Sale “speziale”

Siamo lieti di invitarvi, Domenica 12 ottobre alle 11.00 e alle 12.00, alle attività autunnali all’aria aperta per grandi e piccini dell’Hortus Urbis, l’orto antico romano nel Parco dell’Appia Antica, per le attività dell’Ottobrata Romana che proseguiranno per tutta la stagione.
Alle 11.00 e alle 12.00 – SALE “SPEZIALE”| Laboratorio per bambini, a cura di studioArturo
Un percorso tra colori, profumi e sapori. Il viaggio inizia tra gli odori dell’orto per poi creare muniti di mortaio e pestello, il proprio sale speziato scegliendo gli abbinamenti da confezionare in maniera personalizzata.
Da anni 4 in su, per i più piccoli è consigliata la presenza di un genitore

Quota di partecipazione: 8 euro a bambino (6 euro con la Carta amici del Parco)
Turno n. 1 alle 11.00 – Turno n. 2 alle 12.00
Registrazione: 15 minuti prima di ogni turno
Durata: circa 50 minuti
Prenotazioni entro le ore 18 di venerdì 10 ottobre hortus.zappataromana@gmail.com, o in loco fino ad esaurimento dei posti
In caso di pioggia il laboratorio sarà spostato ad altra data

Vedi la locandina e i dettagli del programma completo: www.hortusurbis.it
Si ricorda che l’area è dotato di zona pic nic per coloro che volessero trattenersi anche per il pranzo.

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Anteprima del libro di A. Croci e G. Serra

Sarà presentato in anteprima nazionale a Orticolario, sabato 4 ottobre alle 15.30 A Villa Erba, presso lo Spazio Gardenia in Ala Cernobbio, il libro di Arturo Croci e Giovanni Serra “Floricoltura italiana. Storie, uomini, aziende” (Mursia, 2014), un libro unico nel suo genere – di cui Orticolario ha sostenuto con entusiasmo la pubblicazione – che per la prima volta racconta la storia della floricoltura italiana, attraverso le donne, gli uomini e i fatti che l’hanno fatta grande.
La floricoltura, o arte di coltivare fiori, ha origini antichissime, che risalgono addirittura al Neolitico.
In Italia la floricoltura commerciale nacque nella seconda metà dell’Ottocento – qualche anno prima della stessa Italia – nel Granducato di Toscana, nel Regno di Sardegna e in Liguria, che per molti decenni mantenne la quasi totalità della produzione nazionale.
Arturo Croci e Giovanni Serra ripercorrono in questo volume, per la prima volta, la storia della floricoltura italiana dalle origini ai nostri giorni tracciandone le tappe fondamentali e fornendo un ritratto di tutti gli uomini che hanno fatto conoscere la produzione floreale italiana nel mondo. Senza tralasciare i riferimenti alle riviste, ai libri, ai premi, agli eventi e alle manifestazioni che negli ultimi decenni hanno segnato il mondo della floricoltura nel nostro Paese e che danno l’idea di un settore ancora vivo e in espansione.
Introduce l’incontro Moritz Mantero, presidente di Orticolario.

Arturo Croci
Vive e lavora a Calco (LC) ed è cittadino benemerito di Marsala. Diplomato presso la Scuola di Orto-Floro-Frutticoltura e Giardinaggio di Minoprio, dopo gli studi in filosofia fonda la rivista Flortecnica, che dirige per trent’anni. È inoltre autore di numerose pubblicazioni tecniche. Fa parte del Comitato di Orticolario fin dalla sua prima edizione.

Giovanni Serra
Vive a Ghezzano (PI). È ordinario di Floricoltura alla Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, è accademico ordinario dei Georgofili ed è stato membro delle più importanti associazioni e società scientifiche, nazionali e internazionali.

