Il gambero rosso della Louisiana
Settembre 9, 2009 at 7:21 pm | In Orto Altro | 3 CommentsDomenica, andando a fare una passeggiata al lago, e incontrando questo bellissimo quanto tremendo esemplare di gambero, mi è venuto subito in mente il post di Equipaje sul libro di Marco Di Domenico dal titolo Clandestini.
Questo gambero l’ho trovato morto, l’ho pescato con due canne di bambù e ci ho fatto la foto. Qui a Vicenza di cose americane ne abbiamo molte: la caserma Ederle, i bunker sotto le colline dei colli berici in località Longare – che molti dicono ci siano le armi atomiche e altri dicono solo munizioni di poco conto e al massimo migliaia di lattine di coca cola, chè è stata la coca cola a colonizzare il mondo, mica le armi! – , la nuova base americana Dal Molin di prossima costruzione… non ci poteva mancare il gambero rosso della Louisiana.
Questo bellissimo gambero dai toni rossastri l’hanno soprannominato il gambero killer, perché mangia tutto – soprattutto le castagne d’acqua, piante d’acqua originare dell’Asia, che però leggo dal sito online del Giornale di Vicenza del 25/06/2008 “specie fioristica peculiare del lago di Fimon – unico sito di crescita accertato all’interno del territorio vicentino – la Trapa Natans L. è ridotta oggi a poche decine di esemplari” – tant’è che per proteggerle hanno costruito delle recinzioni. Comunque andiamo avanti. Il gambero della Louisiana non ha nemici naturali, non teme inquinamento pesticidi freddo caldo siccità. Lo hanno anche definito una bomba ecologica. I leghisti sicuramente non lo vorranno perché extracomunitario – e le castagne d’acqua?
Insomma, questo killer, questa bomba ecologica è forse più pericolosa e temibile delle bombe munizioni aerei e quant’altro contenute nelle caserme degli americani. Va fermato! L’Assessore Provinciale ai Beni Ambientali e alle Risorse, la Polizia Provinciale e quant’altri siano necessari dovranno trovare le soluzioni per vincere questa guerra. Chissà se sanno che
più sono elaborate le soluzioni
più complicati diventano i problemi
?
(doppia citazione a Equipaje che cita Fukuoka)
Comunque a parte queste mie futili considerazioni, riguardando il gambero penso a quanto sia comunque bello anche se killer, e mi viene sempre più voglia di leggermi il libro di Di Domenico. Sicuramente sarà citato anche il gambero della Louisiana.

La civetta siberiana
Agosto 24, 2009 at 8:45 pm | In Orto Altro | 2 CommentsTags: civetta
Nel mio gironzolare a ufo, nelle domeniche appassite, mi imbatto in tante cose che non sto a dirvi, ma di questa vorrei raccontarvi, almeno un po’, perché è stato un inusuale incontro, e poi per cambiare un po’ dopo tanti pomodori, zucchine, zucche, ravanelli, coccinelle e compagnia bella.
Una civetta siberiana di due mesi e mezzo, nata in cattività in provincia di Vicenza, che balzellon balzelloni cercava di volare, senza riuscirvi, ed emetteva un verso acuto, quasi un fischio stridulo e costante, spostandosi di qua e di là senza nessuna meta apparente.
Poi è arrivato il suo proprietario, con alcuni pezzi di carne cruda, per sfamarla, almeno finchè non impara a volare ha detto, e mi ha spiegato un po’ di cose sulle abitudine del rapace notturno e sulla sua storia: da mamma e papà civetta allevati e istruiti in cattività è nato questo frugoletto. Due mesi e mezzo è già i suoi artigli incutono un po’ di terrore. Mi passava tra le gambe senza timore, io un po’ sì, perché il suo becco non è di gallina, ma di rapace, e fortunatamente i miei polpacci non hanno attirato il suo appetito. Se ne sta comunque bene, qui nel nord-est, la civetta extracomunitaria. Ha bisogno solo di ombra, ché la notte entra in azione – e la notte è fresca… e lunga, dicono.
Cosa dire di questa civetta? Bellissima, ma i suoi occhi sono stupendi… gialli gialli gialli. E dunque mi sono avvicinato lentamente e gli ho fatto una foto.

