L’orto fa bene? [certo che sì]

Marzo 15, 2009 at 3:02 pm | In Orto Altro | 4 Comments

Oggi, domenica 15 marzo 2009, leggo sul sito di Repubblica un articolo dal titolo: Coltivare un orto allunga la vita (e si risparmia). È una ricerca durata 35 anni effettuata dall’Università di Uppsala in Svezia a svelare che coltivare un orto allunga la vita. Sarà vero? Boh, non mi interessa saperlo. Sono quelle notizie che periodicamente compaiono su giornali e telegiornali, notizie molto importanti, dal mi punto di vista, perché aiutano a nascondere le notizie davvero importanti.
Il telegiornale che in assoluto ci offre il maggior numero di queste notizie “importanti” (tipo i gattini rimasti senza mamma, ma che vengono accuditi da una vecchia signora che diventa la loro mamma e i gattini sono felici e sorridono alle telecamere, e via dicendo) è Studio Aperto. Ma perché non premiare un telegiornale come questo?
“[...] se si impiegano minuti tanto preziosi per dire cose tanto futili, ciò dipende dal fatto che queste cose tanto futili sono in realtà tanto importanti, nella misura in cui nascondono cose preziose.” (Bordieu, Pierre, Sulla televisione, Feltrinelli, Milano 1997, pag. 18)

[...]

E poi il titolo dell’articolo che finisce con, tra parentesi, “e si risparmia”. Semmai ci si guadagna. Ma in periodo di crisi economica è meglio utilizzare la parola “risparmia”. Fa più paura. Aiuta meglio a drammatizzare.
La crisi c’è, ci sarà, non lo metto in dubbio, ma ieri sono andato ad un centro commerciale a S. Biagio di Callalta in provincia di Treviso e c’era tanta tanta tanta gente. Addirittura hanno ingaggiato del personale con le palette rosse per controllare il traffico nei parcheggi.
E poi sono entrato nel negozio dell’hobbystica fai da te che ha anche giardinaggio a cercare torba di sfagno – che non ho trovato – e ho visto di sfuggita il nastro da pacchi (quello marrone) in offerta a due euro. Cavolo! E io che lo avevo pagato dal ferramenta vicino a casa un euro e ottanta centesimi!
[stop davide, adesso basta, stai uscendo dai confini del tuo blog!]

Per chi è interessato all’articolo che è stato spunto per questo post può andarlo a leggere facendo clic qui.
Per chi, invece, è interessato ad avere un piccolo orticello, anche sul balcone, con qualche erba aromatica, per cominciare, può armarsi di terra, vasi, acqua, semi o pianticelle già cresciute.

Non risparmierete, ma guadagnerete tempo per voi, mezzo sorriso quando i frutti saranno pronti, l’acquolina in bocca quando li metterete sul piatto per mangiarli.

L’orto di Kirikù

Marzo 12, 2009 at 8:11 pm | In Orto Altro | Leave a Comment

Come al solito arrivo in ritardo. Questa volta con quattro anni di ritardo.
Per recuperare faccio contemporaneamente più cose. Sto guardando Sesso e filosofia (2005) di Mohsen Makhmalbaf, e nello stesso tempo scrivo questo post.

Volevo segnalarvi un cartone animato del 2005 dal titolo Kirikù e gli animali selvaggi, regia di Michel Ocelot e Bénédicte Galup, sceneggiatura, dialoghi e disegni di Michel Ocelot.

Non vi parlerò della trama del film, nè delle caratteristiche dei personaggi perché, nella mia interpretazione, il film è solo un pretesto per parlare (senza parole, ma con immagini) della bellezza della natura, della musicalità dei fiori, dell’allegria dell’acqua, del silenzio della savana, dell’orto. Sì, anche dell’orto.

Avete mai visto le pubblicità delle merendine? Si guarda la merendina, ma si vede l’ambientazione, le case dove si consuma la merendina. Mai un piccolo appartamento, sempre abitazioni lussuose, dal design essenziale, con scorci ed aperture su giardini sconfinati. Case dai 400mila euro in su. Non si compera la merendina per possedere la merendina, ma per possedere quella casa, per il desiderio di raggiungere quello stile e quel tenore di vita.

Allo stesso modo interpreto il film animato di Kirikù come il pretesto per far vedere e desiderare la Natura tout court. La Natura come stile, tenore e ritmo di vita, come desiderio dal quale ri-partire per ri-significare l’esistenza e il nostro rapporto con il mondo.