ORTICOLARIO 2014
Visioni olfattive

Orari di apertura al pubblico
Venerdì 3 ottobre: 9.00 – 19.30
Sabato 4 ottobre: 9.00 – 19.30
Domenica 5 ottobre: 9.00 – 19.00

Ingresso
Alle casse: Euro 15,00
Online: Euro 12,50
Gratuito fino a 14 anni

Battello-navetta tra Como e Villa Erba incluso nel biglietto, grazie a Banca Albertini Syz Milano (in servizio sabato 4 e domenica 5 ottobre).

Ottobrata romana all’Hortus Urbis

Con l’Ottobrata Romana riprendono le attività fra storia e natura per sporcarsi le mani con la terra all’Hortus Urbis, l’orto didattico antico romano nato dal progetto sperimentale sullo spazio pubblico e la biodiversità di Zappata Romana e del Parco dell’Appia Antica.

Tenetevi liberi domenica 5 ottobre 2014, ore 11, per il primo appuntamento domenicale all’aria aperta dedicato ai bambini, presso l’ex Cartiera Latina a via Appia Antica 42/50 con ELLIOTT LA MITOVELÓ, a cura dell’associazione Ersilio M., una bicicletta/biblioteca per ascoltare storie nel verde.

L’Hortus Urbis è un posto privilegiato per i bambini. Oltre al giardinaggio vi saranno laboratori creativi, di storytelling, di cucina, di riciclo, di storia, sulla natura come la pittura con le piante tintorie, l’acquerello, il miele e le api e molto altro ancora. I laboratori saranno realizzati con il prezioso contributo di: Associazione Ersilio M., Azienda agricola Mamma Lù, Eu’s, Semi di Carta, Servizio Educazione del Parco dell’Appia Antica, Slow Food Roma, studioArturo.

Nell’orto non mancheranno anche le attività per i più grandi a partire dal mese di ottobre: ogni ultimo sabato del mese con i lavori all’orto aperte a tutti, e con altri appuntamenti tematici come le lezioni di Acquerello tutti i sabati mattina a cura di Gioia Marchegiani, un corso per l’autoproduzione di sementi e uno per il riconoscimento di piante spontanee culinarie presenti nel parco dell’Appia Antica a cura dell’Etnobotanico Giovanni Salerno; un corso di giardinaggio e orticultura, tenuto dall’esperto di orticoltura naturale e verde ornamentale dott. Agr. Enrico Lazzari.

L’Hortus Urbis è un orto-giardino lungo l’antico Almone a due passi dalla via Appia Antica, la Regina Viarum. Il progetto è inedito non solo per il tema scelto, l’orto antico romano con vocazione didattica, ma anche per la modalità di realizzazione che ha visto il contributo corale e generoso di tante realtà che hanno in comune l’essersi “rimboccate le maniche” per recuperare aree abbandonate a Roma per restituirle all’uso di tutta la cittadinanza. L’orto è oggi composto da 16 aiuole che occupano un area di circa 50 x 50 piedi romani ospitando oltre 80 varietà di piante selezionate fra quelle citate da Columella, Plinio il Vecchio, Catone, Virgilio e le scoperte degli scavi di Pompei e l’iconografia antica. La cura dell’orto è affidata ai volontari, ai bambini e alle famiglie che vengono a passarvi il loro tempo libero.

Ognuno può dare un contributo, Vi aspettiamo.

Per maggiori informazioni:
Email: hortus.zappataromana@gmail.com
Web: www.hortusurbis.it
Facebook: https://www.facebook.com/HortusUrbis