Vado un po’ al mare…
Luglio 25, 2009 at 1:21 pm | In Orto Altro | 4 CommentsUna foto inconsueta per questo blog, la si passi. Vado un po’ al mare.
E chissà – al mio ritorno – cosa mi ritroverò nell’orto…
@ Silvana. Abbi pazienza, risponderò alle tue domande sulla talea al mio ritorno (magari con qualche disegno esplicativo).
@ Ombretta. Abbi cura delle tue mantidi.
Buon orto a tutti.

Grazie Ernestina!
Luglio 22, 2009 at 7:10 pm | In Orto Altro | 1 CommentProprio oggi mi sono arrivate le tue rane, che ho posizionato sopra la mia scrivania.
Sono bellissime!
Grazie ancora.
È in questi frangenti che acquisto maggior consapevolezza che dietro al web, dietro ai milioni di pixel che affollano il mio monitor, ci sono delle persone reali… che colorano a mano dei sassi trovati nei fiumi!
Bravissima.
Info: www.pietrevive.it

Invito all’ascolto
Maggio 6, 2009 at 7:19 pm | In Orto Altro | Leave a CommentMi capita, a volte, di svegliarmi prima del sorgere del sole. Solitamente quando vado a letto presto, alcune volte senza una spiegazione razionale.
Così mi alzo dal letto, bevo un sorso d’acqua, apro un libro a caso, mi collego alla Rete, guardo dalla finestra quanto fuori è ancora buio. All’avvicinarsi della stagione calda posso permettermi di aprire la finestra e di scendere in orto e mettermi all’ascolto. Di cosa? Dei suoni, dei rumori, dei versi dimenticati o, per meglio dire, sovrastati e zittiti dai rumori e dai gingles della città.
Vi siete mai alzati così presto? Quanti canti si odono dalle cinque del mattino in poi? Almeno fino alle sei e mezza, sette? Poi subentrano i suoni/rumori della città.
Versi di rapaci notturni verso le cinque. Sparsi nel buio. Rompono la notte e i suoi silenzi.
Se mi trovo in campagna sento anche qualche gallo che canta prima del previsto. Poi un altro verso di un rapace (quale, non lo so). Poi ancora silenzio. Attendo un altro verso. Non arriva. Silenzio. Ecco ancora lo strano verso.
Poi pian piano quel verso non lo sento più, ma cominciano le sinfonie degli uccellini, in un crescendo che raggiunge il fortissimo verso le sei del mattino. Un cinguettio continuo, intenso. Mi chiedo dove si nascondano tutti i volatili. Ne vedo qualcuno, ma gli altri?
Cip-cip cip-cip cip-cip-cip.
Saranno un centinaio, penso tra me mentre li ascolto.
Se dovessi fare un film-documentario lo farei a quest’ora. Sulla tradizione di Berlino, sinfonia di una grande città di Walter Ruttmann (1927). Il titolo potrebbe essere Il tempo prima della città, oppure I suoni invisibili.
[...]
Finito il concerto (o la jam session?) me ne ritorno a letto. Mentre la città si sveglia… mi addormento.
Piano casa / Home plan
Marzo 18, 2009 at 8:28 pm | In Orto Altro | 2 CommentsNon piace ai volatili. Nessuno ci ha messo il becco. Nemmeno l’usignolo che svolazza allegro nell’orto di mattina presto l’ha degnata di uno sguardo. Si limita a fermarsi sull’annaffiatoio per qualche attimo, e poi vola via.
Questa casa per gli uccellini è rimasta disabitata. Non ha un aspetto tanto invitante, devo ammetterlo. Almeno per i gusti di noi esseri umani. Legno consumato, scheggiato e in una parte mancante. Assenza dell’assicciola perché l’uccellino appoggi le zampette, appena sotto l’entrata. Che sia questo il motivo che non la rende accogliente?
Così la casetta per gli uccellini rimane vuota, ancorata al ligustrum. E gli uccellini volano sull’orto, sopra le case, sopra al ligustrum, ma mai sopra la casetta. Chissà che risate a vederla disabitata. Io la lascio ancora sopra al ligustrum. Qualche insetto andrà a visitarla. Forse…
For the birds do not like. No one has put the beak. Not even the nightingale to fly in the garden cheerful early in the morning was worth a glance. It merely on watering can, stop for a moment, then flies away.
This house for the birds has remained uninhabited. Does not look so inviting, I must admit. At least for the tastes of us human beings. Wood consumed, and chipped in a part missing. That is the reason that does not make it cozy?
So the house for the birds remains empty, anchored to the Ligustrum. And the birds fly in the garden, above the houses, above the Ligustrum. I leave still above the Ligustrum. Some insects will visit…

L’orto fa bene? [certo che sì]
Marzo 15, 2009 at 3:02 pm | In Orto Altro | 4 CommentsOggi, domenica 15 marzo 2009, leggo sul sito di Repubblica un articolo dal titolo: Coltivare un orto allunga la vita (e si risparmia). È una ricerca durata 35 anni effettuata dall’Università di Uppsala in Svezia a svelare che coltivare un orto allunga la vita. Sarà vero? Boh, non mi interessa saperlo. Sono quelle notizie che periodicamente compaiono su giornali e telegiornali, notizie molto importanti, dal mi punto di vista, perché aiutano a nascondere le notizie davvero importanti.
Il telegiornale che in assoluto ci offre il maggior numero di queste notizie “importanti” (tipo i gattini rimasti senza mamma, ma che vengono accuditi da una vecchia signora che diventa la loro mamma e i gattini sono felici e sorridono alle telecamere, e via dicendo) è Studio Aperto. Ma perché non premiare un telegiornale come questo?
“[...] se si impiegano minuti tanto preziosi per dire cose tanto futili, ciò dipende dal fatto che queste cose tanto futili sono in realtà tanto importanti, nella misura in cui nascondono cose preziose.” (Bordieu, Pierre, Sulla televisione, Feltrinelli, Milano 1997, pag. 18)
[...]
E poi il titolo dell’articolo che finisce con, tra parentesi, “e si risparmia”. Semmai ci si guadagna. Ma in periodo di crisi economica è meglio utilizzare la parola “risparmia”. Fa più paura. Aiuta meglio a drammatizzare.
La crisi c’è, ci sarà, non lo metto in dubbio, ma ieri sono andato ad un centro commerciale a S. Biagio di Callalta in provincia di Treviso e c’era tanta tanta tanta gente. Addirittura hanno ingaggiato del personale con le palette rosse per controllare il traffico nei parcheggi.
E poi sono entrato nel negozio dell’hobbystica fai da te che ha anche giardinaggio a cercare torba di sfagno – che non ho trovato – e ho visto di sfuggita il nastro da pacchi (quello marrone) in offerta a due euro. Cavolo! E io che lo avevo pagato dal ferramenta vicino a casa un euro e ottanta centesimi!
[stop davide, adesso basta, stai uscendo dai confini del tuo blog!]
Per chi è interessato all’articolo che è stato spunto per questo post può andarlo a leggere facendo clic qui.
Per chi, invece, è interessato ad avere un piccolo orticello, anche sul balcone, con qualche erba aromatica, per cominciare, può armarsi di terra, vasi, acqua, semi o pianticelle già cresciute.
Non risparmierete, ma guadagnerete tempo per voi, mezzo sorriso quando i frutti saranno pronti, l’acquolina in bocca quando li metterete sul piatto per mangiarli.
L’orto di Kirikù
Marzo 12, 2009 at 8:11 pm | In Orto Altro | Leave a CommentCome al solito arrivo in ritardo. Questa volta con quattro anni di ritardo.
Per recuperare faccio contemporaneamente più cose. Sto guardando Sesso e filosofia (2005) di Mohsen Makhmalbaf, e nello stesso tempo scrivo questo post.
Volevo segnalarvi un cartone animato del 2005 dal titolo Kirikù e gli animali selvaggi, regia di Michel Ocelot e Bénédicte Galup, sceneggiatura, dialoghi e disegni di Michel Ocelot.
Non vi parlerò della trama del film, nè delle caratteristiche dei personaggi perché, nella mia interpretazione, il film è solo un pretesto per parlare (senza parole, ma con immagini) della bellezza della natura, della musicalità dei fiori, dell’allegria dell’acqua, del silenzio della savana, dell’orto. Sì, anche dell’orto.
Avete mai visto le pubblicità delle merendine? Si guarda la merendina, ma si vede l’ambientazione, le case dove si consuma la merendina. Mai un piccolo appartamento, sempre abitazioni lussuose, dal design essenziale, con scorci ed aperture su giardini sconfinati. Case dai 400mila euro in su. Non si compera la merendina per possedere la merendina, ma per possedere quella casa, per il desiderio di raggiungere quello stile e quel tenore di vita.
Allo stesso modo interpreto il film animato di Kirikù come il pretesto per far vedere e desiderare la Natura tout court. La Natura come stile, tenore e ritmo di vita, come desiderio dal quale ri-partire per ri-significare l’esistenza e il nostro rapporto con il mondo.
Ve lo consiglio. Che siate grandi o piccini. Naturalmente.
“Il saggio della montagna spiega le cose così come sono, mentre la strega ha bisogno che noi crediamo alle sue sciocchezze.”
(la mamma di Kirikù, in Kirikù e la strega Karabà, Francia 1998)
Approfondimenti: http://www.kirikou-lefilm.com/kirikouOpen.php
Sotto: un particolare delle scenografie del film animato Kirikù e gli animali selvaggi.

Vecchi attrezzi / Old gear
Febbraio 22, 2009 at 2:49 pm | In Orto Altro | 1 CommentHo trovato dei vecchi attrezzi per l’orto in una vecchia cassetta di legno che apparteneva a mio nonno.
Una forca, un badile, una piccozza. Sono un po’ arrugginiti e a tutti manca il manico di legno. C’è anche un bellissimo corno, forse utilizzato per riporre un coltello o chissà cosa.
A guardarli, e confrontandoli con attrezzi più nuovi, questi vecchi ferri mi sembrano stranamente più piccoli, quasi che una volta tutto fosse più piccolo. Forse anche meno appariscente, non so.
Li ho appesi al muro, semplicemente per guardarli. Per ricordare qualcosa che non posso ricordare, ma solo immaginare.
I found the old tools for the garden in an old wooden box that belonged to my grandfather.
A pitchfork, a shovel, an ax. They are little rusty and missing all the wooden handle. There is also a beautiful horn, perhaps used to store a knife or who knows what.
A watch, and compare them with the newest gear, these old irons seem oddly small, almost everything that once was smaller. Perhaps less flashy, I do not know.
I have hung on the wall, just to watch them. To remember something that I can not remember, but just imagine.

Campagna di Treviso / Treviso’s campaign
Febbraio 16, 2009 at 9:57 pm | In Orto Altro | Leave a CommentMi piace, quando posso, pedalare per le strade di campagna. In questo periodo dell’anno sono spesso deserte e vuote di persone e macchine.
Domenica sono stato in provincia di Treviso, e ho fatto un giro in bicicletta alla ricerca di altri orti.
Fortunatamente era una bella giornata, così ho sentito meno il freddo.
A guardare i vasti campi delimitati da stradine mi ha preso un senso di solitudine, ma poi, a guardar bene, ho capito che anche questi spazi spogli avevano qualcosa da dire. Parlavano un loro linguaggio, non facilmente interpretabile.
I like when I can, ride the roads. In this time of year are often deserted and empty of people and machines.
Sunday I was in the province of Treviso, and I did a bicycle tour in search of other gardens.
Fortunately it was a beautiful day, so I felt less cold.
A look at the vast fields bordered by streets took me a sense of loneliness, but also to look good, I realized that even these bare areas had something to say. They spoke their own language, not easily interpretable.

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