Ecco la diva dei cappucci precoci

Adesso che finalmente ha capito il suo ruolo, lì al centro tra i cappucci che l’ammirano, la cipolla si è fatta un bellissimo copricapo, tutto bianco di piccoli fiori. E ancora non ha terminato di addobbarsi a diva.

Crescerà questo tondo copricapo, e già immagino il commento di api, sirfidi e formiche a vedere questa bellissima sfera bianca, che ondulerà se il vento lo vorrà.

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Le fioriture di luglio a Villa della Pergola

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Sbocceranno a luglio i fiori di Loto, piante acquatiche con romantici fiori dai grandi petali che porteranno a Villa della Pergola ad Alassio, sulla Riviera ligure di Ponente, un’atmosfera orientale.
Già nell’Ottocento i laghetti di Villa della Pergola ospitavano queste piante di rara bellezza, simbolo di purezza e spiritualità. Oggi i fiori di Loto vengono coltivati nelle vasche recuperate dalle antiche cisterne che servivano per la raccolta dell’acqua piovana destinata all’irrigazione del parco, sapientemente restaurate nel 2006 e rese di nuovo operative come tutta la rete idrica del giardino.

Nel mese di luglio, inoltre, fioriranno gli Agapanthus tardivi, i cui fiori si dispongono a formare pennellate ricche di colore simili alle onde del mare, e continueranno le fioriture delle Ortensie Annabelle (Hydrangea arborescens ‘Annabelle’), arbusti vigorosi dai grandi fiori bianchi, delle Ortensie Quercifoglie, caratterizzate da foglie simili a quelle della quercia americana e con infiorescenze di forma conica; delle Lantane, i cui fiori tendono a cambiare colore nell’arco della fioritura; degli Oleandri, arbusti sempreverdi dalla fioritura rigogliosa; delle Buccinatorie (Distictis buccinatoria), piante rampicanti dai colori cangianti; e, infine, del Plumbago.

I Giardini di Villa della Pergola possono essere visitati tutti i sabati e le domeniche con visite guidate su prenotazione (tel. +39 0182/646130 – info@giardinidivilladellapergola.com) con inizio alle 9.30 alle 11.30 alle 15.00 e alle 17.00.

IL FASCINO ANTICO DEI FIORI DI LOTO
Il fior di Loto è una pianta acquatica perenne originaria dell’Asia, dell’Australia e della zona tropicale dell’America del Nord. Dalle due specie principali, Nelumbo nucifera, orientale, e Nelumbo lutea, americana, derivano moltissime varietà.
La sua eleganza nasce dalle foglie, grandi, tonde, disposte a formare un ampio imbuto all’interno del quale si raccolgono grosse gocce di acqua che scivolano sulla lamina idrorepellente. I fiori, sorretti da steli eretti che possono raggiungere un metro di altezza, si innalzano con eleganza dal pelo dell’acqua; hanno un profumo gradevole e inconsueto e tonalità che vanno dal rosa chiaro al rosso, dal bianco al giallo, dal rosa-albicocca al giallo-aranciato.
In Oriente, il Loto è simbolo di purezza e di spiritualità in tutte le religioni ed è il fiore sacro di Induismo e Buddismo. Nella dottrina induista Brahma, Creatore e Dio padre dell’universo, è raffigurato nascente da un fiore di loto che spunta dall’ombelico della divinità Vishnu; nel Buddismo, invece, i diversi colori dei fiori di Loto individuano i differenti stati spirituali di Buddha.
Per i romani il fiore di Loto indicava l’unione, mentre per gli egizi la salvezza: è infatti proprio con un bocciolo di Loto che si indica la nascita di Ra, il Re Sole. Il Loto fa anche parte della cultura tibetana, rappresentando uno degli otto simboli di buon auspicio.
Nei paesi asiatici, queste piante sono anche coltivate a scopo alimentare, infatti tutta la pianta viene consumata: i semi vengono arrostiti, i rizomi sono utilizzati come condimento, con le giovani foglie si fanno zuppe e minestre e i petali sono utilizzati per le tisane.

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Biglietti
Il biglietto d’ingresso è acquistabile sul posto e comprensivo di accompagnamento guidato.
Singolo: 12 euro, Soci FAI: 10 euro
Gratuito per i bambini fino ai 6 anni accompagnati da un adulto. Scolaresche: 6 euro
È possibile, solo su prenotazione e per i gruppi, un biglietto d’ingresso comprensivo di aperitivo a buffet con prodotti liguri al costo di 20 euro a persona.
Per tutti i visitatori è inoltre possibile accedere al bar e al ristorante di Villa della Pergola Historical Suites Relais.