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Di sana pianta

Cesti, arredi e intrecci nel Giardino del Borgo Medievale di Torino

4 – 12 ottobre 2014
Inaugurazione venerdì 3 ottobre ore 17.00

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Dal 4 al 12 ottobre i visitatori del Giardino del Borgo Medievale potranno sorprendersi di fronte alle creazioni di Massimo Villa, il giardiniere e artigiano che ha collaborato alla realizzazione degli arredi nei giardini di Palazzo Madama e nel Borgo Medievale a Torino.
Passeggiando per il Borgo sarà possibile incontrare piante e cesti di tutte le dimensioni intrecciati con sapiente maestria da Villa; nel Giardino delle delizie si sveleranno panche e sentieri in legno, mentre tavoli, specchi, poltrone, accoglipasseri, ciotole e piccoli arredi saranno disseminati ovunque, tra le tettoie e il Giardino dei semplici, passando per l’Orto e per il Cortile.
Una specie di caccia al tesoro, dove il piacere ludico si alterna alla praticità, con momenti di dimostrazioni che vanno da un paio d’ore ad una giornata intera a seconda che si voglia provare a realizzare un cesto con le proprie mani o provare ad intrecciare a regola d’arte per dare vita a piccoli e grandi arredi da giardino.

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La sera dell’inaugurazione l’atmosfera sarà ancora più magica grazie ai suoni dell’ensemble Galinverna, che con i loro particolari strumenti danno vita ad imperdibili concerti di musica medievale.
Durante la mostra sarà possibile partecipare a dimostrazioni di intreccio che si terranno sabato 4 e sabato 11 ottobre dalle 10 alle 12. Mercoledì 8 ottobre ci sarà un laboratorio di cesteria per imparare a realizzare un cesto tondo, per un massimo di 7 allievi (per informazioni e prenotazioni www.giardinivilla.itgiardinivilla@libero.it). Un corso di intreccio aperto a tutti gli appassionati di questa antica arte ma anche a chi per la prima volta si cimenta con la cesteria: rami, giunchi, spighe e corteccie recuperate dai lavori di manutanzione, ma anche feltro, cuoio e carta per costruire un oggetto dal sapore tradizionale.

Non è semplice racchiudere Villa in una definizione: maestro di giardino? Garden coach? Scultore? Giardiniere? Questo e molto altro, il tutto condito da una sana dose di ironia e capacità di passare in un attimo da un’attività all’altra. Massimo riesce ad avvicinare chiunque al mondo fatato che meglio di chiunque altro conosce; riesce a trasmettere la passione e il rispetto per la Natura che condivide, quello stesso rispetto che fa sì che egli non abbandoni mai il materiale che accumula occupandosi dei parchi e dei giardini più belli d’Italia. Quando una pianta cede al tempo o alla malattia, a un fulmine o alla furia del vento, Villa gli dona nuova vita lasciando il legno il più possibile “nudo” con aggiunte minime di metallo, tessuto, intrecci, inserti di malte speciali, vetro o pietra: il colletto di un platano diventa poltrona, l’acero diventa panca, il cedro tavolo e il noce scrivania.

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Edoardo Santoro, con il supporto di Vivaio Millefoglie, ha realizzato l’allestimento degli arredi di Massimo Villa presso il Borgo Medievale.
Per tutto il periodo dell’esposizione l’ingresso al Giardino sarà alla speciale tariffa di 1,00 euro a visitatore.

DI SANA PIANTA
Cesti, arredi e intrecci nel Giardino del Borgo Medievale di Torino
Borgo Medievale – Viale Virgilio 107, Torino
Inaugurazione 3 ottobre ore 17.00 ingresso libero
Dal 4 al 12 ottobre 2014
Orari dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18 – chiuso il lunedì
Ingresso 1,00 euro – abbonamento Musei ingresso libero

4° Festival dei Giardini

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Dopo il successo delle tre precedenti edizioni, PordenoneFiere SpA pubblica il bando di selezione per la quarta edizione del Festival dei Giardini, selezione a livello nazionale, che mette in competizione le migliori idee e realizzazioni in tema di piccoli giardini, su un tema che varia di anno in anno, ed evento di punta della 36° edizione di Ortogiardino, il più importante Salone dedicato al giardinaggio e alla floricoltura del Nordest, in programma alla Fiera di Pordenone dal 07 al 15 marzo 2015.