Ve lo consiglio. Che siate grandi o piccini. Naturalmente.

“Il saggio della montagna spiega le cose così come sono, mentre la strega ha bisogno che noi crediamo alle sue sciocchezze.”
(la mamma di Kirikù, in Kirikù e la strega Karabà, Francia 1998)

Approfondimenti: http://www.kirikou-lefilm.com/kirikouOpen.php

Sotto: un particolare delle scenografie del film animato Kirikù e gli animali selvaggi.

kiriku e gli animali selvaggi

Vecchi attrezzi / Old gear

Febbraio 22, 2009 at 2:49 pm | In Orto Altro | 1 Comment

Ho trovato dei vecchi attrezzi per l’orto in una vecchia cassetta di legno che apparteneva a mio nonno.
Una forca, un badile, una piccozza. Sono un po’ arrugginiti e a tutti manca il manico di legno. C’è anche un bellissimo corno, forse utilizzato per riporre un coltello o chissà cosa.

A guardarli, e confrontandoli con attrezzi più nuovi, questi vecchi ferri mi sembrano stranamente più piccoli, quasi che una volta tutto fosse più piccolo. Forse anche meno appariscente, non so.

Li ho appesi al muro, semplicemente per guardarli. Per ricordare qualcosa che non posso ricordare, ma solo immaginare.

I found the old tools for the garden in an old wooden box that belonged to my grandfather.
A pitchfork, a shovel, an ax. They are little rusty and missing all the wooden handle. There is also a beautiful horn, perhaps used to store a knife or who knows what.

A watch, and compare them with the newest gear, these old irons seem oddly small, almost everything that once was smaller. Perhaps less flashy, I do not know.

I have hung on the wall, just to watch them. To remember something that I can not remember, but just imagine.

attrezzi vecchi

Campagna di Treviso / Treviso’s campaign

Febbraio 16, 2009 at 9:57 pm | In Orto Altro | Leave a Comment

Mi piace, quando posso, pedalare per le strade di campagna. In questo periodo dell’anno sono spesso deserte e vuote di persone e macchine.
Domenica sono stato in provincia di Treviso, e ho fatto un giro in bicicletta alla ricerca di altri orti.
Fortunatamente era una bella giornata, così ho sentito meno il freddo.

A guardare i vasti campi delimitati da stradine mi ha preso un senso di solitudine, ma poi, a guardar bene, ho capito che anche questi spazi spogli avevano qualcosa da dire. Parlavano un loro linguaggio, non facilmente interpretabile.

I like when I can, ride the roads. In this time of year are often deserted and empty of people and machines.
Sunday I was in the province of Treviso, and I did a bicycle tour in search of other gardens.
Fortunately it was a beautiful day, so I felt less cold.

A look at the vast fields bordered by streets took me a sense of loneliness, but also to look good, I realized that even these bare areas had something to say. They spoke their own language, not easily interpretable.

campagna treviso

Giornata di sole / Sunny day

Febbraio 12, 2009 at 8:30 pm | In Orto Altro | Leave a Comment

senza post

vicenza

Alberi spogli / Bare trees

Gennaio 21, 2009 at 8:53 pm | In Orto Altro | 1 Comment

Una delle cose che più mi affascina del paesaggio invernale sono gli alberi a foglia caduca.
Tutti quei rami che si protendono verso il cielo sembrano una chioma spettinata, ma anche tante braccia che cercano di afferrare il sole. Dove te ne sei andato? Quando tornerai a scaldarci ancora?

Con lo sfondo del cielo grigio invernale, tutti quei rami sembrano tanti arabeschi o anche dei graffi su una superficie ghiacciata.

A voi la fantasia.

One of the things that fascinates me most of the winter landscape are the trees with caducous leaves.
All those branches that go to heaven, I felt like a ruffled head, but also many arms trying to grab the sun. Where you you’re gone? When you get a warm yet?

With the background of the gray winter sky, all the branches seem to many arabesques or scratches on an icy surface.

albero

Giochi d’ombra / Games of shadow

Gennaio 20, 2009 at 8:09 pm | In Orto Altro | 4 Comments

Come sono decorate le case in Italia? A parte gli edifici storici e qualche esempio di Art Nouveau, direi che l’architettura del secondo dopoguerra è priva di decorazioni.

Facciate monocrome, palazzi tutti uguali, alveari orribili, scusate, volevo dire razionalistici. Ripetizioni meccaniche – fin troppo regolari – di finestre, balconi, porte.

