bambini ed è giusto che sia così, attirati dalla bellezza, la bellezza del Creato.

La scatola di latta e a quella di cartone dove tengo i semini quasi non si riusciva più a chiuderle da quante bustine c’erano dentro. Così ho detto «seminiamo fiori!». Facciamo una bordura qui, una bordura là, un po’ ne mettiamo nei vasi grandi, medi e piccoli. E i fiori son nati, e alcuni mi hanno stupito per la loro bellezza e la loro crescita. Terreno buono? In parte, anche il terreno buono ci vuole. Poi forse le tante piogge. Ecco le gerbere gialle – sì dovrebbero essere loro, mi chiedo sempre, perché spesso non ricordo i nomi di tutti i fiori – che son cresciute vicino al camminamento e adesso condividono il terreno con le invadenti zucche che han cominciato a ramificarsi e a occupare spazi non loro.

Vi lascio con un motto – che sicuramente qualcuno ha scritto prima di me: un fiore rende più bella la vita.

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Dell’orto che diventa giardino

Alla natura non si può comandare, almeno fino ad un certo punto. Poi è lei che prende l’iniziativa, e ti lascia interdetto e basito.

Così adesso il mio orto sta diventando giardino. Ci ho messo un po’ del mio, perché come saprete quest’anno è stato particolare: il tempo meteorologico e la passione del giardiniere hanno lasciato a desiderare, e uno dei quadranti del mio orticello (i quadranti del mio orticello sono quattro, uno per elemento, e al centro il vuoto), dicevo uno dei quadranti del mio orticello non è stato “accolturato”, cioè è rimasto privo di colture, anche se sempre mi ero ripromesso di piantare qualcosa. Sta di fatto che l’erba che ho nel giardino di fronte a casa si è spostata nell’orto.

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Come ha fatto non chiedetemelo, non saprei rispondervi. E la cosa interessante è che è cresciuta bene, compatta e di un verde brillante. Se avessi voluto raggiungere un risultato di tal sorta, so per certo che non ci sarei riuscito. E così mi son detto: «Lasciamola così, ché alla natura non si può comandare…».

Qui sotto un particolare del praticello nell’orto.

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Va bene

Accetto che questo luglio sarà fresco – del resto, anche se non accettassi, nulla cambierebbe, non comando io il tempo. Mi aspetto che le mie colture crescano a rilento, più del solito. Ma almeno l’acqua non mancherà. In questi giorni ho riempito taniche e barili che mi serviranno per annaffiare le mie pianticelle nelle giornate di sole – che arriveranno, ci mancherebbe.

La pioggia porta tutte le erbacce a crescere veloci e a invadere il mio orto.
Lavoro di estirpazione delle erbacce, sempre faticoso.
Le zanzare tigre, nonostante le temperature più basse della media, ci sono comunque. Peccato, ne avrei volentieri fatto a meno!

Guardo le nuvole che si spostano veloci nel cielo.

Ad essere sincero, questo tempo non mi dispiace affatto.

Coltivare in casa

Prendo spunto da un articolo uscito su Repubblica (eccolo qui), per sottoporre anche a voi questa riflessione che, non so, mi ha preso in contropiede.

Peperoni, fagiolini, fragole: tutti i prodotti dell’orto si seminano e raccolgono nella propria casa. È un sogno che presto potrebbe diventare realtà. Grazie al lavoro del Mit di Boston e di una startup bolognese.
Siamo sicuri che sia un sogno e non un incubo? Voglio dire, ci rinchiudono sempre di più in spazi asfittici, non solo reali, ma virtuali (penso a tutti i social network, ai telefonini e perché no, anche a questo mio blog, che però, per fortuna, ha un corrispettivo nella realtà, e se quest’ultimo non ci fosse stato, non ci sarebbe nemmeno il blog).

Sicuramente mi fa piacere per la startup bolognese, e anche per il fatto che si possa coltivare frutta e verdura in casa. Come dicono gli intervistati: «Lo scopo è, invece, dare accesso a cibo sano, sostenibile e locale a tutta la popolazione del pianeta.»
Ah bellissimo. Ma già l’intento mi sembra irraggiungibile. A tutta la popolazione del pianeta. Ehi ragazzi, siamo in tanti! Poi mi vengono in mente delle frasi credo degli anni 60-70, quando la chimica nelle coltivazioni doveva risolvere il problema della fame nel mondo – cosa tra l’altro ripetuta anche con gli OGM!
Spero tanto di sbagliarmi, ma quando mi si dice “[...] dare accesso a cibo sano, sostenibile e locale a tutta la popolazione del pianeta.” io invece leggo: “ti costringeremo ad avere il tuo orto in casa, perché non ci sarà più posto per costruire case con giardino!”
Ed ecco mi vedo precipitare dentro un romanzo di William Gibson! Spero davvero di sbagliarmi. Ditemi che sbaglio!

Allora va bene dare la possibilità anche a chi non ha un giardino di avere il suo orticello dentro le mura domestiche… ma un terrazzo o un balcone perché no? Non è meglio lasciare che sia il sole a far crescere le nostre piantine piuttosto che “[...] lampade a Led, che sfruttano la luce bianca e le frequenze rosse e blu, cioè quelle assorbite dalle piante durante la fotosintesi”? Gli amici della startup + MIT di Boston ci sono riusciti: “[...] per crescere una pianta di basilico per fare un pesto, abbiamo impiegato un mese e speso sedici centesimi di euro.” Tutto il mio rispetto per queste startup, ma ve la regalavo io (gratis) la pianta di basilico che ho fatto crescere in un vaso e “allevata a terra” e in pieno sole. Io temo sempre che questi esperimenti mi portino ad un futuro dove il giardino, un piccolo pezzo di terra sotto casa, chiamatelo come volete, non lo avrà nessuno, se non forse i grandi ricchi del pianeta – e ripenso ancora a Gibson.
Mah… voi cosa ne pensate?


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