Il tema per Ortogiardino 2015 sarà “Armonia e botanica in giardino” e vuole essere una riflessione su due concetti che connotano il giardino e che possono creare, all’interno di esso, ambientazioni e suggestioni diverse. Armonia come accordo e proporzione tra le parti che formano un tutto, producente un effetto gradevole ai sensi: di forme, di colori e di profumi. Botanica come approfondita conoscenza delle piante e loro utilizzo specifico in grado di sollecitare la percezione di chi potrà deliziarsi del giardino. Il fascino dei due elementi consisterà nella coesione equilibrata che il progettista riuscirà ad instaurare tra materiali e piante.

I progetti, selezionati dalla giuria, saranno realizzati e visitabili lungo un
suggestivo percorso all’interno della prossima edizione di Ortogiardino, che affianca, nei
30.000 mq del quartiere fieristico, allestimenti di giardini a stand legati al tema del
giardinaggio e dell’orticoltura. L’iniziativa vuole far crescere ulteriormente la manifestazione Ortogiardino, un evento che attira ogni anno 65.000 visitatori da tutto il Nordest e da Slovenia e Croazia (12%) e trasformarla in una vetrina delle migliori realizzazioni nell’ambito del verde e quindi in un imperdibile appuntamento per gestori del verde pubblico e privati cittadini alla ricerca di idee per rinnovare il proprio giardino.

Il bando completo, le modalità di partecipazione e tutte le informazioni relative sono disponibili dal 15 settembre 2014 su:
www.ortogiardinopordenone.it
sulla pagina Facebook: www.facebook.com/festival.giardini.pordenone
su richiesta a: festivalgiardini@fierapordenone.it

L’iscrizione è gratuita ed è previsto un rimborso spese per i progetti selezionati assieme a 100 biglietti omaggio.

Domande autunnali…

Ricordate quella esilarante scena del libro Il giovane Holden, quando il ragazzo chiede al tassista dove vanno le anatre quando il lago si ghiaccia? E il tassista colto alla sprovvista da quella domanda che giudica inutile un poco si stizzisce e prova a cercare risposte, giusto per far stare zitto il ragazzo?
Vorrei citarvi quel breve pezzo. Dove ho messo il libro de Il giovane Holden? Ho bisogno di un momento per pensarci… Eccolo!

Ehi, Horwitz, – dissi. – Ci passa mai vicino allo stagno di Central Park? Giù vicino a Central Park South? – Al cosa? – Allo stagno. Quel laghetto, cos’è, che c’è laggiù. Dove ci sono le anitre, sa?
– Sì, e allora?
– Be’, sa le anitre che ci nuotano dentro? In primavera ec­cetera eccetera? Che per caso sa dove vanno d’inverno?
– Dove vanno chi?
– Le anitre. Lei lo sa, per caso? Voglio dire, vanno a pren­derle con un camion o vattelappesca e le portano via, oppure volano via da sole, verso sud o vattelappesca?
Il vecchio Horwitz si girò tutto di un pezzo sul sedile e mi guardò. Aveva l’aria d’essere un tipo nervosetto. Non era af­fatto malvagio, però. – E come diavolo faccio a saperlo? — disse. – Come diavolo faccio a sapere una stupidaggine così?
– Be’, non si arrabbi per questo, – dissi. Era arrabbiato o che so io.
– E chi si arrabbia? Nessuno si arrabbia. Io smisi subito di chiacchierare con lui, se doveva essere così maledettamente suscettibile. Ma fu lui stesso a riattac­care. Si girò tutto un’altra volta e disse: – I pesci non vanno in nessun posto. Restano dove sono, i pesci. Proprio in quel dannato lago. – Ma i pesci… è un’altra cosa. I pesci sono un’altra cosa. Io sto parlando delle anitre, – dissi.

Ebbene, con la scusa del giovane Holden mi chiedo: dove vanno in inverno le farfalle? E i bruchi? E tanti altri insetti? Molti di loro sotto terra, altri all’interno di cavità naturali come tronchi e pezzi di legno. Potete addirittura creare delle strutture per l’alloggio di insetti. Se avete il pallino del “Fai da te”. Altrimenti fate come nulla fosse, fate i vostri lavori e saranno gli insetti a trovarsi il loro rifugio ideale. Non aspettano noi che gli facciamo la casetta. Se la cavano da soli, sono indipendenti e autonomi, tutt’altro che assistenzialisti. Basta, non deve diventare una metafora politica questo banale post. Dicevo dei ripari da preparare per gli insetti se vi piace lavorare con legno vetro plastica e altri materiali. Ebbene, fate una ricerca in rete e ne troverete tantissimi. Questa qui sotto è una ricerca per immagini da Google.

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C’è addirittura una competizione, in Inghilterra, e in questa pagina i progetti più apprezzati.

Magari ne riparliamo prima dell’inverno ;-)

Ma le farfalle? Dove vanno le farfalle?
Non ho ancora risposto a questa domanda. Perché c’è qualcuno – molto più di qualcuno, direi – che ne sa molto più di me. Alcune trascorrono l’inverno sotto forma di crisalide… ma tante altre… leggete “le farfalle d’inverno“.

Al bruco piacciono le foglie

Prima di appendersi ne ha pascolate parecchie. Verde nel verde, difficile da vedere. Io ormai ci sono abituato a guardare oltre le apparenze, a scorgere fiori e insetti in luoghi apparentemente banali, e a perlustrare il mio giardino alla ricerca dei “nemici dell’orto”.
Ma quando li trovo… dico tra me e me: «un bruco uno, non sarà poi un danno così grave per il mio orto». E così invece di sbarazzarmene gli faccio una foto – una? Molte di più! – e la appendo su questa mia bacheca virtuale che è il blog.

Ho anche pensato a quanto sarebbe interessante fotografarlo nelle fasi di trasformazione da bruco a farfalla, perché vi garantisco che di foglie ne ha mangiate parecchie, sembra lì appeso a far la pennichella dopo lauto pranzo, pronto ad avere tutte le energie per la sua straordinaria trasformazione. Come nelle fiabe, che una zucca diventa una carrozza, un pezzo di legno diventa un bambino, una rana diventa un principe e un brutto anatroccolo diventa un bellissimo cigno…

So che molti di voi non sono poi così romantici, ma molto pratici, e vi dò ragione. Non è che possiamo compromettere un raccolto per l’amore dei bruchi – a quel punto inventiamoci un allevamento di bruchi. Con un po’ di marketing spinto magari riusciamo a vendere anche questi. È che molto spesso, in un’attività commerciale, il profitto supera il buon senso – e in agricoltura ne sappiamo certo qualcosa… queste sono favole per il nostro tempo, e scusate per la mia invadenza in campi economici che non mi riguardano, ma reputo quelle curve dei grafici su lavagna spiegati da tipi in giacca e cravatta perché è l’abbigliamento l’unico elemento che possono presentare per darsi ragione – dicevo, quelle curve che si innalzano senza mai abbassarsi ad indicare un continuo profitto in costante ascesa sono molto più irreali di una zucca che si trasforma in una carrozza. Lo sa bene chi, tempo fa, aveva investito in azioni Parmalat… Poi non so… ritorno al mio bruco. Meglio.

È perfetto lì appeso al suo rametto verde. Lo lascio. Ormai le foglie le ha già mangiate. E siamo già in autunno. Da qui a qualche mese di bruchi ne vedrò sempre di meno.

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Carnivore autunnali

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Quando guardi una pianta che è cresciuta, che hai visto crescere perché tu stesso hai piantato i semi, non poi fare a meno di sorridere, di guardare con più fiducia al domani – apro una parentesi, noi siamo uomini e donne, e ci sentiamo padroni del mondo e forse anche dell’universo, ci basta guardare con un telescopio oltre la luna per trovare questa certezza. E pensare che una volta eravamo così fieri di essere al centro dell’universo e credevamo davvero che tutto ruotasse intorno alla Terra e intorno a noi. Ma poi quell’illusione è finita… ma non voglio spingermi oltre.

Dicevo delle piante: sono nate prima di noi e probabilmente sopravviveranno anche dopo di noi… sono la nostra risorsa principale d’ossigeno del pianeta, una cosa che ci sembra così “naturale” che ce ne dimentichiamo. Un po’ superficiale per certe cose la società occidentale. Se ci pensate bene, molte discipline orientali danno grande importanza al respiro, a come respiriamo. Per fortuna ce l’hanno ricordato. Stop.

Ritorniamo alle carnivore. Mi emoziono a vederle così ben cresciute. Da quei minuscoli semini, piccoli come la polvere, si sono sviluppate tante temibili e micidiali foglioline ricche di “colla”. Alcune carnivore le ho divise in nuovi vasetti, altre sono rimaste lì stipate, una vicino all’altra, ma appunto – sapendo dell’esperienza delle piante – sapranno cavarsela da sole, e ritrovare il giusto equilibrio di pieni e di vuoti che serve alla loro sopravvivenza.
Ecco qualche foto delle tante Drosere, a settembre inoltrato.

La mia preferita è la spatulata, mi piace il nome che definisce la caratteristica principale di questa Drosera. Ma sono tutte belle: dalla filiformis, alla capensis, alla capensis red. Dove le porto questo inverno?
[...]

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Melagrane su sedia bianca

Ecco finalmente i frutti raccolti dall’albero.
Li ho appoggiati sulla sedia bianca. Perché era lì vicina e perché il loro colore risalta bene sul bianco. Sono innamorato di questi frutti, ma non so perché. E allora provo a darmi una spiegazione. Inventata? Forse.

Innanzitutto mi piace raccogliere le melagrane perché non è così facile, o meglio, bisogna prestare attenzione, e stare attenti a dove si appoggiano le mani. Il melograno, tra i suoi rami, nasconde tante spine acuminate che se non hai l’accortezza di evitare ti fanno sobbalzare con un «Ahi!», trattenuto a stento in gola. Una piccola sofferenza o una piccola attenzione per avere una cosa bella, che ti piace. Succede anche nella vita, leggetela come metafora. E poi una cosa bella deve proteggersi dal male e dai pericoli esterni. E sono molte le piante che hanno sviluppato questi meccanismi di difesa. Pensate ai cactus nelle zone aride. Cattedrali di spine nel piatto deserto…

Perché poi mi piacciono i frutti del melograno? Qui entra in gioco un fattore personale. Ogni volta che guardo i suoi frutti ripenso a tutti quei dipinti – su tavola o tela – dove il melograno viene raffigurato in chiave simbolica, dal Quattrocento fino al Seicento, tra le mani della Vergine o accanto al Cristo.

Infine per la sua caratteristica morfologica. Tutti quei bellissimi e saporiti chicchi rossi, nascosti e rinchiusi da quella spessa buccia che passa dal verde al rosso accesso, attraverso un’infinità di sfumature delicate.

Domani li apro, riempio una ciotola e la divido tra me e i miei bambini.

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Una libellula nera

Poco lontano da Vicenza, in località Lobia, c’è la Roggia Seriola. Bellissimo posto, anche se piccolo. Qui l’acqua sgorga dalle falde e crea un piccolo laghetto immerso in un altrettanto piccolo boschetto.

Certo non è un posto rinomato, da itinerario turistico, ma meglio così, una piccola bellezza apprezzata da pochi fortunati. Sinceramente, se qualcuno di altra città ma anche di altra nazione venisse a Vicenza e chiedesse a me il compito di fargli da Cicerone, dopo qualche itinerario palladiano da cartolina, lo porterei alla Roggia Seriola.

Quante libellule ho visto! Nere, anzi di una bellissima tonalità di blu scuro. Ecco, faccio una foto stando attento, mentre mi avvicino il più possibile, a non cadere nel laghetto. Se esistono le libellule nere – e anche le farfalle – perché non potrebbero esistere i cigni neri?

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Il cigno nero

Ve la ricordate la storia del brutto anatroccolo? Tutto nero, preso in giro da quelli che crede siano i suoi fratelli e dalla sua mamma. Costretto ad abbandonare la famiglia fino a che… non scopre di essere un bellissimo cigno bianco.
Ebbene, ecco invece un brutto anatroccolo che non è diventato un cigno bianco, ma un cigno nero.

In provincia di Vicenza, ad Altavilla, c’è un parco con un laghetto, dove vive una famiglia di cigni neri. Ed ho pensato di andarli a trovare, perché in Italia sono abbastanza rari. Questi due chissà da dove sono arrivati, sta di fatto che sono gli unici in questo laghetto, e dividono il laghetto con oche, gallinelle d’acqua, anatre e nutrie. Ero munito del mio tele 70-200, un giorno di fine agosto, sole e qualche nuvola qua e là. Mi sono avvicinato e gli ho scattato un po’ di foto, che qui vi mostro, così anche voi potete vedere questo cigno nero – che alcuni amici miei, pur vivendo a Vicenza, non solo non sapevano che qui vivesse, ma all’inizio pensavano li volessi burlare. No no, controllate pure – gli ho detto – e subito che si collegano ad internet con il loro smarphone e controllano se effettivamente esiste.

Esiste esiste. Fidatevi del vostro smartphone.

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Due giorni per l’autunno

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Importante traguardo per la “Due giorni per l’autunno”, mostra e mercato di fiori e piante insoliti, attrezzi e arredi per giardino che quest’anno festeggia la decima edizione. L’ormai tradizionale appuntamento verde d’autunno organizzato dal FAI – Fondo Ambiente Italiano sotto l’accurata regia dell’Architetto Paolo Pejrone, fondatore e Presidente dell’Accademia Piemontese del Giardino, si svolgerà da venerdì 17 a domenica 19 ottobre 2014 nel Parco del Castello di Masino a Caravino (TO).

Tre giorni invece che due, quindi, per celebrare il successo di una manifestazione che anno dopo anno raccoglie sempre maggiore pubblico e consensi, grazie alla straordinaria qualità degli espositori che vi partecipano e al continuo stimolo al rinnovamento che spinge i vivaisti a portare a Masino le loro migliori novità, in un affascinante spettacolo di colori e sapori autunnali.

In questa stagione di rinnovi e preparazione per l’anno successivo, esperti e appassionati di giardinaggio potranno, quindi, non solo documentarsi e acquistare piante e fiori per il “giardino che verrà”, ma anche trovare rari e antichi prodotti dell’orto e del frutteto, abitualmente difficili da reperire, grazie alla presenza di oltre 150 tra i migliori vivaisti italiani ed europei, che metteranno in mostra le loro collezioni di punta e tante proposte innovative.

Tra queste: alberi e arbusti a colorazione autunnale; piante aromatiche e officinali, da frutta e da orto; bulbi, tuberi e rizomi a fioritura primaverile; piante a fioritura autunnale con bacche ornamentali; sementi rare e rose a fioritura invernale, rose cinesi. E ancora piante per giardini ombrosi, collezioni di lavanda, iris palustri; flora autoctona, piante di bambù e strutture in bambù per giardini; zucche ornamentali e commestibili; attrezzature per la cura del giardino, dell’orto e del frutteto; cesterie e vasi decorati; editoria specializzata e quadri con fiori pressati.