Perdonate il mio cinismo, ma ho sempre pensato che molti condomini più che essere a misura d’uomo siano a misura di chi li ha costruiti. Stringi di qua, razionalizza di là. Vince chi, in uno spazio assegnato, sa costruire pià unità abitative.

Poi, a partire dagli anni ‘80 qualcosa è cambiato. L’aspetto orribile di certi palazzi è rimasto, ma per palazzi nuovi si è pensato di utilizzare sulle facciate degli specchi che riflettessero ciò che stava loro intorno: alberi, automobili, persone che camminano, nuvole, altri palazzi.
Dentro non dev’essere cambiato molto. Forse – e scusatemi nuovamente per il cinismo – si è riusciti a guadagnare un’unità abitativa in più.

Recentemente, passando davanti ad una libreria, ho visto in esposizione un libro dal titolo – se non ricordo male – Architettura degli alberi. Curioso, un altro dei libri che mi propongo di leggere in un futuro prossimo, o almeno di sfogliare.

Qualche giorno fa – e finalmente entro nel tema di questo post – potando il Ligustrum ho ripensato a qual libro visto di sfuggita in libreria. Perché l’ombra dei rami del Ligustrum decorava la superficie di un lato della mia casa. Ed era una decorazione dinamica, perché si muoveva se le foglie dell’albero venivano mosse dal vento.

Architettura degli alberi.
Non so cosa sia scritto in quel libro, ma spesso mi capita di decidere contenuto e trama del libro partendo solo dal titolo.

L’ombra degli altri è il decoro perfetto della mia casa. Ne riempie l’architettura. Aggiunge un significato ed un valore a quel muro bianco, uniforme, muto.

As the houses are decorated in Italy? Apart from the historical buildings and some examples of Art Nouveau, I would say that the architecture of the Second World War has no decorations.

Facades monochrome palaces all equal, hives horrible, sorry, I meant rationalistic. Mechanical repetition – all too regular basis – windows, balconies, doors.

Forgive my cynicism, but I always thought that many apartment blocks rather than being a human is a measure of those who built them. Hold here, rationalizing and above. Who wins? who built several houses.

Then, since the 80s, something has changed. The appearance of some dreadful buildings remained, but for new buildings will be designed to use on the facades of mirrors that reflect what was around them: trees, cars, people who walk, clouds and other buildings.
Inside should not be changed much. Maybe – and again sorry for the cynicism – has managed to earn a living more.

Recently, passing in front of a library, I saw on display a book – Architecture of the trees, if I remember correctly. Another book that I intend to read in the near future, or at least browse.

A few days ago – and finally I arrive at the theme of this post – while pruning Ligustrum, I rethought what a book of escape seen in the library. The shade of the leaves decorated one side of my house. And it was a decoration dynamic.

Architecture of the trees.
I do not know what is written in that book, but often I have to decide the content and texture of the book, starting only from the title.

The shadow of the tree is the perfect decoration of my house. It fills the architecture. It adds meaning and value to the white wall, uniform, dumb.

ombra ligustrum

L’uccello notturno / The night bird

Gennaio 17, 2009 at 9:55 am | In Orto Altro | 7 Comments

Riprendo in mano un vecchio libro della mia infanzia: Uccelli d’Italia, a cura di Luigi Cagnolaro, con 61 tavole a colori tratte da The Birds of Great Britain e The Birds of Europe di John Gould, Aldo Martello e Giunti Editore, 1975.

Altri tempi. La collana si intitolava I Miracoli della Natura, e in seconda di copertina, la Banca Popolare di Vicenza, in occasione della giornata mondiale del risparmio (31 ottobre), dedicava il libercolo allo scolaro previdente aggiungendo, in corsivo:
Il ragazzo abituato al risparmio possiede le premesse indispensabili per diventare un uomo indipendente.

Davvero altri tempi, oggi si preferisce pagare in 24 comode rate a tasso zero per un oggetto non è indispensabile, ma è un bene di consumo emozionale. Piuttosto che risparmiare è meglio spendere, anche se non si hanno soldi.

Ma non voglio divagare troppo. Ritorno al motivo che mi ha portato a riprendere in mano Uccelli d’Italia. Prima di Natale ha nevicato e, poiché la neve e bella e qui in città non è molto frequente, mi sono messo a guardare i fiocchi cadere dal cielo dalla veranda di casa. Improvvisamente si appoggia sulla fioriera esterna, vicino al vetro della veranda, un uccellino strano e paffuto. Rimane immobile, non si accorge di me. Lo miro e ammiro. È qualche specie di rapace notturno, non molto alto, con un testone grande grande e due occhioni sornioni. Appena il tempo di guardarlo neglio occhi e il bel rapace se ne vola via, infastidito dalla mia persona.

Ieri mi è capitato di rivederlo nuovamente. Sempre in prossimità della veranda, ma questa volta appoggiato sul pilastro del cancello d’entrata. Questa volta il nostro incontro di sguardi dura qualche secondo in più. Ci guardiamo. Lui è molto bello, piumaggio scuro, non ricordo se avesse cornetti sul capo, troppo breve il nostro incontro.

Dunque sfoglio il libricino degli uccelli, ma non mi sembra di riconoscerlo. Potrebbe essere un assiolo? Per la sua mole modesta forse sì, ma poi leggo che l’assiolo “[...] in Italia è estivo e nidificante, un tempo comune, ora in diminuzione cadendo vittima indirettamente degli insetticidi.” (Ivi, pag. 88). Quindi non è un assiolo, anche se la sua caratteristica voce, “[...] una sorta di «chiù»”, credo di averla sentita varie volte in tarda ora, d’estate.

Chissà se lo rivedrò ancora…

I resume reading an old book of my childhood: Birds of Italy, edited by Luigi Cagnolaro, with 61 color plates from The Birds of Great Britain and The Birds of Europe by John Gould, Aldo Martello and Giunti Editore, 1975.
Other times. The series was titled The Miracles of Nature, and in the inside cover, the Banca Popolare di Vicenza, on the occasion of World Day of Savings (October 31), dedicated the small book to the schoolboy provident adding, in italics:
The boy used the savings have the conditions to become an independent man.

Indeed the past, today you pay in 24 installments zero for an object is not indispensable, but it is a consumer emotional. Rather than saving it is better to spend, even if you do not have money.

But I do not want to digress too much. Back to the reason that brought me to read again the small book Birds of Italy. Before Christmas it snowed, and since the snow and beautiful and here in the city is not very frequent, I went to watch the flakes falling from the sky from the porch of the house. Suddenly it relies on external flowerpot near the glass of the porch, a strange bird and chubby. It remains motionless, does not even know me. I look and admire him. It is some kind of prey at night, not very high, with a great big head and two crafty eyes. Just the time to look into the beautiful eyes and rapacious it flies away, annoyed by me.

Yesterday I happened to review it again. Always near the porch, but this time leaning on the pillar of the entrance gate. This time, our eyes meeting lasts a few seconds more. We look. He is very beautiful, dark plumage, I do not remember if he had croissants on the head, too short our meeting.

So browse the book of birds, but does not seem to acknowledge it. It could be an Assiolo? Because of its small mole perhaps yes, but then I read that the Assiolo “[...] it is summer in Italy and breeding, once common, now in decline falling victim indirectly insecticides. “(Ibid, p. 88.). So it is not a Assiolo, although its characteristic voice, “[...] a sort of ‘chiù’ “, I think I have heard several times late in the summer.

When I will see it again?

uccelli italia

1° Gennaio 2009 / First January 2009 – 01:07 am

Gennaio 1, 2009 at 1:39 pm | In Orto Altro | Leave a Comment

senza post
without post

neve

Altri orti / Other gardens

Dicembre 30, 2008 at 9:43 pm | In Orto Altro | 1 Comment

Durante le mie passeggiate mi imbatto in giardini e orti che osservo con attenzione.
Così, a Treviso, ho visto nella campagna l’omonimo radicchio colorare la terra invernale.
Un campo intero.
Il mio piccolo orto non può competere con l’ampiezza di questa coltivazione, ma per il prossimo inverno qualche radicchio di Treviso lo pianto anch’io.
In padella o sulle braci del fuoco è ottimo.

Questo è il mio ultimo pensiero per l’anno 2008.

Non mi resta che augurarvi un felice e prospero 2009.

During my walks I encounter in gardens and orchards that I look at it carefully.
Thus, in Treviso, I saw the same name in the “radicchio” stain the ground in winter.
An entire field.
My small garden can not compete with the breadth of this growing, but for next winter some of “Treviso radicchio” him crying too.
In frying pan or on the embers of the fire is great.

This is my last thought for the year 2008.

I just have to wish you a happy and prosperous 2009.

radicchio di treviso

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