Per informazioni e prenotazioni
Giardini di Villa della Pergola, via Privata Montagu 9, 17021 Alassio (Savona)
Tel. +39.0182.646130 – info@giardinidivilladellapergola.cominfo@villadellapergola.com www.giardinidivilladellapergola.comwww.villadellapergola.com

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Fiori che attirano le farfalle

Finalmente sono cresciuti e sbocciati. Non ancora tutti, ma quelli che hanno rivelato forme e colori dei loro fiori mi hanno regalato un bello spettacolo per i miei occhi e per il mio spirito, così non ho nemmeno avuto rimpianti per l’acquisto di quella bustina di semi dove sopra era stampato: «Fiori che attirano le farfalle».

E le farfalle?
Le cavolaie ci sono sempre, a prescindere da questi fiori. Per il resto non ho notato altre farfalle. Ma poco importa. Sono così belli questi piccoli fiorellini che delle farfalle non sento la mancanza.

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Facili esperimenti naturali

È quello più gettonato e sicuramente più semplice.

1. Tagliate uno stelo di papiro e mettetelo a testa in giù in un recipiente d’acqua.
2. Aspettate finché non crescono le radici – è un processo lungo, nel frattempo fate pure altre cose – vedi figura 1.
3. Compiacetevi del fatto che sono cresciute delle radici. Mostratele ai vostri amici, ma non a quello a cui avete tagliato uno stelo del papiro se non ne potete prevedere la reazione.
4. Una volta che ci sono le radici piantate il papiro in un vaso.
5. Aspettate ancora e una mattina vi sveglierete e scoprirete con sorpresa e un pizzico di gioia che dalla terra stanno nascendo nuove piante, che pian piano cresceranno – vedi figura 2.

Facile, non è vero? ;-)

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Nella siepe (I)

Passeggio con i miei bimbi in località Fimon. Stiamo andando a vedere i rapaci.
Loro giocano e corrono. Io con un occhio osservo, con l’altro guardo loro che non escano dal sentiero.
È bello imparare ad osservare, perché si trovano cose che, pur essendo davanti ai nostri occhi, non notiamo.
È così osservando una semplice siepe ai bordi della strada, ecco che mi si apre un mondo.
Avete presenti quei giochini da Settimana Enigmistica dove bisogna cercare le differenze tra due disegni? Una cosa del genere. E poi bisogna sapere dove osservare. E una siepe va benissimo.

Ecco una farfalla. A testa in giù, come i pipistrelli. Non sono un entomologo, e mi accontento di sorridere a vedere questa farfalla che si comporta come un pipistrello.

Mi sono portato con me un vecchio Nikon Nikkor 35-70mm f2.8 AF-D, credo del 1989. È un obiettivo fantastico. A pompa, un po’ pesante, ma di ottima qualità sia costruttiva che ottica. Ed ha una funzione macro, in manuale, che provo con piacere.

«Un momento bambini. Non toccatemi – perché non lo so si appigliano a me qualche volta – che faccio un paio di foto». Click.

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Lavanda scapigliata

Cresce e cresce la lavanda.
I suoi nuovi steli arrivano a 60-70 centimetri. Sono come delle canne da pesca e come amo hanno dei bellissimi fiori profumati che cominciano ad attirare api e bombi. Con questa sua nuova (s)capigliatura primaverile la lavanda occupa molto più spazio del previsto nel mio piccolo orticello. Che sia arrivato il momento di potare e fare tanti mazzetti di fiore da essiccare? Credo di sì, voglio provare una prima potatura. Poi dovrebbe buttare altri steli e altri fiori per l’estate inoltrata. Avrò due raccolti.

Il momento giusto per tagliare la lavanda è quando i fiori sono sbocciati. E poco ci manca alla mia pianta. Dunque aspetto un’altra settimana. E poi taglio.

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Qualche considerazione sul tempo

Lasciatemi un po’ sfogare e allo stesso tempo tentare una previsione per i futuri mesi e il mio raccolto. E concedetemi questa previsione non suffragata da dati o prove scientifiche, ma solo dal mio possibile estro e intuito. Del resto, lo sapete bene anche voi se siete o cercate di essere giardinieri o ortolani: parlare del tempo è un argomento che va oltre il campo coltivato, argomento di discussione in qualsivoglia situazione, anche solo per dire qualcosa.