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Sarà anche possibile acquistare prodotti tipici dell’orto e del frutteto d’autunno, la maggior parte dei quali sono “presidi Slow Food” per via della loro eccezionale qualità e perché rispondono a criteri di stagionalità, tipicità territoriale e filiera corta. Tra questi: peperoni cuore di bue di Carmagnola e peperone quadro di Cuneo; porri e rape bianche di Cervere; cardo gobbo di Nizza Monferrato; cardo bianco e cipolle gialle piatte di Andezeno; cavoli verza di Montalto Dora e cavolfiori di Moncalieri; ravanelli di Torino; patate blu e marroni della Val Susa e patate di montagna; mele Annurca di Benevento; noci di Sorrento e nocciole del Piemonte.

Nei giorni di manifestazione verranno inoltre organizzati interessanti incontri e presentazioni di libri sul verde e i giardini e per i più piccoli appuntamento con divertenti laboratori all’aria aperta.
In più, sarà possibile effettuare visite guidate agli interni del Castello di Masino a cura degli studenti e dei docenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Piero Martinetti” di Caluso.

Con il Patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Torino e Comune di Caravino.
La “Due giorni per l’autunno” sarà realizzata grazie al prezioso contributo di Eni che, rinnovando la propria vicinanza alla Fondazione,  sostiene il calendario degli “Eventi nei Beni del FAI 2014” in qualità di Partner Principale.
La manifestazione sarà resa possibile grazie al sostegno di Barclays, che per la prima volta è a fianco del FAI in questo importante progetto, PIRELLI, che rinnova la consolidata amicizia con la Fondazione, e Cedral Tassoni, marchio storico italiano che per il terzo anno consecutivo ha deciso di abbinare la tradizione, la storia e la naturalità del suo prodotto al FAI.
Grazie anche a Andreas STIHL, sponsor delle manifestazioni “verdi” organizzate nei Beni del FAI.

Orario:
Venerdì 17 dalle ore 14.00 alle ore 18.00, sabato 18 e domenica 19 ottobre dalle ore 9.30 alle 18.00 (ultimo ingresso ore 17).
Opportunità speciale riservata agli Iscritti FAI e ai Soci dell’Accademia Piemontese del Giardino: venerdì 17 ottobre ingresso gratuito alla manifestazione dalle ore 11 alle 14.

Ingresso alla manifestazione:
Adulti: € 8,00; Ragazzi (4-14 anni): € 5,00; Iscritti FAI e Soci dell’Accademia Piemontese del Giardino: € 4,00; Residenti: gratuito.
Opportunità speciale riservata agli Iscritti FAI e ai Soci dell’Accademia Piemontese del Giardino: venerdì 17 ottobre ingresso gratuito alla manifestazione dalle ore 11 alle 14.

Ingresso cumulativo manifestazione + visita al Castello:
Adulti: € 13,00; Ragazzi (4-14 anni): € 7,00; Iscritti FAI: € 4,00; Residenti: gratuito.

Come arrivare:
Uscita consigliata per i visitatori provenienti dalla A4: Borgo d’Ale.
Uscita consigliata per i visitatori provenienti dalla A5: Scarmagno.

Parcheggi:
Disponibilità di ampi parcheggi gratuiti nelle vicinanze della mostra.

Aree di ristoro:
– Area attrezzata per ristorazione, adiacente alla mostra, con piatti caldi, menu tipici della locale tradizione canavesana.
– Bar Ristoro FAI, all’interno dell’area espositiva, gestito in collaborazione con gli allievi dell’Istituto Alberghiero C.IA.C. “F. Prat” di Ivrea.
– “Ristorante del Castello” presso il Salone Marchesa Vittoria, con menu stagionale (informazioni e prenotazioni 335.5204114).

Per informazioni: FAI – Castello di Masino tel. 0125.778100; faimasino@fondoambiente.it

Per maggiori informazioni sul FAI consultare il sito www.fondoambiente.it

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