Colori d’autunno (4): rosso
Novembre 15, 2009 at 9:28 am | In Oltre l'orto | Leave a CommentTags: autunno, colori
Autunno inoltrato. Cambiano i colori. Ricordate queste foglie? Sono di alcuni post precedenti, e a quel tempo erano gialle.
Adesso sono diventate rosse. Un rosso così bello che una foto vale poco a dimostrarlo.
Occorre essere lì sul posto. Osservando le foglie in diverse ore della giornata ci si accorge di come questo rosso sia determinato dalla posizione del sole. Occorre passeggiare sotto agli alberi per essere avvolti dalla luce autunnale – ed è un incanto, una “magia naturale”. Il mio è un invito a fare una bella passeggiata… per osservare i colori autunnali e tutte le minime sfumature di una stessa tonalità.

Rosa di Jericho (particolare)
Novembre 11, 2009 at 9:42 pm | In Oltre l'orto | Leave a CommentTags: rosa di Gerico
Dettaglio della parte centrale della rosa di Jericho. Si possono vedere alcune foglie che stanno per aprirsi. Una volta aperte assumono un colore verde smeraldo, mentre quando appassiscono e si chiudono assumono tonalità rosso-brune e grigio-verdi.

La rosa di Jericho (Selaginella lepidophylla)
Novembre 10, 2009 at 8:12 pm | In Oltre l'orto | 2 CommentsTags: rosa di Gerico, Selaginella lepidophyla
Simile al muschio, questa sempreverde cresce dove meno te lo aspetti, in posti aridi e con poca terra. Appartiene ad una serie di piante di origine desertica, e mi è stata regalata da un mio amico in occasione del suo matrimonio – regalo molto originale.
Questa rosa è stata chiusa nella scatola da aprile, quando il mio amico si è sposato, fino ad oggi. Sette mesi senza luce e acqua. Ma può resistere senza acqua e senza terra per anni.
Immaginate questa rosa in una ambiente desertico. Rocce, sabbia, sassi… e finalmente una goccia di verde. Forse, più di tutte le nostre rose occidentali, questa rosa di Jericho è un vero emblema di prosperità e fecondità, se non altro perché cresce su un terreno arido, dove la vita sempre apparentemente impossibile.

Nella foto sopra potete vedere la pianta appena uscita dalla confezione, con le foglie richiuse a riccio su se stessa, e con le foglie che cominciano ad aprirsi (foto sotto) e a colorarsi di verde – dopo aver messo mezzo centrimetro d’acqua nel vaso. Le foglie hanno la parvenza di velluto, e come centro tavola diventa quasi parte della tovaglia.

L’acqua va data per due-tre giorni di seguito. Poi si lascerà che l’acqua si asciughi, e la rosa di Jericho tornerà a seccarsi e a richiudere nuovamente le foglie. Quando vorremo farla sbocciare, basterà fornirla d’acqua. È una pianta ottima per chi non ha la più tenue tonalità di verde nel suo pollice: quando si va in vacanza, in estate, non sussistono preoccupazioni . Che si secchi pure, al ritorno basterà un po’ d’acqua per farla sbocciare nuovamente.
Infine consentitemi due brevi collegamenti a dei siti internet legati a questa pianta.
Il primo è quello dell’Associazione Amici dei Bambini, che ha preso la Rosa di Jericho come suo simbolo: essa rappresenta “la vita che non muore mai e l’amore che può farla rifiorire”.
http://www.aibi.it
Il secondo distribuisce questa rosa come prodotto solidale e contribuisce al sostegno dell’Associazione citata sopra.
http://ecotoys.it
Buona giornata
Ghiande
Novembre 5, 2009 at 8:18 pm | In Oltre l'orto | 5 CommentsTags: ghiande, quercia, simbologie
Nelle mie passeggiate domenicali, quando trovo qualcosa di apparentemente insignificante, che mi piaccia anche esteticamente, lo raccolgo. E così domenica scorsa, passeggiando nel bosco urbano di Maddalene (Vicenza), ho raccolto un po’ di ghiande.
Con il loro intenso colore marrone, la forte consistenza, quasi fossero levigate da qualche misteriosa e boschiva creatura, il loro originale copricapo, simpatico ma allo stesso tempo solenne, non potevano non catturare il mio interesse. Dentro a queste piccole ghiande il seme ha in serbo la nascita di uno degli alberi più maestosi e forti, interprete di favole, leggende, miti.
Simbolo della divinità, di forza morale e spirituale. Da sempre. Albero cosmogonico e antropogonico. Simbolo pagano in seguito cristianizzato. Il primo tempio di Zeus sorgeva sotto la quercia di Dodona, nell’Epiro. Sui rami della grande quercia è appeso il Vello d’Oro, custodito e sorvegliato da un drago.
La Prosperità viene raffigurata con una cornucopia piena di monete in una mano, e nell’altra un ramo di quercia, simbolo di sanità e lunga vita.
Nell’Antico Testamento la quercia è il luogo dove seppellire i simboli pagani (Giacobbe li sotterrò sotto la quercia presso Sichem, Pentateuco; 35,4), ma anche le persone care (quando morì Debora, la nutrice di Rebecca, fu sepolta sotto una quercia che venne chiamata Quercia del Pianto). Per la sua maestosità è luogo dove si incoronano i re (re Abimelech presso la quercia della Stele che si trova a Sichem).
Il vescovo Bonifacio, nel secolo VIII, fece sradicare la quercia del dio Thunar, per convincere i popoli germanici dell’impotenza delle loro divinità pagane. Così, nell’iconografia cristiana, San Bonifacio battezza i pagani e appoggia un piede sopra ad una quercia (o ad una ghianda) a significare la loro conversione.
Anche il mondo cristiano, alla fine, adotta la quercia. Un esempio illustre è, a Viterbo, il santuario della Madonna della Quercia, consacrato ufficialmente nel 1577, ma la cui storia risale al 1417, quando l’artigiano viterbese Battista Iuzzante commisiona al pittore mastro Martello una Madonna con Bambino, che pone su una quercia per proteggere un terreno agricolo da intemperie e furti. L’immagine della Madonna non solo protegge il terreno, ma intorno a lei vengono testimoniati numerosi miracoli. L’eremita Pier Domenico Alberti tenta di portare il dipinto in un’abitazione, ma questo ritorna, magicamente, sulla quercia. La stessa cosa accade ad una donna viterbese. Un cavaliere, inseguito dai brigati, passando davanti alla quercia viene reso invisibile e sfugge agli inseguitori. Anche contro la peste del 1467 l’immagine della Madonna col Bambino della quercia viterbese protegge e cura. Come ci racconta Niccolò della Tuccia, uno dei priori di Viterbo, attorno a quell’immagine e a quella quercia ha inizio un’attività di pellegrinaggio e una raccolta fondi per costruire l’attuale santuario che venne insignito del titolo di Basilica minore da papa Pio IX nel 1867.
Dal paganesimo al post-contemporaneo la quercia è diventata anche simbolo di battaglie ecologiche. L’artista comportamentale Joseph Beuys, nella sua missione contro l’universo meccanico-industriale, pianta la prima di settemila querce a Kassel, in occasione della mostra Documenta VII del 1982. Beuys scrisse in proposito:
“[...] La piantagione di 7.000 querce rappresenta solo un inizio simbolico […]. In un’azione come questa ci si riferisce alla trasformazione della vita di tutta la società e dell’intero spazio ecologico.
[…] Ovunque sul globo terrestre, dove vi è terra si ha bisogno degli alberi, ma non solamente alberi, bensì particolarmente la forza e la forma di un’idea. In esso l’operazione di piantagione è solamente un provvedimento, anche se urgentemente necessario. [...]”
Osservo le ghiande che mi sono portato a casa. Chi avrebbe mai immaginato che lì dentro si
custodiscono così tanti significati?

Amanti / Lovers
Giugno 5, 2009 at 7:37 pm | In Bugs, Oltre l'orto | 1 CommentSto andando fuori tema?

Oh, libellula
Giugno 5, 2009 at 7:20 pm | In Bugs, Oltre l'orto | Leave a CommentTags: libellula
Oh libellula, quanto sei bella
quando ti dondoli su di un fiore.
La tua coda è la mia penna
con la quale cerco di scrivere un inno all’amore.
Nelle giornate di sole
in uno stagno di campagna
scrivi nell’aria melodie di gioia,
che i miei versi al tuo confronto
son poca cosa…

Et in Arcadia Ego
Giugno 4, 2009 at 8:29 pm | In Oltre l'orto | Leave a CommentE nell’Arcadia io (sono).
Questa frase compare nell’omonimo dipinto di Guercino datato intorno al 1618-1622, in un periodo storico nel quale il distretto greco dell’Arcadia era considerato il luogo della pace, il “Locus Amoenus”.
Dov’è la mia Arcadia del Terzo Millennio?
È in un luogo esotico a migliaia di chilometri di distanza, o è a pochi chilometri dal mio orto, raggiungibile a piedi o con la bicicletta? O è forse l’orto stesso?
Dove trovo il mio spazio verde oltre le cortine di cemento che fanno diventare la campagna città, le città metropoli e le metropoli megalopoli?
“loca solius voluptatis plena… unde nullus fructus exsolvitur” (Marco Onorato Servio, commento all’Eneide – VI,638)
L’orto è un piccolo luogo ameno, come ci suggerisce il Petrarca:
“orto pieno di fiori” (Epistole metriche, III, 3); “questo mio orticello”, “mio orto” (Epistole metriche, III, 1)
Eppure dal mio orto, a meno che non mi metta disteso, come quando faccio le macro, vedo i muri delle case, i pali di cemento della corrente, i fili del telefono, il ferro delle ringhiere. Avverto la necessità, di tanto in tanto, di cercare la mia pace
“in luoghi verdeggianti e in riva a un gorgogliante ruscello” (ancora Petrarca),
dove perdermi nei suoni delle foglie mosse dal vento, nel silenzio pieno di piccole note degli insetti, degli animali, della natura.
Il fluire dell’acqua di un fiume, il colore del cielo alla sera, l’albero solitario nella campagna, la forma di un sasso. Così le mie passeggiate diventano un incontro importante con forme, colori, suoni, odori.
Beyond the garden
Remaining in contact with plants, soil, insects, the need arises, the propensity, the elective affinity, to go beyond their own garden, to cast our eyes to all those who surround me micro but I had no desire / time / interest to watch.
The flowing water of a river, the color of the sky in the evening, the lone tree in the countryside, the shape of a stone.
So my walks become an important meeting with shapes, colors, sounds, smells.
Lago di Fimon, Vicenza.

Blog su WordPress.com. | Theme: Pool by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.