Ebbene, la mia teoria è che quest’anno tutto è avvenuto in ritardo. L’inverno è arrivato in ritardo – a dir la verità non mi sembra sia nemmeno arrivato, neve zero, ghiaccio poco – la primavera è arrivata in ritardo, l’estate è arrivata alcuni giorni fa – 8 giugno, forse è da leggere come un arrivo puntuale?

Sta di fatto che il mio orto è – ahimè – in ritardo anche lui, perché in ritardo mi sono preso anch’io a seminare. Quindi il mio orto è ancora per metà incolto. Ho 4 piante di pomodoro, 8 piante di zucca (di 2 tipi), 8 cetrioli (che ho comprato al vivaio), 4 cappucci e 8 insalatine (erano 12 ma poi le lumache…).

Quello che prevedo?
È che il raccolto – che negli scorsi anni facevo a metà/fine agosto – quest’anno sarà anche lui in ritardo [perché ho seminato e messo a dimora nel campo in ritardo] e mi ritroverò a raccogliere molte colture a metà settembre, che sarà più caldo degli scorsi anni – ma sì, azzardo anche questa previsione.

Nel frattempo, per consolarmi, fotografo i cappucci precoci che avevo piantato “a cerchio” attorno alla cipolla. Hanno avuto una buona crescita e si sono ben difesi dagli attacchi delle lumache.

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Perché le bacche di Goji?

Moda? Un esperimento? Piacere della novità?
Sta di fatto che nel mio orticello ho messo a dimora una pianta, e adesso aspetto che cresca.
Ma cos’hanno queste bacche di Goji di così tanto allettante?

Intanto la forma e il colore. Belle rosse, piccoline. È un piacere vederle sulla pianta – io credo di dover aspettare il prossimo anno per vederle nella mia. Come i ribes. Rossi anche loro, spiccano sul verde delle foglie. Ma andiamo avanti. Perchè, diciamo la verità, il motivo di questa tendenza delle bacche di Goji sta nelle proprietà della pianta. Del resto, come in questa sede ho avuto modo di scrivere, sono molte le piante dell’orto che possono offrirci benefici per la nostra salute.
La pianta delle bacche di Goji appartiene alla famiglia delle Solanaceae, e si divide in due tipi: il Lycium barbarum e Lycium chinense. Quella del mio orto è il Lycium barbarum.

Il frutto è originario dell’Anatolia ed è stato usato fin dall’antichità dalla medicina cinese.
Queste bacche contengono al loro interno dei polisaccaridi che svolgono sul nostro organismo una funzione antiossidante e vitamine del gruppo C ed E – che appunto proteggono dai ragicali liberi. Inoltre – leggo da Wikipedia – le bacche di Goji “[...] contribuiscono a disintossicare il fegato, a rinforzare il sistema immunitario, al mantenimento dell’idratazione e dell’elasticità della pelle.”
Per ulteriori informazioni su questa pianta – e mentre iio aspetto che mi dia dei frutti – potete consultare questo sito, ricco anche di video, dell’azienda Pranatur: http://www.bacchegoji.net.

Ah, dimenticavo, domanda fondamentale: come si mangiano le bacche di Goji? Come si mangia una mela, i ribes, un melograno…? Certo, niente di più naturale: possono essere consumate fresche o essiccate, e ci sono ricette anche più complesse che vi invito a leggere seguendo questo link: nove ricette su come mangiare la bacca di Goji. Se poi avete fantasia e siete bravi cuochi… troverete sicuramente delle nuove varianti.

Nella foto sotto, delle bacche di Goji essiccate.

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Non mancate…

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Per arrivare:

Hortus Urbis presso l’ex Cartiera Latina, via Appia Antica, 42/50 (accanto alla fontanella)

In bici: ciclabile Cristoforo Colombo e percorrere il sentiero Circonvallazione Ardeatina

Bus: 118 e 218 sull’Appia Antica (Fermata Domine Quo Vadis) o 30express, 714 e 715 (Fermata Cristoforo Colombo/Bavastro o Cristoforo Colombo/Circonvallazione Ostiense) e percorrere il sentiero Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott

In macchina: parcheggiare a via Carlo Conti Rossini, Largo Gavaligi, via Omboni, via Scott e dintorni e percorrere il sentiero Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott.